Giuseppe Fedeli

di Giuseppe Fedeli *

Senza dèi, nessuna salvezza

“Ὁ μὴ γιγνώσκων τὸ ἑαυτοῦ πέρας, τὴν μοῖραν φοβείσθω ” (Chi non conosce il suo limite, tema il destino) – Aristotele
“Egregi signori del pensiero debole, della società aperta, del relativismo etico, dell’ateismo pratico, sappiate una cosa: nonostante il vostro diniego torneranno gli dèi forti. Ne abbiamo bisogno, non possiamo più farne a meno e prima o poi, a dritta o a manca, si rivedranno “gli dèi forti”. Chi sono queste entità potenti e altolocate? Sono gli dei che abbiamo abbandonato quando pensammo di relativizzare la verità e indebolire l’essere per vivere in una società aperta e non autoritaria, senza pretese di verità assolute e di certezze perentorie. Sono i custodi del noi, gli agenti del sacro di cui ogni società ha bisogno per vivere e per collegarsi” (Russel R. Reno).
Non si può vivere senza dèi, senza riferimenti trascendenti. Lo spazio sacro è essenziale alla comunità, per tracciare il limite del lecito, a che questo (fas) non trasmodi nel suo contrario (nefas).
Oggi, il relativismo etico, l’idolatria narcisistica, un concetto di libertà assolutizzata, come tale viziato in radice, hanno portato a una confusione delle lingue, di biblica memoria, e ad un sincretismo (inteso come unione o fusione di dottrine ideologiche, filosofiche o religiose eterogenee e fra loro inconciliabili) non solo di idee, ma anche politico, che impregna il tessuto sociale e, prima ancora, antropologico.
Senza un punto di ancoraggio forte, immutabile ai capricci ed alle brame smodate degli uomini, senza una fondazione dell’Essere, la deriva è inevitabile. Se, infatti, ognuno vuole dire la sua, e le convinzioni nascono senza radici, dall’umore del momento, sulla scia di modi e mode lanciate dai propellenti del XXX Millennio (i social), come è possibile costruire (o, meglio, consolidare) un terreno comune, il cui orizzonte rispecchi quello delle “stelle fisse”, ossia la linea ultima di verità che ci superano, orientando il nostro cammino? Occorre naturalmente essere cauti nell’investire sugli dèi ( ovvero sull’Assoluto) le nostre proiezioni e rappresentazioni: in altri termini, non si può piegare il sacro a proprio uso e consumo.
Così facendo, infatti, si secolarizzerebbe un concetto Altro, che non partecipa delle categorie umane.
Principi morali e punti di riferimento spirituali o consegnatici dalla tradizione, capaci di dare, in una comunità di destino, senso e orientamento alla vita collettiva e individuale: sono gli dèi forti, che tornano ad imporsi quando -nota con la consueta chiarezza e perspicacia Marcello Veneziani- la libertà sconfina nel caos e nel nulla.
* giudice
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