Questa mattina presso il Liceo delle Scienze Umane di Fermo si è tenuto un toccante incontro di commemorazione e riflessione in cui studenti e studentesse hanno incontrato Giuliana Vannini, figlia di Grete Schattner. Grete, dopo essere stata prelevata con la forza dalla sua casa l’8 ottobre 1943 per poi essere internata per sette mesi prima nel campo di prigionia di Servigliano, poi a Fossoli, ed infine deportata ad Auschwitz-Birkenau il 16 maggio 1944 e da lì non ha più fatto ritorno.
Una giornata che da quattro anni si svolge l’8 ottobre, nella ricorrenza del tragico fatto avvenuto proprio l’8 ottobre del 1943 in via Perpenti 16 quando, da quella via, una giovane donna ebrea, Grete Schattner, venne strappata alla figlia Giuliana di soli 4 anni, mentre dormivano nel letto, da due uomini vestiti in abito scuro. Grete è stata internata a Servigliano, a Fossoli e poi deportata ad Auschwitz-Birkenau.
All’incontro hanno partecipato anche la figlia di Giuliana, Giordano Viozzi presidente di “La casa della Memoria” di Servigliano, i docenti del Liceo, il prefetto Edoardo D’Alascio, l’assessora alla Cultura Micol Lanzidei e il sindaco di Servigliano Marco Rotoni. Così, anche oggi, istituzioni, forze dell’ordine e studenti si sono ritrovati per un doppio momento di riflessione, per una iniziativa promossa dal tavolo della Legalità e dalla Casa della Memoria, con il patrocinio della città di Fermo.
Dopo una breve introduzione sulla vita di Grete Schattner, Giuliana ha ripercorso il drammatico momento della separazione dalla madre. Era la notte dell’8 ottobre 1943 quando due carabinieri fascisti vestiti di nero sono entrati in casa e hanno strappato la donna dal letto dove dormiva insieme alla figlia, che all’epoca aveva solo 4 anni: «L’immagine di mia madre in mezzo a quei due uomini non la dimenticherò mai perché è stata l’ultima volta in cui l’ho vista. Questa scena continua a riaffiorare ancora oggi nelle sere in cui sono più giù di morale – ricorda Vannini – Ciò che ho provato è solo dolore. Più volte mi sono chiesta come si potesse essere così cattivi verso chi non ha alcuna colpa, se non quella di esistere. Se avessi davanti colui che ha ordinato quella deportazione probabilmente non direi nulla: mi limiterei a guardarlo con profonda compassione. Non riesco a provare odio, ma nemmeno a perdonare».
Rivolgendosi ai ragazzi, Giuliana ha offerto una metafora per affrontare le difficoltà della vita: la “storia dell’impermeabile”. Così come l’acqua scivola via durante la pioggia, allo stesso modo bisogna lasciar scivolare le cose negative per poter vivere serenamente. «Usare l’impermeabile come arma contro il mondo» ha affermato Giuliana.
Il suo appello ai giovani è un invito alla responsabilità morale e all’uguaglianza: «Le persone sono tutte uguali e non dobbiamo distinguerci per il colore della pelle, per la religione o per l’etnia. La violenza non porta a nulla. Bisogna essere buoni con il prossimo e stare bene con la propria coscienza. La mia generazione si sta spegnendo: ora tocca a voi. La conoscenza del passato è importante per capire il presente ed evitare di ripetere gli stessi errori».
La cerimonia si è poi spostata lungo via Perpenti, dove ci si è soffermati sotto la targa commemorativa posta sul luogo preciso in cui, nel 1943, Grete è stata strappata alla sua famiglia.
In rappresentanza del sindaco di Fermo, Alberto Maria Scarfini, è intervenuta l’assessora alla Cultura Micol Lanzidei: «Questo episodio non è avvenuto in un posto lontano, ma proprio qui nelle nostre strade. La storia non è fatta solo di grandi eventi e grandi nomi, bensì di persone comuni con vite normali a cui non deve essere negato il futuro. Oggi siamo qui per restituire a Grete la possibilità che la sua memoria continui a parlare e ringrazio enormemente Giuliana per questa testimonianza».
A chiudere gli interventi è stato il prefetto Edoardo D’Alascio: «Quando pensate alla vita dovete “alzarvi in piedi” e guardare il vostro territorio in un contesto più ampio. C’è una parola chiave per vivere piacevolmente in comunità: dialogo. Siate uno stimolo per voi stessi e per gli altri, e non voltatevi mai dall’altra parte nel momento del bisogno». Al termine i ringraziamenti agli intervenuti, alle autorità civili e militari, al sindaco di Servigliano Marco Rotoni, alle associazioni, al Comune, alla Prefettura, alla Casa della Memoria, al Tavolo della Legalità, alla scuola, alla Polizia locale, alle forze dell’ordine presenti ed alla preziosa collaborazione della famiglia Mascetti.





















