Nella serata di ieri il Teatro di Porto San Giorgio ha ospitato un incontro di commemorazione e riflessione che ha visto protagonista Gianpietro Ghidini, padre del sedicenne Emanuele che si è tolto la vita. Ad affiancarlo Kevin Cortella, il quale attraverso la propria esperienza ha mostrato l’importanza delle scelte e la possibilità di ritrovare la propria strada.
All’evento hanno presenziato il sindaco di Porto San Giorgio, Valerio Vesprini, gli assessori Carlotta Lanciotti e Marco Tombolini, la dottoressa Maria Raffaella Abbate, dirigente della Divisione Anticrimine della Questura di Fermo e Vicequestore aggiunto della Polizia di Stato, e il Comandante della Stazione dei Carabinieri di Porto San Giorgio, Fabio Paradisi. Un sentito ringraziamento è andato al Comitato Famiglie Sicurezza che ha organizzato questo evento con la collaborazione dell’amministrazione comunale.
Il titolo “Lasciami Volare” racchiude una delle sfide più complesse per un genitore: accompagnare i figli nella crescita proteggendoli senza soffocarli dando loro fiducia e presenza continua. Essere genitori non significa avere sempre le risposte giuste, ma esserci, ascoltare e comprendere anche nei momenti peggiori.
Ad aprire la serata è stata la dottoressa Maria Raffaella Abbate che ha portato i saluti del Questore di Fermo, il dottor Eugenio Ferraro. «Come Polizia di Stato siamo davvero entusiasti di partecipare a iniziative di questo tipo. Sensibilizzare i giovani attraverso una comunicazione diretta e incentrata su temi reali e attuali è fondamentale».
«Un padre che ha commesso tanti errori, un padre che si è trovato in un fiume in piena a dover decidere cosa fare della sua vita»: così si è presentato Gianpietro Ghidini, raccontando come sia riuscito a trasformare una tragedia in un messaggio d’amore. Porgendosi come un “anti-guru”, Ghidini ha preso le distanze da chi pretende di insegnare il mestiere di genitore: «Ci sono due modi per imparare: dai sapienti o dai propri errori. Le nostre scelte ci orientano in una direzione piuttosto che in un’altra ed Emanuele, per una non-scelta, oggi non c’è più. La trappola in cui siamo caduti è la convinzione che la felicità sia legata ai soldi e al successo, in un mondo che urla e ti fa sentire incapace se non raggiungi i risultati degli altri generando profonda insoddisfazione» ha affermato.
Ha poi ricordato il 2001 quando, in seguito al crollo delle Torri Gemelle, ha perso tutto. Passato “dalle stelle alle stalle” ha capito con il senno del poi la necessità di dedicarsi alla famiglia anziché solo al lavoro. Tuttavia non si era accorto che Emanuele stava cambiando avvicinandosi a ragazzi più grandi e trasgressivi che avevano approfittato della sua fragilità con la falsa promessa che «facendo uso di sostanze i problemi e il dolore sarebbero spariti». Quel 23 novembre 2013 di fronte alla scelta tra la pizzata con i coetanei e una festa trasgressiva a base di alcol e droga, Emanuele ha scelto la seconda. Quella decisione gli è costata la vita: sotto effetto delle sostanze ingerite, quella notte ha deciso di gettarsi nel fiume Chiese ed è stato così trascinato dalla corrente. In quel momento nella mente di Gianpietro è riaffiorato un vecchio ricordo di quando anni prima Emanuele aveva pianto per la morte del suo pesciolino rosso gettato nel fiume con lo scopo di salvargli la vita, ma divorato poi da altri pesci. Nello stesso punto in cui dieci anni prima il bambino aveva liberato il pesciolino, Emanuele ha perso la vita. Da quel dolore è nata la fondazione che porta il nome “Ema PesciolinoRosso”.
Paragonando la vita a un fiume, ha spiegato che l’acqua rappresenta i sogni e gli obiettivi ma necessita delle sponde (“Le RiVe”) per non andare fuori rotta. L’acronimo racchiude tre valori chiave: Legalità, Rispetto e Verità.
«Il vero coraggio, ragazzi, sta nel dire quel “no” anche quando vi diranno che siete paurosi e sfigati. E’ lì che farete la differenza. Non siate pecore, divertitevi ma con la testa» ha proseguito Ghidini concludendo il suo intervento con un pensiero: «La mia speranza è che un pezzetto di Emanuele entri nei cuori delle persone per far capire che anche se si commettono errori non bisogna perdere la fiducia. Facendo un passo verso gli altri e perdonando noi stessi ci salveremo».
La parola è poi passata a Kevin Cortella che ha aperto il suo discorso ponendo una domanda «Come stai?». Un quesito preso spesso con superficialità, ma che acquista un significato ancora più forte se trasformato in «Come stai veramente?» o «Come ti senti?», spingendo i presenti ad un ascolto interiore. Cortella si è poi soffermato sul confine tra l’essere “contenti” (soddisfatti di ciò che si ha) ed essere “felici” (capaci di far fiorire quello che si ha dentro e portarlo all’esterno). Ha infine toccato la questione della troppa protezione genitorale «Mettere i figli sotto una campana di vetro per preservarli impedisce loro di mettersi in contatto con il mondo e di imparare dagli errori. Da qui la grande paura di sperimentare e mettersi in gioco se non quando si tratta di alcol e droga che, purtroppo, vengono invece proposti troppo spesso».
A chiudere la serata il sindaco Valerio Vesprini che ha consegnato a Gianpietro Ghidini un libro sulla storia di Porto San Giorgio in segno di gratitudine per l’attività di sensibilizzazione svolta. Ringraziando il Comitato Famiglie Sicurezza e le Forze dell’Ordine, il primo cittadino ha concluso: «La sicurezza si costruisce prima di tutto con la prevenzione e il dialogo. Solo così si prevengono le tragedie e si fa capire il valore della vita».







































