di Andrea Braconi

Dal punto più alto di Fermo Mario Ferracuti ha tagliato l’ultimo traguardo. Una storia, la sua, legata a doppio filo con la città che ha sempre amato e portato in ogni suo passo, corsa dopo corsa. E in tanti hanno raggiunto il Duomo per salutare un uomo che in 92 anni di vita è riuscito a lasciare un segno indelebile.

“Nel suo cuore c’era il desiderio di altre imprese, per trasmettere questa passione, questa metafora della corsa che ha riempito la sua vita e quella degli altri – ha rimarcato Don Mario Lusek -.  Una vita talmente bella e degna di essere stata vissuta. Restano il suo sguardo, il suo sorriso e la sua voglia incantevole di vivere, di lottare e di sfidarsi. Sì, è terminata la sua corsa, ma non il suo racconto e come in una staffetta noi prendiamo in mano il testimone e andiamo avanti per portare i suoi valori”.

Nelle tre letture iniziali scelte per la celebrazione, Lusek ha puntato molto sul tema della corsa. “La marcia come metafora dell’esistenza, come interpretazione della vita stessa. La vita di Mario può essere raccontata in tanti modi, ma ancor di più attraverso lo sport. Mario era conosciuto a livello internazionale ma c’era qualcosa di più profondo e particolare che ci ha legato. Era il periodo dell’Intifada, c’era una grande tensione in Israele che si palpava con mano, i pellegrini erano scesi vertiginosamente e c’era bisogno di dare un segnale di speranza. E lì inventammo la maratona da Gerusalemme a Betlemme. E tra i partecipanti c’era anche lui. Ricordava spesso questa esperienza, perché lo sport è strumento di inclusione ma anche di pace, di superamento delle tensioni. E quando uno sportivo è vero fino in fondo sa che il suo modo di fare gli dà un’identità”.

Oltre alla fatica, ha proseguito Lusek, attraverso i suoi racconti chi lo ha conosciuto è riuscito a capire come Mario si sia allenato a superare gli errori. “Anche la vita procede per problemi, come ogni competizione, e si migliora la prestazione ricominciando a provare di nuovo. Lo sport allena anche alla disciplina verso se stessi ed uno stile di vita. Non so se tutti insieme abbiamo capito l’importanza delle persone semplici e spontanee, come era Mario. Quello che lui ha fatto, lo ha fatto per senso di appartenenza alla sua città. Grazie di tutto Mario, grazie per l’amicizia condivisa. Sarà un dispiacere non sentire la tua ultima impresa seduti all’angolo di una strada”.

Toccanti anche le parole del sindaco Paolo Calcinaro. “É un dovere ma anche un personale piacere essere qui in questo momento, perché credo di rappresentare questa città a cui Mario teneva molto. Quando il figlio Angelo con un messaggio mi ha comunicato la morte di Mario, mi sono affrettato a riprendere quelle foto fatte insieme in questi anni. Ed il primo effetto è che ce n’erano di foto insieme, perché Mario era sempre protagonista con il suo fare e insegnare sport. Ma quella che mi ha colpito immediatamente è stata quella dell’ultimo giorno in cui ci siamo visti con Mario. Era il 2 giugno, quando siamo riusciti a superare il traguardo di quella che è stata l’ultima corsa, l’ultimo impegno. Un bellissimo traguardo, diverso: quello del Cavalierato presso la Prefettura per le sue imprese sportive e per aver donato per anni nell’Avis. In quella foto ho rivisto Mario che mi stringeva forte. Non ero abituato a quel suo gesto, spesso ci bastava un caloroso saluto o i suoi motti che riassumevano tanto bene un legame ed un affetto reciproco. Lì ho pensato che forse, in quel momento, lui era consapevole che aveva passato l’ultimo traguardo. E come tutti gli atleti, subito dopo aver tagliato il traguardo, quando arriva il momento della soddisfazione ti puoi abbandonare anche alla serenità. Ecco, credo che questo ultimo traguardo l’abbia vissuto con una grande gioia. Ci mancherà, ma credo che lui si è portato dentro la grande soddisfazione di essere stato riconosciuto da questa comunità per quello che ha saputo dare, per il suo insegnamento a tante giovani generazioni sportive. Ci mancherà, Mario, e questa città dovrà ricordarlo anno per anno, perché il suo spirito è qualcosa di unico e da conservare”.

Diverse le associazioni sportive presenti, non solo a livello regionale. “Nel lontano 1982 ho iniziato con lui a trotterellare sulle nostre strade marchigiane – ha ricordato un amico di corse -. Ma io voglio parlare con lui, se me lo consentite. Non posso non ricordare il Mario amico, con lui siamo cresciuti dentro l’Avis sollecitando le giovani generazioni a donare sangue”.

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