Valerio Vesprini

Il Pums, piano urbano della mobilità sostenibile, è pronto. Passerà al vaglio degli enti chiamati ad esprimersi sulla Vas e poi all’esame del Consiglio comunale. Ultimo step prima di entrare in una fase operativa di medio e lungo termine. Sarà quello della civica assise, probabilmente, l’ultimo passaggio prima di entrare nel vivo della campagna elettorale.

Sindaco Valerio Vesprini, il Pums era una delle priorità contenute nel programma amministrativo. 

«Sì, era uno dei due macro-obiettivi contenuti nel programma. L’altro era il Prg. Questioni rimaste insolute per tanto tempo, pur avendo a che fare con la visione futura della città. Fu il sindaco Rossi a dare vita per primo negli anni ’90 ad un piano del traffico contestualmente al vigente piano regolatore».

La predisposizione del Pums ha richiesto molto tempo?

«In effetti sì, sia sul piano del tempo che degli investimenti. Siamo stati bravi come Amministrazione e reperire fondi regionali che, per la quasi totalità, hanno coperto i costi della sua realizzazione. Un lavoro dunque lungo e complesso»

Ma anche partecipativo

«Oltre alle linee guida dettate dall’Amministrazione ai tecnici incaricati, abbiamo raccolto le esigenze espresse dalla varie categorie produttive, dai residenti, grazie agli incontri promossi nei quartieri, passando per forze dell’ordine e società di trasporto pubblico. Questo per avere un quadro quanto più esaustivo delle criticità e delle necessità di chi la città la vive»

Leggendo la relazione che accompagna il Pums emerge che alcune scelte sono state studiate non solo per Porto San Giorgio

«Per la prima volta un piano è stato integrato con quello già approvato da Fermo. Non a caso lo studio tecnico che li ha elaborati è lo stesso. Quindi non avremo, come è successo in passato, delle “fratture” e strumenti urbanistici che parlano lingue differenti. Una visione di lungo periodo che guarda, dopo la Vas e l’approvazione del Consiglio, al futuro suggerendo a chi amministrerà Porto San Giorgio dove e come investire risorse per migliorare la viabilità».

Per il borgo marinaro si punta all’istituzione di una Ztl nel periodo estivo. Come si è arrivati a questa proposta?

«Partendo da una difficoltà oggettiva: la mancanza di parcheggi in centro nel periodo estivo ed in concomitanza con particolari eventi concentrati in poco più di un mese. La gente è abituata, come sappiamo, a parcheggiare a due passi dal luogo dove vuole recarsi. I residenti, dal canto loro, hanno chiesto parcheggi riservati come succede in tante altre città, anche a pagamento. Nel mezzo la necessità di pedonalizzare gli spazi. Altri Comuni lo hanno fatto anni fa. Da San Benedetto del Tronto a Porto Sant’Elpidio dove sono state chiuse strade al traffico e realizzati poli commerciali e sociali. Questo porta con sé il miglioramento del decoro urbano e se ne avvantaggiano anche i pubblici esercizi ed i negozi di vendita al dettaglio»

Quest’ultimi, in particolare, sono quelli che stanno soffrendo di più gli effetti della crisi

«Porto San Giorgio ha due vie commerciali che potremmo definire antiquate: viale Don Minzoni e viale Buozzi. Il primo, forse il più bello, sconta il fatto di avere la passeggiata al centro, un piccolo marciapiede e tra i due il transito delle auto. Così è anche difficile pensare di cambiare la tipologia del commercio, dove andrebbero ad esempio i tavolini di un bar? Viale Buozzi, idem, ha i marciapiedi attaccati alle vetrine e questo non consente la passeggiata tradizionale. L’idea di un centro commerciale all’aperto è questa sostanzialmente»

Ovvero?

«Garantire la pedonalizzazione degli spazi, rendere la città attrattiva attraverso strade che favoriscono la socializzazione, ma prima di tutto risolvere la questione dei parcheggi. Facilitare non tanto i sangiorgesi ma chi viene da fuori a trovare un posto. Le aree principali individuate sono tre: piazza Gaslini, parcheggio di fronte al Comune e quello che potremmo ricavare nel campo di via Marsala. Quando parliamo di visione futura, parliamo di favorire i residenti ma anche gli avventori»

Il Pums punta molto anche sulle ciclabili?

«Certo, la visione di lungo periodo interessa anche le piste ciclabili e dobbiamo lavorare su un cambio di mentalità dei cittadini. Perché ciò avvenga, le piste devono essere a servizio dei cittadini, collegare in primis zone strategiche che si tratti di scuole, uffici, luoghi di culto, strutture sportive, centro di aggregazione. Ebbene anche i più piccoli devono essere messi in condizione di raggiungere in sicurezza determinati posti. Su viale Petrarca, ad esempio, è stata fatta una scelta legittima per carità, ma si poteva e doveva prevedere lì una ciclabile che collegandosi con quella a nord avrebbe consentito di arrivare fino al centro e proseguendo verso sud fino al campo sportivo. Invece ad oggi si interrompe al centro Don Bosco. Sono scelte che non dobbiamo ripetere se vogliamo una città funzionale alle due ruote»

 

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