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Coldiretti, sulla tavola degli studenti fermani pasta 100% Made in Italy

FERMO - Sono ben 1500 i bambini che ogni giorno potranno mangiare nella sicurezza di avere un prodotto di qualità, a chilometro zero e senza il rischio di ritrovarsi nel piatto pasta prodotta con grano trattato con pesticidi come il glifosato, utilizzato in modo intensivo ad esempio in Canada da dove arriva gran parte del grano per la produzione industriale di pasta di grano duro italiana
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Sulla tavola degli studenti fermani sarà servita pasta 100% italiana. Ieri, martedì 6 febbraio, la prima fornitura è arrivata nei magazzini del servizio mensa gestito dalla Asite per il Comune di Fermo. Fornitore della materia prima sarà il Pastificio Ghigi che, affiancato dal Coldiretti Ascoli Fermo, ha partecipato a una manifestazione d’interesse indetta attraverso la Stazione Unica Appaltante della Provincia di Fermo, aggiudicandosi l’appalto. Sono ben 1500 i bambini che ogni giorno potranno mangiare nella sicurezza di avere un prodotto di qualità, a chilometro zero e senza il rischio di ritrovarsi nel piatto pasta prodotta con grano trattato con pesticidi come il glifosato, utilizzato in modo intensivo ad esempio in Canada da dove arriva gran parte del grano per la produzione industriale di pasta di grano duro italiana. A chiedere che la mensa centralizzata si votasse alla pasta 100% italiana sono stati per primi i genitori degli alunni. Da parte sua il Comune di Fermo ha mostrato molta sensibilità nello stabilire requisiti indirizzati verso la sicurezza alimentare, la tutela delle produzioni locali e il rispetto nei confronti del consumatore finale. Soddisfazione è stata espressa da Filippo Tramonti, presidente del Pastificio Ghigi. «Per noi è una grande soddisfazione – commentano Paolo Mazzoni e Alessandro Visotti, rispettivamente presidente e direttore di Coldiretti Ascoli Fermo – perché i prodotti del nostro territorio sono sinonimo di qualità. Per altro questo è un modello esportabile anche ad altri Comuni e ampliabile a una gamma vastissima di produttori. Basta fermarsi a riflettere su quanto potremmo fare coinvolgendo il settore dell’ortofrutta, delle carni, dei latticini ma anche la pesca».


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