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Appello degli albergatori terremotati:
«La situazione è critica,
le misure vanno riviste»

LA PROTESTA - Il 60% delle attività al momento è inutilizzabile. Diversi rappresentanti di strutture ricettive incontreranno Federalberghi il 6 aprile insieme ai presidenti di Regione del cratere: «Manca una visione di insieme delle problematiche»
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I crolli all’hotel Domus Laetitiae

«Le misure di breve periodo sono state inadeguate, quelle di medio periodo non hanno una visione del settore. Viviamo una situazione critica». Questo in sintesi l’appello di alcuni albergatori del cratere, che dopo una riunione in questi giorni, si sono dati appuntamento il 6 aprile con Federalberghi nazionale. Saranno presenti anche i presidenti delle quattro regioni coinvolte nel sisma del 2016 e del 2017. L’obiettivo: ridare impulso all’azione di sostegno dell’imprenditoria ricettiva che altrimenti rischia di non riuscire a superare indenne la fase intermedia compresa fra l’emergenza ed il rilancio.

l’Hotel Bucaneve a Bolognola

Hotel Carnevali, Hotel Tesoro, Mark Hotel, Pensione Montebove, Hotel i Duchi, Hotel il Cavaliere, Hotel Ferranti, Hotel Ussita, Hotel Eden, Hotel La Fiorita, Hotel la Sibilla, Country House La Cittadella e con delega Hotel Ermitage, Hotel Brunforte, Hotel Terme, Hotel Il Cacciatore e Hotel Bucaneve. Sono queste le realtà ricettive che lanciano l’allarme. «La fase dell’emergenza – dicono gli operatori –, è in fase di conclusione ma la situazione di gran parte delle imprese è ancora molto critica». Ad oggi il 60% circa delle strutture ricettive sono inutilizzabili e quelle rimaste attive si trovano ad operare in un contesto economico fortemente depresso. Le misure di breve periodo a sostegno delle imprese previste dalla normativa vigente (delocalizzazione, sostegno al reddito, zona franca, danno indiretto e finanziamenti agevolati) alla prova dei fatti, nella maggior parte dei casi, si sono dimostrate di difficile applicazione e non sufficienti perché inadeguate. Quelle per il rilancio nel medio-lungo periodo (legge di rilancio delle aree di crisi industriali) non riescono ad intercettare compiutamente le esigenze di un territorio a forte vocazione commerciale piuttosto che industriale. Secondo gli operatori lo stato di difficoltà in cui si trovano le imprese delle aree epicentrali del cratere non è stato ancora percepito nella sua complessità e peculiarità. «Servono strumenti di tutela diversi e una programmazione di medio-lungo termine altrimenti quello che ora è un rischio può trasformarsi in realtà: la fine del nostro settore. Manca una visione di insieme delle problematiche – aggiungono gli operatori –, che dia risposte precise e puntuali alla nostre esigenze con normative più mirate e dall’attuazione più chiara».


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