Il porto turistico (foto Nichol Talamonti e Roberto Salvatori)

di Sandro Renzi 

Il comitato Liberiamo il porto esce allo scoperto. Prima uscita ufficiale, questa mattina, dei suoi componenti per spiegare cosa farà e chi rappresenta. “Siamo diportisti e non solo. Ci sono operatori del settore, della cantieristica  e della marineria -spiega Fabrizio Caraceni – il nostro obiettivo è sensibilizzare e fare pressione sull’amministrazione comunale per risolvere alcune questioni che interessano la struttura, a partire dall’insabbiamento dell’imboccatura dell’approdo”.

Le problematiche correlate a questo fenomeno sono tante. Difficoltà nel transito e rischi per la sicurezza. Il comitato vuole accendere i riflettori soprattutto su quest’ultima “per evitare che si possano un domani verificare degli incidenti”. C’è anche l’aspetto commerciale che riguarda gli ormeggi. A farne le spese l’indotto. “In dieci anni il numero degli  ormeggi è calato drasticamente.Sicurezza del porto, ripristino della navigazione del canale e supporto ai settori, questo chiediamo” prosegue Caraceni. E’ poi la volta di Alessandro Cognigni, presidente del comitato.

“Il porto è un servizio pubblico -rimarca- e come tale deve essere funzionale. Deve essere chiarito inoltre che i costi di manutenzione sono spese di cui si fa carico la regione e non il comune”. Il comitato lamenta “un’assenza politica” sulla programmazione. Questa volta nel mirino finisce il pennello, di cui si è parlato tanto nei mesi scorsi, ma di cui non si sa più nulla. “Il progetto presentato alcuni anni fa dalla società Marina aveva superato le verifiche tecniche ma giace in regione e non ne abbiamo avuto più notizie”. Sul tavolo inevitabilmente finiscono anche  i rapporti non facili tra amministrazione comunale e Marina. “Sarebbe opportuno riaprire un canale di confronto tra le parti” auspica Caraceni. Questione dragaggio quindi. “Se è vero che si opererà dopo l’estate riteniamo che questa operazione non sortirà gli effetti voluti anche perché basteranno poche mareggiate per tornare da capo”. Ecco allora la proposta. “Intervenire in somma urgenza per liberare il canale. Occorre un intervento a giorni, anche tampone -chiede Caraceni- in seconda battuta mettere mano ad un progetto di riqualificazione che in maniera stabile limiti l’insabbiamento”. Questa è la soluzione, il cui costo è inferiore a quello di un dragaggio,  sollecitata dal comitato: il pennello a nord dell’infrastruttura. “L’amministrazione si ricordi di avere un porto. Questo significa organizzare anche eventi al suo interno, creare canali per rilanciare il turismo in un’ottica con la Croazia. Il porto è un bene preziosi per tutto il territorio oltre che per la città”. Istanze che verranno rivolte al primo cittadino formalmente. Lo stesso Loira che il comitato inviterà a confrontarsi su questi temi. Ad oggi il gruppo conta circa 100 iscritti “a testimonianza del fatto che la questione porto interessa”. “Se siamo arrivati a creare questo comitato è perché il vaso è colmo” afferma ancora la Cognigni. Ci sarà poi modo di relazionarsi pure con il concessionario. “A noi interessa però la funzionalità del porto, no il piano o quello che si vuole realizzare al suo interno”.

 

 

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