Il Procuratore capo Raffaele Iannella

Violenze a Porto Sant’Elpidio: la Procura replica al sindaco Massimiliano Ciarpella: «La legge si applica, non si aggira»

In relazione ai gravi episodi verificatisi nei giorni scorsi nel centro di Porto Sant’Elpidio (rissa, lesioni personali aggravate dall’uso di armi ed esplosione di petardi tra gruppi di cittadini stranieri e speronamenti volontari tra auto con coinvolgimento di cittadini incolpevoli), la Procura della Repubblica di Fermo, guidata dal Procuratore capo, Raffaele Iannella, non può lasciare senza risposta le dichiarazioni del sindaco di porto sant’Elpidio, che ha ripetutamente affermato agli organi di stampa che “per un’assurdità solo italiana, continuano a circolare a piede libero dopo ogni nefandezza soggetti gravati da una serie interminabile di reati..”, aggiungendo poi che ‘”se questi soggetti non vanno in galera e vi restano, o non vengono rimpatriati nei loro paesi di origine, si frantumano la nostra coesione sociale e la fiducia nella giustizia. Se alle forze dell’ordine non si consente di agire in modo più incisivo, si legittima il senso di impunità di questi soggetti e si vanifica il lavoro esemplare di poliziotti, carabinieri e finanzieri quotidianamente mortificati nel loro compito di portare sicurezza nelle nostre città…se un delinquente commette dieci reati e dopo essere stato prontamente rintracciato e fermato non va mai in galera”.

Per la Procura «il messaggio che passa è devastante: puoi fare quello che vuoi criticando, quindi, la presenza a piede libero dei responsabili e le mancate espulsioni, attribuendo di fatto chiaramente alla magistratura un mancato adempimento dei propri doveri, fermo restando l’elogio ripetuto alle forze dell’ordine».

Anche nei mesi scorsi, il sindaco ha criticato la circostanza che cittadini extracomunitari compiano atti di violenza anche con coltelli in danno di cittadini, affermando ancora una volta che si tratta di soggetti che dovrebbero stare in galera piuttosto che permettere che si compiano tali reati. Si tratta di affermazioni infondate, che denotano una evidente non conoscenza delle norme, per il delitto di lesioni personali aggravate dall’uso di arma l’arresto in flagranza è consentito, ed è stato e sarà eseguito ogni qualvolta ne ricorrano i presupposti. Ma l’arresto non equivale a una detenzione in carcere. Quando le lesioni non sono gravi o gravissime, la legge non consente di richiedere la custodia cautelare in carcere, perché la pena massima prevista non raggiunge la soglia stabilita dal codice di procedura penale. È invece consentita, in astratto, la misura degli arresti domiciliari. Questa però presuppone un domicilio in cui eseguirla, e quasi tutti i soggetti coinvolti Sono privi di fissa dimora: la misura, pur astrattamente applicabile, è in concreto inapplicabile. Nessuna inerzia, dunque: è il quadro normativo, unito alla
situazione personale degli indagati, a impedirlo. Quanto alle espulsioni, il Sindaco sembra ignorare che si tratta di provvedimenti di natura prevalentemente amministrativa, disciplinati dal d.lgs. 286/1998 e non rimessi alla discrezionalità della Procura. Le norme in materia sono stringenti: il Testo unico sull’immigrazione vieta di espellere 0 respingere chi rischi nel Paese di destinazione persecuzione, tortura 0 trattamenti inumani o degradanti, chi abbia presentato domanda di protezione internazionale, i minori, chi conviva con familiari italiani, le donne in gravidanza e chi versi in condizioni di salute di particolare gravità. A ciò si aggiungono le difficoltà di identificazione e l’assenza di documenti di viaggio e infine, in questo stato di diritto, i soggetti imputati di gravi reati o anche parti offese, hanno diritto a partecipare ai processi in cui sono coinvolti, dovendosi garantire per tali motivi la loro presenza sul territorio per esercitare le loro difese. Per questo non è sempre possibile procedere all’espulsione, per quanto lo si desideri. Ove ne ricorrano i presupposti, l’autorità giudiziaria fa la propria parte; ma pretendere espulsioni immediate e indiscriminate significa chiedere di violare la legge. In questo ambito la Questura di Fermo pone il massimo impegno, in collaborazione con la Procura della Repubblica».

L’ingresso della Procura di Fermo

Neppure l’esito finale dei procedimenti autorizza aspettative diverse. Dopo la riforma Cartabia (d.lgs. 150/2022), anche in caso di condanna le pene detentive brevi possono essere sostituite: con il lavoro di pubblica utilità fino a tre anni di pena in concreto comminata dal giudice, con la detenzione domiciliare fino a quattro anni, con la pena pecuniaria fino a un anno. Sono scelte del legislatore, che la magistratura è tenuta ad applicare, non a discutere. Anche per tali motivi, per procedersi alla detenzione in carcere di chi commette tali reati, occorre tener conto della possibilità che gli imputati di tali reati accedano a dette pene sostitutive, Che in concreto rientrano nella soglia delle pene previste dal codice penale, e che in tali casi il giudice — per legge — deve valutare preventivamente la possibilità di accedere a tali pene sostitutive, che impediscono di poter procedere ad adottare le misure cautelari in carcere eventualmente richieste dalla Procura della Repubblica. Chi ricopre un incarico pubblico ha il diritto di criticare le leggi e di sollecitare il Parlamento a cambiarle, attività che rientra nelle competenze di un sindaco che, invece di coinvolgere ripetutamente la stampa in maniera generica e con chiari fini elettorali, può ben essere espletata nelle sedi opportune. Detto sindaco ha però il dovere, prima di accusare altri, di conoscere le norme. Scaricare di fatto sulla magistratura le conseguenze di norme che essa si limita necessariamente ad applicare non è dibattito politico: è disinformazione, e alimenta nei cittadini una sfiducia verso le istituzioni che nessuno ha interesse a coltivare, tanto meno chi quelle istituzioni rappresenta. La Procura proseguirà, come ha sempre fatto, nell’individuazione e nel perseguimento dei responsabili, in stretta collaborazione con le Forze dell’ordine, ma sempre nella doverosa osservanza delle norme che reggono questo Stato, dovendo condurre le necessarie indagini per individuare i responsabili, e facendo come sempre il possibile per garantire la sicurezza dei cittadini. II presente comunicato con l’intento di garantire alla popolazione di questo territorio che la magistratura svolge ogni giorno il suo lavoro con correttezza e responsabilità, e in doveroso silenzio. Si resta a disposizione del sindaco per illustrargli, se lo desidera, il contenuto del codice penale, di procedura penale e del testo unico sull’immigrazione».

© RIPRODUZIONE RISERVATA