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Giovani, futuro e lavoro:
la ricetta di Forza Italia

PORTO SAN GIORGIO - Ieri sera al David palace l'incontro di Fi con i giovani dal titolo "Giovani, politica e territorio: costruire l'impegno per il bene della comunità della provincia di Fermo"
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“Giovani, politica e territorio: costruire l’impegno per il bene della comunità della provincia di Fermo”. Questo il titolo dell’incontro organizzato da Forza Italia ieri sera al David Palace hotel di Porto San Giorgio. Dinanzi a una sala ‘Panoramica’ gremita di giovani, sono intervenuti il senatore Andrea Cangini, il coordinatore nazionale Enti locali, Marcello Fiori, il capogruppo in consiglio regionale Jessica Marcozzi, il suo omologo comunale Carlo Del Vecchio, Claudia Regoli, responsabile di Club FI nelle Marche, il responsabile regionale giovani Fi, Andrea Pagliacci, il coordinatore comunale Fi, Alessandro Lanchini e Giuseppe Maccarrone che, insieme a Edoardo Vitali, ha organizzato l’incontro. In sala numerosi ragazzi, si diceva, che stanno formando vari gruppi comunali in provincia.

Ad aprire le danze Carlo Del Vecchio: “I ragazzi e le ragazze sono il nostro futuro, il futuro di Fi. In politica non si deve mai tradire. Chi lo fa ne paga, prima o poi le conseguenze. Io resto un soldato di Fi, ma i giovani servono per portare avanti la causa. A pochi chilometri da noi si aprono le porte dell’inferno (riferendosi alle zone terremotate) e questo governo cosa ha fatto? Nulla”. “Mi auguro che il nostro partito – aggiunge Alessandro Lanchini – si riappropri del tema sicurezza. Abbiamo vissuto dei sorpassi a destra. E questi, codice della strada alla mano, non si fanno”. “La Lega, con Salvini, ha solo una battaglia: l’immigrazione – gli fa eco Alessio Pagliacci – critica da sempre il sistema ma ora che governa, non lo cambia. In 50 giorni hanno fatto un solo decreto, per il resto tutte nomine. Noi, con Berlusconi, in 50 giorni, pulito Napoli dai rifiuti, Strade Sicure, tolto l’Ici, continuo? Dicono di essere il governo del cambiamento ma non ascoltano”. “La gente ha bisogno di competenza, non di propaganda – è il turno di Giuseppe Maccarrone – e per questo sono convinto che verremo ripagati”.

“Sono davvero orgogliosa – le parole di Jessica Marcozzi – di vedere una platea del genere, così nutrita, piena di giovani. Un’iniziativa che non parte da noi, ma proprio da loro, giovani che sono venuti da me chiedendomi di poter iniziare a fare attivismo politico, seri, competenti, volenterosi, senza chiedere nulla in cambio. Berlusconi e Tajani lo hanno detto chiaramente: dobbiamo puntare sui giovani. Manca il lavoro e gli spot del governo non servono. Salvini parla di immigrazione e oggi si inventa anche di tassare la prostituzione. Ma i progetti per i nostri ragazzi dove sono? Non sento parlare mai di imprese, di una politica imprenditoriale. Loro pensano di risolvere tutto con un reddito di cittadinanza che certamente non crea occupazione, umilia. Il lavoro si crea con le riforme, in questo caso mirate ai giovani, e con la Flat tax per le imprese. Sento qualcuno imputare a Cangini e Fiori la colpa delle condizioni del partito. Nel 2008 abbiamo perso ovunque, e anche la provincia. E certamente la colpa – il sarcasmo della Marcozzi – è di Fiori e Cangini che sono arrivati anni dopo”.

“La politica significa mettersi al servizio della gente – è il turno proprio di Marcello Fiori – abbiamo un ministro che come primo lavoro fa il ministro del lavoro. Ecco come siamo ridotti. Che ne sa di alzare una serranda, di andare in mare per lavorare, di scadenze fiscali, di scarsa liquidità. Per fare politica servono competenza e passione”. Fiori snocciola dati allarmanti sul binomio giovani-occupazione: “Nel 2016 hanno lasciato l’Italia in 139 mila. Abbiamo la percentuale di Net più alta d’Europa. E questi ragazzi che non studiano e non lavorano, nelle mani di rischiano di finire? Il 10% di quelli che lavorano è sotto la soglia di povertà. Una società seria guidata da una politica altrettanto seria, mette le condizioni i ragazzi, e non solo, di fare bene quello che sanno fare, non da loro un assegno per tirare a campare. Serve una visione nuova di rapporto Stato-imprese, serve un percorso di studi rapportato al sistema delle imprese altrimenti formiamo solo ottimi disoccupati, serve un piano di studi rapportato al sistema economico che consenta quindi di muoversi verso il mercato del lavoro. Siamo l’ultimo paese in Europa per numero di laureati. E questi, quando trovano lavoro, spesso devono subire un de-mansionamento. Ci sono problemi di accesso al credito, non esiste una banca di investimenti sui progetti. E poi i ragazzi non si sposano, non fanno figli, viviamo il problema del sostegno alle giovani coppie, non abbiamo mutui agevolati, aiuti alla maternità, astensioni dal lavoro anche per i papà” e passando al terremoto: “130 Comuni terremotati, 30 mila cittadini senza casa, macerie, paesi disastrati. E vedere un Salvini che si prende meriti, di cosa, sul terremoto significa davvero passare il segno. Rivendicano i contenuti del decreto quando hanno bocciato tutti i nostri emendamenti. Non prorogano l’incarico a 700 tecnici che supportano i Comuni nell’affrontare l’emergenza sisma. Parlano di inserirlo nel Milleproroghe: quindi non conoscono nemmeno i tempi tecnici delle proroghe, della macchina amministrativa. D’altronde Castelli lo ha detto chiaramente che le risorse per il terremoto non sono una priorità. Certo, ora con la legge di stabilità dovranno dire dove prendono le risorse per le loro promesse elettorali. E a Pazzaglini, che fa lo splendido, vorrei ricordare che 50 deputati e 21 senatori della Lega sono stati eletti anche grazie ai nostri voti. Salvini dice che non esistono più destra e sinistro. Io sostengo il contrario, forte dei valori di Forza Italia. Il consenso si conquista con la credibilità e ho lanciato una proposta al presidente: che tutti i quadri del Partito siano scelti dagli elettori di Fi, non nominati. Un impegno per tutti noi”.

“Il terremoto, per me, è una questione di cuore. Ho voluto appositamente incentrarvi il mio primo intervento in Aula – le parole di Andrea Cangini – purtroppo invece stiamo assistendo a una delegittimazione dello Stato, a una sua negazione. Vanno richiamati alla realtà. Lo Stato non può abbandonare chi è in difficoltà, non possiamo accettare che si dica che il terremoto non è una priorità, è la “prima delle priorità”. Il governo sta facendo finta di onorare le sue promesse elettorali, tra cui il reddito di cittadinanza, e quindi ha deciso di sacrificare i terremotati. Dobbiamo smontare questa propaganda perché presto i cittadini si accorgeranno che tale è, null’altro. Ormai i consensi crollano dall’oggi al domani. E questo avverrà. Ma quale governo del cambiamento? Fino ad oggi hanno consolidato la posizione di chi già era nei gangli del potere e, oltretutto, hanno richiamato nelle stanze dei bottoni i vecchi boiardi di Stato. Il ministro Di Maio sarà, ahinoi, pilotato dai tecnocrati che lo porteranno dove vorranno. Riemerga dunque il senso dello Stato dinanzi a una totale inconcludenza e inconsistenza ammantate di propaganda”, la chiosa di Cangini prima di lasciare spazio alle domande e al confronto con i presenti in sala per una serata di dialogo e proposte che Fi promette di replicare.


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