
di Andrea Braconi
Una location perfetta, per riflettere su una professione delicata come quella dell’assistente sociale. La Libreria Equilibri di Fano, nata per aggregare 15 giovani disabili, è stata scelta dall’Ordine degli Assistenti Sociali delle Marche (che conta 1.200 iscritti) per dare ancora più forza ad una fase nuova.
“È l’Ordine che si apre, esce e va nel territorio” ha sottolineato la presidente Marzia Lorenzetti in apertura del primo di tre incontri con gli scrittori nell’ambito della manifestazione “Letteralmente parlando, che toccherà anche Macerata (27 aprile) e Fermo (12 maggio).
“Questo è un progetto al quale tengo molto e che ci permette di riflettere sulla visibilità e sulla percezione della nostra professione da un punto di vista mediatico. Una sfera nella quale c’è una visione distorta, con i cittadini che troppo spesso non sanno quello che facciamo. E quando usciamo sui media è perché magari ci sono situazioni problematiche”.
Sara Concetti, presidente della Commissione comunicazione, ha spostato l’attenzione sul peso delle parole, sul loro significato, sulla simbologia e sul livello evocativo. “Dobbiamo essere molto attenti ed è per questo che abbiamo iniziato un percorso, che ha avuto diverse tappe dal 2014 ad oggi. Ci serve per far comprendere l’immagine dell’assistente sociale rispetto allo stereotipo che passa attraverso stampa, cinema, varietà, serie tv ed altro ancora. Quindi, il nostro portare fuori chi siamo aiuta gli altri a capire cosa facciamo”.
Protagonista della mattina Gianfranco Mattera, assistente sociale ed autore del libro “Brutte storie bella gente”. “Uno dei motivi per cui ho scritto questo libro – ha spiegato – è quello di parlare alle mie colleghe. Mi sono chiesto: come posso io nel mio piccolo raccontare la bellezza del mio lavoro? Ma soprattutto qual è questa bellezza? Nel nostro linguaggio ci riconosciamo solo noi e questo è un problema. Nel nostro mondo non è così facile dire faccio un libro, come se non fosse all’altezza della nostra professione. Io rispetto il pensiero di tutti, ma voglio dire che un po’ di movimento questo libro lo sta avendo e sta facendo parlare della nostra professione”.
Un libro di resilienza allo stato puro, lo ha definito lo stesso Mattera. “Voglio dire che io ci sono, sono pronto a farti vedere una strada ma anche pronto a lasciarti. La mia strada è dire ci fermiamo e c’è la tua responsabilità. Sono 15 racconti, nessuno dei quali finisce perché non finiscono nella realtà. E sono storie che permettono di ragionare sulla deontologia e sui fondamenti della professione. La mia ambizione, oltre a parlare a noi, è quella di parlare a chi non ci conosce. È un percorso dove c’è riflessione profondissima su cosa sia il nostro lavoro e su cosa ci portiamo a casa. Per questo dobbiamo riscoprire la bellezza che c’è in quello che facciamo ogni giorno”.
Significativo anche il riferimento al mondo dell’informazione. “Non la possiamo contrastare perché per il diritto alla privacy non possiamo raccontare informazioni dell’utente. Invece possiamo parlare e tanto prima, ma solo se siamo gruppo, se stiamo insieme”.
A chiudere le possibilità legate all’utilizzo dei social network. “I social arrivano di più come messaggio, bisogna studiare bene il come utilizzarli. E credo che anche se noi stessi mettiamo qualcosa che ci riguarda personalmente, facciamo qualcosa di positivo in riferimento al nostro lavoro”.

















