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Tre ore di dibattito serrato, l’Ente Contesa in assemblea: statuto, consulta e targhette

SANT'ELPIDIO A MARE - Una serata in cui è stata anche resa nota la stima dei costi per il ripristino delle targhette rubate dal secchio. Le valutazioni effettuati da due orafi vanno dai 25 ai 35 mila euro. Al centro del dibattito la Consulta, istituita a partire dal 2005, composta da Ente, contrade, delegazioni e Comune
sabato 4 Novembre 2017 - Ore 11:11
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Tre ore di discussione serrata, cariche di tensione e vecchie ruggini, quelle di ieri sera all’assemblea pubblica organizzata dall’Ente Contesa all’Auditorium Giusti. Un incontro molto partecipato, per illustrare l’assetto organizzativo delle manifestazioni storiche e le recenti modifiche statutarie. Una serata in cui è stata anche resa nota la stima dei costi per il ripristino delle targhette rubate dal secchio. Le valutazioni effettuati da due orafi vanno dai 25 ai 35 mila euro.
C’erano al completo i componenti della San Martino, che ha rifiutato le modifiche statutarie richieste dall’Ente. Presenti il presidente Massimo Agolini e al priore Emilio Romagnoli. C’erano anche priore e presidente della San Giovanni, Romano Moretti e Maide Bracciotti, i priori di Santa Maria e Sant’Elpidio, Rossano Orsili e Renzo Silla. Per il comune la consigliera delegata alle manifestazioni storiche, Manola Perticarini, l’assessore Gioia Corvaro, il consigliere Paolo Maurizi.
Pacata la prima metà dell’incontro, in cui la presidente dell’Ente Alessandra Gramigna ripercorre tutte le tappe nell’assetto organizzativo della rievocazione sin dagli inizi. “Ho sentito dire spesso che le contrade ci sono da sempre, mentre sembra che l’Ente Contesa sia spuntato all’improvviso, invece esiste dal 1973 e nel primo statuto le contrade erano definite come organi periferici dell’Ente Contesa”.
Si entra poi nei temi oggetto di discussione negli ultimi mesi, come la Consulta, istituita a partire dal 2005, composta da Ente, contrade, delegazioni e Comune. “Con le modifiche statutarie si chiede che la Consulta venga riconosciuta da tutti come organo decisionale – spiega Gramigna – all’interno del quale si decide democraticamente il programma delle manifestazioni e ci si impegna a rispettarlo. Le contrade e le delegazioni entrano a far parte di diritto dell’Assemblea dei soci promotori dell’Ente Contesa. Il commissariamento delle contrade o delle delegazioni è previsto qualora non si partecipi agli appuntamenti votati dalla Consulta, si mettano in atto azioni contrarie agli scopi delle manifestazioni storiche, si modifichino unilateralmente gli statuti nella parte riguardante il programma comune”. Si è prevista anche l’istituzione di un collegio unico dei revisori dei conti, a cui tutti dovrebbero depositare bilancio ed inventario dei beni. “Se vogliamo essere seri, allora tutti si impegnino a presentare i propri bilanci. Qual è il problema?”

Non solo la San Martino, ma anche la Santa Maria ha detto no al così detto allineamento statutario. Ma le posizioni delle due contrade sono diverse. “C’è una profonda differenza – spiega Gramigna – perchè la Santa Maria nel suo statuto, del 1998, riconosce la Città Medioevo, si impegna a partecipare alle manifestazioni storiche, arriva a definirsi parte integrante dell’Ente Contesa. La San Martino, invece, nel 2014 ha modificato il suo statuto, nel quale viene cancellato ogni riferimento alla Consulta e non compare da nessuna parte l’Ente Contesa. C’è solo un riferimento al diritto dovere di prender parte alla Contesa”.
Interviene il priore di Santa Maria Rossano Orsili, a ribadire la posizione degli azzurri:”Alle riunioni c’è un clima irrespirabile, la nostra assemblea ha detto no alla richiesta di allineamento statutario, ma siamo dentro la Consulta e partecipiamo alle manifestazioni storiche. Dobbiamo essere consapevoli che se fermiamo la macchina, non ripartirà più. Qui ci stiamo giocando la manifestazione”.

Il dibattito si infuoca con gli interventi dal pubblico in cui tornano a galla screzi degli anni passati.  Intervengono componenti di San Martino, che ribadiscono il no a qualunque variazione dello statuto. “Se il punto è la partecipazione alle manifestazioni storiche possiamo firmare un contratto con cui si garantisce l’impegno per un certo periodo di tempo“. Una soluzione inaccoglibile secondo l’Ente Contesa. “Le manifestazioni storiche non sono porte girevoli, non si entra ed esce a piacimento – conclude Gramigna – Le contrade sono nate per farle, solo che prima c’era solo la Contesa del secchio, oggi il programma si è allargato e se vogliamo essere seri, c’è bisogno che tutti garantiscano il loro impegno. Se non si ha voglia di starci o si pensa di poter decidere di volta in volta se partecipare o no, di associazioni a Sant’Elpidio a Mare ce ne sono 70, si può anche far altro”.
In conclusione un passaggio sulla vicenda del furto delle targhette. Due i preventivi richiesti dall’Ente Contesa per realizzare nuovamente tutti gli oggetti in oro trafugati la scorsa primavera, quando il secchio era sotto la custodia della San Martino. Il primo è di 25.000 euro, di Giovanni Tartuferi, il secondo di 10.000 euro superiore. “E’ un lavoro estremamente difficile – spiega l’orafo Giovanni Tartuferi, autore di gran parte delle targhette dagli anni 90 in poi – Io ho sempre fatto pagare solamente il costo dell’oro, tutta la mia lavorazione l’ho sempre regalata alle contrade, un omaggio che sentivo di fare per il piacere di realizzare delle opere per un bene così amato dalla cittadinanza. E’ difficile quantificare un’opera d’arte, ancora più difficile è ricostruire un pezzo unico. Sarà un lavoro molto impegnativo e serviranno un paio d’anni per rifare tutte le targhette”.

M.M.


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