
Distanti
di Andrea Braconi
Stupore o inquietudine? Curiosità o apprensione? Difficile trovare un equilibrio gettando uno sguardo alla gallery di Cecilia Del Gatto, 22enne di Porto San Giorgio da sette mesi residente a Milano. Autrice di scatti pregni di colore, con volti intrappolati da fili di lana, Cecilia ha marcato il suo profilo Instagram mostrando anche la creazione (con tanto di schizzi e bozze) di quelle che possono e devono essere definite vere e proprie opere d’arte. Non tanto per il forte impatto cromatico, quanto per le forme scelte, i movimenti, le diacronie e gli incastri al limite della perfezione.
Ancora prima di aver concluso il percorso universitario di Graphic Design all’Accademia di Belle Arti di Macerata, avendo superato il test d’ammissione per l’Accademia di Brera, Cecilia si è trovata costretta a fare frettolosamente i bagagli e trasferirsi nel capoluogo lombardo per seguire il biennio di Fotografia. E da oggi pomeriggio, proprio nella città che la ospita, metterà in mostra questo suo progetto al Fuorisalone Milano 2018 nell’ambito della Milano Design Week, che si protrarrà fino al 22 aprile.
“L’idea dei fili di lana come caratteristica delle mie fotografie è nata tempo fa, ricercando un materiale con cui avvolgere i volti delle persone per realizzare maschere. Dal primo progetto ‘No identity’ c’è stata una costante evoluzione fino ad arrivare a ‘Sopravvivere’: ambienti rarefatti, sfondi asettici, colori pastellati, pose che esprimono il disagio di vivere sopra la vita che scorre. Non è stato facile riuscire poi a rendere esecutiva la soluzione, dato che volevo assolutamente che i fili fossero reali. Dopo innumerevoli tentativi, sono giunta al procedimento attuale che richiede molto tempo e pazienza ma restituisce autenticità alla fotografia.”
In una Milano che sembra quasi averti scelta, da oggi mostri proprio questi scatti. Che tipo di allestimento hai predisposto?
“In occasione della Design week ho studiato un allestimento apposito per far sì che lo spettatore, una volta varcata la soglia d’ingresso, si trovi ad interagire con l’opera stessa e non essere utente passivo. Abbiamo quindi, insieme all’organizzazione del Bond, creato un contesto coinvolgente che riporti all’atmosfera della creazione dello scatto di ‘Sopravvivere’, tutto questo attraverso installazioni materiali, virtuali e grazie all’utilizzo di soggetti passivi. Lo spettatore si troverà totalmente immerso nell’opera: questo ci è costato molto in termini di tempo ed impegno, ma ci tenevo a far vivere una vera e propria esperienza ai presenti.”
Nel tuo futuro fotografico c’è già un altro progetto in cantiere?
“La mente è sempre un turbinio di idee e progetti che sto portando avanti da tempo. Questi ritrovano la propria struttura portante nell’anonimia dei soggetti fotografati, creata, come in queste fotografie, attraverso l’intrappolamento dei volti con i fili. Come evoluzione di ‘Sopravvivere’, le scene verrano trasportate in dimensioni più reali e quotidiane, in modo da ricreare l’ambiguità di una società incomprensibile. Oltre a questo, partecipo ad una mostra itinerante sul femminicidio: la mia opera è stata selezionata tra i 20 finalisti per essere esposta in diverse città italiane, a partire da Milano (il prossimo 22 maggio verrà inaugurata la Mostra presso il Salone Napoleonico dell’Accademia di Belle Arti di Brera). Il concorso, promosso dall’associazione culturale Luna Rosa, ha come tema appunto il femminicidio. Vale la pena andare a vedere questa mostra itinerante, un contributo alla presa di coscienza di un reato che con ogni mezzo va combattuto. La mia fotografia sarà realizzata a grandezza naturale, un forte impatto così come lo è il tema rappresentato.”

Anticorpi

Specchio delle mie brame














