Riceviamo dal consigliere comunale di Servire Fermo, Saturnino Di Ruscio, e pubblichiamo:
«Il diritto di difesa non si nega a nessuno, in altri tempi c’era anche l’onore delle armi, era un antico riconoscimento militare e cavalleresco che l’esercito vincitore rendeva all’avversario sconfitto per tributargli stima e rispetto.
Ieri sera è andato “in scena” tutto il contrario. Si continua ad infangare l’avversario politico sulla questione personale e familiare che ha un solo punto fermo. Hanno torto ma non lo dico io, lo ha detto il Giudice del Tribunale di Fermo che ha condannato il Comune anche al pagamento delle spese legali della parte vincitrice. In un Consiglio comunale “normale” qualcuno gli avrebbe dovuto chiedere conto! Il Consiglio comunale è stato ridotto ad un “lavatoio pubblico” con il massimo rispetto per chi andava a lavare i panni sporchi.
Nel merito ho adempiuto a quanto richiesto dagli atti ufficiali e dalle comunicazioni che ho ricevuto e non ho più beni e diritti anche personali. Ho sentito parlare di un accordo transattivo ma, ironizzando, a me resta da cedere solo la pensione! Il 9 novembre 2026 la Corte d’Appello si pronuncerà sulla mia estromissione dal processo e l’anticipo richiesto ed ottenuto sicuramente, al di là del verdetto, rappresenta una sensibilità istituzionale da parte di chi comunque si rende conto che c’è di mezzo un diritto costituzionale (Artt. 2 e 51 della Costituzione). Ieri sera l’Assessore Gallucci se ne è uscito dicendo che a seguito di una visura catastale risulto ancora proprietario. E’ geometra e deve sapere che il Catasto non è probatorio e l’atto pubblico è stato regolarmente trascritto.
Ieri sera è stato creato un precedente molto pericoloso ovvero “creo intenzionalmente il conflitto, anche formale, ed elimino l’avversario”. Di questo, se avrò spazio, ne parleremo nei prossimi giorni con alcuni casi concreti.
Prendendo in prestito le parole di uno dei più grandi filosofi e aforisti del calcio italiano, Vujadin Boskov “La partita finisce quando arbitro fischia”, per ora è terminato il primo tempo e ce ne sono altri tre. Il prossimo, a breve, sarà il Tribunale di Fermo, impugnando la delibera di decadenza.
Quella che mi trovo ad affrontare non è una questione personale o meglio lo è solo in parte perché riguarda il ruolo istituzionale di consigliere a cui l’elettorato mi ha delegato. E’ inoltre una questione sia politica che di rispetto dei diritti costituzionali inalienabili (Diritto all’Elettorato Passivo e Diritto di Giustizia) che vengono entrambi calpestati, piegando e distorcendo il diritto stesso, al solo fine di tentare di eliminare l’avversario politico oppure di provocare, come contropartita non dovuta, un danno all’avversario».
















