Oggi presso la Corte di Appello di Ancona si è celebrata l’ultima di di cinque udienze per un procedimento penale che ha ad oggetto un mandato di arresto europeo, emesso dall’autorità giudiziaria delle Grecia, nei confronti di una cittadina albanese, difesa di fiducia dall’avvocato Massimo Monaldi del Foro di Fermo. La cittadina albanese è destinataria di una sentenza di condanna emessa dalla Corte di Appello di Salonicco in Grecia con la quale è stata condannata alla pena di anni 13 e mesi 3 per il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. La cittadina albanese era stata arrestata ai primi di luglio e reclusa nel carcere di Pesaro, il giorno successivo si celebrò l’udienza di convalida dell’arresto e la Corte di Appello di Ancona confermò il provvedimento delle reclusione in carcere.
La difesa ha impugnato questo provvedimento chiedendo la misura alternativa della detenzione domiciliare e la Corte ha accolto la richiesta. «La Corte di Appello di Ancona – spiega lo stesso avvocato Monaldi – ha negato l’estradizione richiesta dalla Grecia, perché le condizioni delle carceri greche esporrebbero la condannata ad un rischio di trattamenti inumani e degradanti e la esporrebbero a un rischio di violazione dei diritti umani fondamentali, accogliendo le osservazioni della difesa».
La Corte di Appello di Ancona, in forza di quanto rappresentato dall’avv. Monaldi, ha chiesto alle autorità giudiziaria della Grecia informazioni in merito alla conformità del trattamento penitenziario individualizzato cui la persona richiesta in consegna sarebbe stata sottoposta nello Stato emittente. «Le autorità greche hanno risposto – aggiunge il legale – con una nota che secondo la Corte di Appello di Ancona rendeva informazioni assai limitate, rispetto alla richiesta circostanziata di informazioni, e non forniscono alcun chiarimento agli impegni che scandiscono la vita quotidiana, attivazione di corsi nella struttura detentiva volti al assicurare la rieducazione della condannata, inoltre, non è stata fornita nessuna informazione sulle modalità con cui la condannata avrebbe potuto mantenere i rapporti con la figlia ed il marito. La Corte di Appello di Ancona ha, seppur implicitamente, affermato che la cooperazione giudiziaria europea non può prevalere sui diritti fondamentali della persona. Con l’odierna sentenza la Corte di Appello ha negato la consegna della cittadina albanese all’autorità giudiziaria greca, ha revocato la misura degli arresti domiciliari disponendone l’immediata liberazione ed ha ulteriormente disposto che la pena detentiva a cui è stata condannata dalla Corte di Appello di Salonicco venga espiata in Italia, in conformità alla legge italiana».















