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Autovelox per fare cassa?
Agostini chiede l’intervento di Minniti

MULTE - Per l'avvocato gli annullamenti delle sanzioni nel Fermano sono un caso di scuola, ma il fenomeno ha una caratura nazionale e richiederebbe una presa di posizione immediata da parte del Ministero dell'Interno
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Andrea Agostini

“Ogni volta che ho visto annullata una multa da autovelox, la ricaduta mediatica è sempre stata su questa provincia o quel comune, ma così non dovrebbe essere perché il fenomeno è ben diverso e ha caratura nazionale”. Così l’avvocato Andrea Agostini, che chiede un intervento del Ministro Minniti contro il presunto utilizzo degli autovelox per fare cassa.

“Prendo le mosse dalla prossima multa che impugnerò – scrive Agostini –  Provincia di Fermo, multa sulla SP 219 Ete Morto, la mezzina, eccesso di velocità contenuto nei 10 km/h, art.142 co.7 codice della strada, sanzione da 41 euro, che se pagata nei primi 5 giorni dalla notifica costa al proprietario dell’auto euro 28,70. A questa somma si aggiungono le spese di accertamento e notifica. A quanto ammontano? Ben 42,44 euro e così le spese superano la sanzione. In verità di solito la Provincia di Fermo chiede per spese euro 21,22, comunque tanto rispetto a quanto pagherebbe un normale cittadino (raccomandata giudiziaria fino a 50 g E.6,45 + visura banca dati PRA online E.8,83, totale E.15,28) che non beneficia di economie di scala o a quanto dispone il Ministero dell’Interno con Decreto 8/7/15 per le violazioni accertate dalla Polizia di Stato (E.15,23, I.V.A. compresa). Forse in questo caso è stato particolarmente difficile individuare il proprietario del mezzo o recapitargli la multa? Macché. Si tratta di una nota azienda di Montegranaro, cui la multa è stata consegnata al primo tentativo il giorno stesso che è pervenuta all’ufficio postale cittadino”.

Agostini aggiunge: “In Italia la pubblica amministrazione può noleggiare da un concessionario privato la strumentazione di controllo della velocità stradale corrispondendo un canone fisso (L 29/07/2010, n. 120, art.61 co.1), che deve essere commisurato al costo delle apparecchiature e/o in funzione del tempo di utilizzo delle stesse e non legato alla quantità e/o qualità delle sanzioni eventualmente accertate e/o riscosse. Il fine è quello di evitare pericolose indebite cointeressenze lucrative pubblico privato, che possano agitare il sospetto di un’elevazione fraudolenta del carico sanzionatorio a danno dei consumatori della strada. Ma ciò che esce dalla porta del canone fisso, rientra dalla finestra delle spese di accertamento e notifica, quando queste non vengono indicate in modo analitico (quanto per l’individuazione del trasgressore, quanto per la notifica del verbale) e soprattutto quando vengono richieste per importi che vanno oltre ogni ragionevole dubbio. Peggio poi se il noleggio dell’apparecchio di controllo e l’attività di accertamento vengono appaltati allo stesso soggetto o a soggetti tra loro collegati. In questo caso si avrebbe che il noleggio dell’apparecchio di controllo rende sì un fisso, cui però poi si aggiunge la variabile di un guadagno parametrato al numero dei verbali trattati, quindi a monte al numero delle sanzioni rilevate dall’autovelox. Una frode alla legge? Non so, ma la questione esiste ed è nazionale. La legge c’è dal 2010, ma soprattutto oggi c’è il Ministro dell’Interno Marco Minniti che ha il merito di avere disciplinato la questione puntualmente ai numeri 3 e 4 dell’art.5 della Circolare 21 luglio 2017 prot. n. 300/A/5620/17/144/5/20/3, candidato nelle Marche. Chissà che qualcosa in favore degli automobilisti non si muova”.


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