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Tascini: “E’ tempo di creare
un centro di ricerca del Fermano”

FERMO - Il presidente del centro studi e ricerca Carducci: "Il Centro Studi e Ricerca Carducci da tempo lavora con un’apposita commissione, al progetto di un Centro di Ricerca per il Fermano. La riqualificazione dell’ex-mercato coperto e lo stanziamento di oltre 4 milioni di euro lascia ben sperare in un avvio di realizzazione del progetto. L’idea del Centro è stata presentata anche all’Assocalzaturieri del Fermano, ad alcuni imprenditori e alla presidente della Provincia di Fermo"
martedì 7 Novembre 2017 - Ore 12:16
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Guido Tascini

“Come noto, il Piano nazionale Industria 4.0 è nato – la riflessione del presidente del centro studi e ricerca Carducci, Guido Tascini – per favorire innovazione e competitività nel nostro paese. Francia, Germania, Regno Unito, Olanda e Italia hanno avviato programmi analoghi, anche se con nomi diversi: Industrie 4.0 la Germania, Industrie du Futur la Francia, Smart Industry l’Olanda e Catapult-High Value Manufacturing il Regno Unito, tutti accomunati dagli stessi obiettivi. Obiettivi dichiarati dal nostro piano nazionale: supportare gli investimenti, diffondere la digitalizzazione dei processi produttivi, valorizzare la produttività, accrescere le competenze, sviluppare nuovi prodotti e processi.
Obiettivo complessivo è adeguarsi alla quarta rivoluzione industriale. Il Ministero dello Sviluppo Economico, collocando Elettronica e IT nella terza rivoluzione industriale, riserva alla quarta l’Intelligenza Artificiale, AI in Inglese.
In pratica l’Europa e il mondo industrializzato ci spingono nientemeno che verso le macchine intelligenti e verso tutto quello che l’intelligenza introdotta nelle macchine comporta.
Ora l’AI è una disciplina che ha circa settanta anni di vita. Ma questa è forse la prima volta che esce dai laboratori e acquista corpo nella vita industriale e in quella di tutti i giorni. Per chi ha seguito con passione il suo evolversi questo appare come il momento magico in cui tanti studi e ricerche acquistano rilevanza pratica.
Quando il programma AlphaGo della Google Deepmind ha battuto il sudcorano Lee Sedol, nel gioco millenario del GO, uno dei più difficili al mondo, ci siamo accorti del livello a cui l’AI era giunta. La meraviglia è legata ad un comportamento per noi sorprendente della macchina: questa, anche se addestrata inizialmente con dati non ottimali, può giocare contro se stessa o contro altre macchine ed è in grado di raggiungere una conoscenza eccezionale. Più gioca e più apprende. In 40 giorni, giocando milioni di volte contro se stessa, è stata capace di apprendere da sola la conoscenza sul GO che l’uomo aveva accumulato in migliaia di anni, divenendo autonomamente creativa.
E tutto questo non è legato a macchine dall’hardware complesso e costoso, ma ad un algoritmo. Beh! Un algoritmo che è stato ottimizzato dopo quasi 20 anni di ricerca nell’ambito del “Machine Learning”, e fatto girare su di un computer veloce. Il “Machine Learning” è una disciplina che studia algoritmi di apprendimento per reti neurali simulate al computer. L’algoritmo ottimizzato è detto di “Deep Learning” ed è ora alla portata di tutti coloro che vogliano approfondire questa materia. Yoshua Benjo, uno dei tre ricercatori (Bengio, Hinton e LeCun) che hanno creato questo algoritmo, riuscendo ad ottimizzare l’apprendimento di una rete neurale “profonda”, dirige ora il Mila (Montreal Institute for Learning Algorithms) e con gli investimenti del Governo Canadese sta creando un grande laboratorio l’ “AI and Big-Data Lab” appunto.
L’AI del Machine Learning e dei Big-Data ha spinto Amazon, Google e Microsoft a investire nel settore, con risultati notevoli e in crescita.
Emblematico a questo proposito è anche il caso delle start-up indiane che hanno sconvolto l’industria della moda aiutando le aziende a identificare in tempi brevissimi le preferenze dei clienti. Come è noto le Griffe definiscono con largo anticipo i gusti dei clienti che, nel frattempo, mutano e che portano alla svendita di oltre il 50% dei capi firmati. Ed è quì che si è inserita l’IA che ha permesso di ridurre drasticamente il tempo tra definizione e lancio del modello.
Il Centro Studi e Ricerca Carducci da tempo lavora con un’apposita commissione, al progetto di un Centro di Ricerca per il Fermano. L’esperienza maturata in anni di ricerca presso l’Università Politecnica delle Marche e in ambito internazionale, ha portato a concepire un Centro di Ricerca di Intelligenza Artificiale, un “AI-Lab” tenendo presente che l’AI sta gradualmente penetrando tutti i settori e le discipline, soprattutto per la sua capacità di inserire macchine che apprendono dall’esperienza e cooperano nello svolgimento dei più disparati compiti con l’essere umano.
Il Centro è destinato a supportare il Fermano:
a)da un lato nell’ammodernamento delle aziende introducendo l’IA e l’Industria 4.0 ai vari livelli;
b) dall’altro nello studio della robotizzazione del Distretto della Moda (Calzature e Abiti) finalizzato alla riduzione del costo della manodopera.
Il Centro dovrà creare un ambiente scientifico e di ricerca stimolante per ricercatori, laureandi e dottorandi disposti a sviluppare i loro progetti di ricerca e le loro tesi presso il Centro stesso.
Infine dovrà fornire supporto a start-up altamente innovative;
Al Centro potranno far capo ricercatori e tecnici di varie discipline, e le applicazioni potranno riguardare tutti i distretti, quello della moda, quello del cappello ma anche altri campi, compreso quello Economico, Agricolo, Biologico e altro.

Il Carducci ha effettuato vari incontri con il Comune di Fermo per approfondire il tema del Centro di Ricerca analizzando varie ipotesi.
Ora la riqualificazione dell’ex-mercato coperto e lo stanziamento di oltre 4 milioni di euro lascia ben sperare in un avvio di realizzazione del progetto. L’idea del Centro è stata presentata anche all’Assocalzaturieri del Fermano, ad alcuni imprenditori e alla presidente della Provincia di Fermo.
Il Carducci ha al suo interno le competenze sia per definire il progetto e che per gestirlo. Speriamo che attorno a questo crescano gli interessi sia pubblici che privati e che confluiscano nel suo sostegno. Il Centro potrà essere un luogo di richiamo di tanti Ingegneri e Dottori di Ricerca usciti dalla Facoltà di Ingegneria e volati via verso luoghi più aperti all’utilizzo di competenze scientifiche a fini di ricerca. Facendo eco al segretario provinciale della Cigl Maurizio Di Cosmo riteniamo fondamentale far crescere il valore aggiunto della produzione manifatturiera nel nostro territorio, assieme alle competenze e al sapere finalizzati al rilancio del della nostra economia territoriale. E a tale proposito dobbiamo citare un recente studio della società di consulenza internazionale Accenture la quale ha effettuato la proiezione al 2035 della crescita economica in dodici paesi industrializzati. Il lavoro fa il confronto fra la situazione economica futura ottenuta ipotizzando normali attese di crescita con quella ottenuta ipotizzando l’inserimento ai vari livelli dell’AI.
Risultato: nel secondo caso il valore aggiunto lievita a circa il doppio del valore di partenza, compresa l’Italia e la produttività ha rialzi fino al 37%. Significativo è il fatto che lo studio leghi la differenza di crescita tra i vari paesi ad un fattore che chiama Nac (National Absorbive Capacity), fattore di assorbimento delle innovazioni, che nel caso dell’Italia, ad esempio, è circa la metà di quello statunitense. Credo che questo ci debba far riflettere su quanto sia importante la Ricerca per portarci al livello dei paesi più aperti all’innovazione.
L’aspetto eclatante dell’AI, che si sta introducendo prepotentemente in tutti i settori della Ricerca, è legato a un insieme di tecnologie intelligenti, sia virtuali che fisiche, ottenute in circa 70 anni di vita e che, in pratica, condividono con noi qualità quali: parlare, vedere, ragionare, apprendere, calcolare, risolvere problemi difficili, e via di questo passo. Quindi il futuro ci riserva un mondo nuovo, eccezionale, di cui la grande maggioranza delle persone ignora l’esistenza, ma che è tra noi: si tratta solo di conoscerlo, sfruttarlo e metterlo all’opera per il rilancio della nostra economia e della nostra società”.


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