
di Andrea Braconi
L’Africa? È il continente del futuro e non ha bisogno di essere aiutato. “Siamo noi ad aver bisogno di essere aiutati, se decidessimo di andarcene da casa loro risolveremo un bel po’ di problemi. Buona parte dell’Africa occidentale è una colonia economica della Francia, in 14 Paesi si usa il Franco come moneta e viene stampato nella zecca di stato francese. Casa loro la governiamo noi. Penso invece che i flussi migratori possano essere la nostra ancora di salvezza e lo sono da un punto di vista economico e demografico. Gli immigrati sono il 10% della popolazione, quasi 6.000.000 di persone che producono l’8% del Pil nazionale. E ci aiuteranno molto anche dal punto di vista etico e morale”. Siamo partiti dalla fine dell’incontro organizzato dal Comitato 5 Luglio, patrocinato dall’Amministrazione comunale di Porto San Giorgio, per raccontare le riflessioni e gli stimoli regalati al numeroso pubblico accorso ieri sera in via Don Minzoni dell’onorevole Erasmo Palazzotto, deputato di Liberi e Uguali protagonista di un viaggio di 10 giorni nel Mediterraneo sulla nave della ong Open Arms. Presente, tra gli altri, anche Don Franco Monterubbianesi, fondatore della Comunità di Capodarco e impegnato sul fronte dei migranti attraverso progetti di agricoltura sociale.
“Questa è una pagina buia della nostra storia ma è un passaggio che ci rafforzerà – ha affermato l’onorevole -. Matteo Salvini non è il futuro, è il passato. E per contrapporsi a tutto questo serve avere il coraggio di schierarsi verso un nuovo futuro. È solo grazie alle Ong che potremo dire di essere stati dalla parte giusta della storia. E se ognuno di noi farà la propria parte, cambieremo questo Paese velocemente”.
Prima di Palazzotto sono intervenuti Alessandro Fulimeni, coordinatore dei progetti Sprar, e l’assessore Elisabetta Baldassarri.
PRIMA GLI OPPRESSI
“I nostri erano territori un tempo immuni da queste situazioni – ha rimarcato Fulimeni -, ma a distanza di due anni la situazione è notevolmente peggiorata. Penso a quanto accaduto ad Emmanuel e spiace constatare che ancora oggi la città di Fermo non riesca a mettere una targa alla memoria di questo ragazzo. Questo dà il senso del clima che stiamo vivendo in generale nel nostro Paese”.
Una situazione, ha aggiunto, che gode di una copertura e di una legittimazione senza precedenti. “Sono numerosissimi gli episodi di razzismo che si stanno verificando in queste settimane. Per questo è importante avere con noi Erasmo Palazzotto, che ha preso ed è andato a vedere cosa stava succedendo, per testimoniare gli orrori dei respingimenti. Viviamo un attacco senza precedenti a istituti storici, come il diritto d’asilo, ed è fondamentale oggi che rispetto a quanto sta accadendo si cominci a battere un colpo, marcando una presenza, e a mobilitarci. Occorre che torni in campo la politica. Foggia è l’altra faccia della medaglia di un sistema che condanna allo sfruttamento selvaggio migliaia di persone”.
Nel concludere il suo intervento, Fulimeni ha voluto leggere una poesia (intitolata “Tempo sei maestro”) scritta da un 22enne eritreo, che aveva vissuto nelle prigioni libiche ed era stato salvato proprio dalla Open Arms durante il suo attraversamento del Mediterraneo. “Segen, questo il suo nome, morì dopo pochi giorni. Come riecheggiato alla manifestazione Foggia, non prima gli italiani ma prima gli sfruttati, prima gli oppressi”.
DA CHE PARTE STARE
“Ringrazio il comitato 5 Luglio – ha affermato la Baldassarri, portando anche i saluti del sindaco Loira – che una settimana mi ha chiamato chiedendo se potevamo dare sostegno e patrocinio. Ho subito accolto questa richiesta, perché credo che cittadini e istituzioni abbiamo il dovere di dire e di esprimere da che parte si sta. Questo incontro volutamente fatto in strada è necessario. C’è sempre più una pervasività del linguaggio che si utilizza ed un senso di fastidio rispetto a certe tematiche. Quindi, quando qualcuno come l’onorevole Palazzotto si sporca le mani, da un lato è l’unico modo per conoscere da vicino quello che si vive quando si affrontano questi viaggi della disperazione. Dall’altro lato è importante mettere in atto tutto ciò che è possibile e chiaro per influenzare la cittadinanza”.
In un ulteriore intervento la Baldassari ha anche fatto cenno alla vicenda di Emmanuel, ricordando come a distanza di due anni dalla sua morte, “nonostante le tante promesse in pompa magna di un’iscrizione all’università e di molto altro, la compagna Chinyery, che oggi vive in una struttura di accoglienza a Pescara, ha ricevuto soltanto la protezione umanitaria”.
PERCHÈ OPEN ARMS
Il legame tra Palazzotto e la Open Arms, come ha ricordato lo stesso deputato, nasce prima di quel 14 giugno 2018, quando alla nave aAquarius con 629 persone a bordo venne negato l’accesso nei porti italiani. “Da qualche ora Matteo Salvini è ministro e l’Aquarius diventa il caso perfetto per iniziare una campagna contro le ong ed il salvataggio di vite umane. Quelle persone diventano ostaggi, utilizzati come scontro istituzionale con l’Europa. Lì matura l’idea di fare qualcosa, la situazione era insostenibile: nei primi 15 giorni di Salvini al Governo sono morte 564 persone, mentre in tutto maggio erano morte appena 8 persone. Questo è il costo in termini di vite umane”.
Occorreva, quindi, dare un segnale. “Quella che apre Salvini è una trincea della storia e in questo momento restare in silenzio significa schierarsi dalla parte sbagliata della storia”.
Una frizione, quella con le ong, che nasce nel 2017, esattamente nel momento in cui il procuratore di Catania Carmelo Zuccaro afferma che le stesse organizzazione non governative hanno rapporto con le reti dei trafficanti. “Lì inizia la campagna di criminalizzazione delle Ong, con Zuccaro che dispone il sequestro della nave di Open Arms a Pozzallo. Proprio quella volta ho incontrato i ragazzi di Open Arms, che erano abbastanza stupiti di essere accusati di essere pericolosi criminali. Lì è nata l’idea, il fatto che mi sarebbe piaciuto dargli una mano e fare la mia parte”. Quindi, il 14 giugno di quest’anno Palazzotto li chiama per dire: “Io voglio essere con voi”.
“Le politiche europee hanno determinato una drammatizzazione del fenomeno migratorio – ha spiegato -. Si è chiamata emergenza o invasione accogliere e integrare 2,5 milioni di persone, mentre solo il Libano ha accolto 1,5 milioni di siriani. È indecoroso che l’Europa alimenti un dramma rispetto a questa vicenda. Siamo di fronte ad un vero e proprio genocidio, per il quale saremo giudicati davanti al tribunale della storia”.
LA DIFFERENZA TRA LA VITA E LA MORTE
A bordo della Open Arms, durante quei 10 giorni Palazzotto ha avuto modo di apprezzare il grandissimo senso di umanità e professionalità dei ragazzi. “All’interno ci sono funzioni stabili ma la maggior parte sono volontari, professionisti del soccorso (come vigili fuoco, bagnini, medici e infermieri) che rinunciano alle loro ferie per salvare vite umane. Io ho partecipato alla missione 47 con cui abbiamo salvato Josefa, la donna camerunense (vittima nei giorni successivi di una clamorosa bufala mediatica, ndr). Oltre a me come figura esterna c’era Marc Gasol, giocatore della Nba. Dopo 3 giorni di navigazione siamo arrivati nel tratto di mare tra Libia e Lampedusa. Avevamo ascoltato la conversazione tra la guardia costiera libica ed un mercantile sulla posizione di un gommone in difficoltà. Abbiamo deciso di andare all’ultima posizione comunicata per verificare e abbiamo trovato e assistito a quella scena drammatica che è difficile da raccontare. Davanti ai corpi di una donna e di un bambino di 5 anni, corpi lasciati lì volontariamente, hai una rabbia che monta dentro, ti senti colpevole, pensi di non essere riuscito ad impedire che tutto quello accadesse. Quando però ti rendi conto che non potevi fare niente ma che hai fatto la differenza per la vita di una sola persona tutto cambia, capisci che non sei solo alla frontiera sud dell’Europa ma sulla frontiera tra la vita e la morte. E la presenza della Open Arms fa la differenza tra la vita e la morte”.
IL GRAZIE ALLA NOSTRA GUARDIA COSTIERA
“Nessuna ong ha mai fatto un salvataggio senza il coordinamento della guardia costiera italiana -ha ricordato -, che mandava un messaggio a tutte le imbarcazioni indicando il punto esatto dove fare l’intervento di salvataggio. Dal 14 giugno tutto questo non accade più, con il coordinamento assunto dalla guardia costiera libica che lo fa senza avere alcune competenza e con mezzi non adeguati al soccorso marittimo, mezzi che non hanno neanche i salvagenti. Questo è il regresso della nostra civiltà rispetto a quanto accadeva nel 2013 con l’operazione Mare Nostrum. Ma un ringraziamento voglio farlo alla nostra guardia costiera, che ha salvato più di 600.000 persone, oggi costretta a seguire le direttive da un Governo razzista e xenofobo”.
SENZA RISPOSTE
Ma c’è altro elemento drammatico dentro questa vicenda. “Dieci minuti dopo aver informato le autorità competenti di quanto accaduto, ci siamo interrogati a lungo su come dare la notizia, ci siamo chiesti se fosse giusto pubblicare la foto di quel bambino morto. Abbiamo scelto di farlo, perché abbiamo deciso che il mondo dovesse vedere cosa stava accadendo. Salvini ha bollato quella notizia come falsa, dicendo che la guardia costiera libica stesse svolgendo un lavoro eccellente. Ma è solo una campagna di mistificazione della realtà, che ha trovato il suo momento più alto nella bufala dello smalto. Salvini è il mandante morale della campagna di odio, mistificazione e razzismo che sta caratterizzando il nostro Paese. Salvini, invece, dovrebbe chiedere un chiarimento alle autorità libiche, ma tutto questo non è accaduto, anzi da allora il Governo italiano (e il ministro Tolinelli è stato complice) non risponde rispetto a semplici domande che siamo stati costretti a porre”.
QUANDO L’EUROPA SPOSTA LE FRONTIERE
Una campagna di mistificazione che secondo Palazzotto ha trovato grande consenso nel Paese. “C’è un Governo che ancora continua a negare l’evidenza, con una campagna di delegittimazione delle ong iniziata dai più alti livelli istituzionali. Inizia con il rapporto dell’agenzia Frotex su possibili collusioni. Seguirà l’onorevole Latorre che chiederà un’indagine conoscitiva, sostenuta dal ministro Minniti. Ma è l’attuale ministro Di Maio l’inventore della famosa formula dei taxi del mare. È stato sdoganato un clima in cui se qualcuno fa un’operazione anche solo di compassione o aiuta qualcuno in difficoltà diventa uno che ha interessi loschi dietro. Il Governo del Pd ha iniziato questa campagna, bisognava in qualche modo fermare le ong perché era iniziata la nuova strategia sul contenimento dei flussi lungo la rotta mediterranea. L’Europa vuole spostare le frontiere lontano da noi, calpestando 70 anni di diritti internazionali. Si è cominciato nel marzo 2016 con l’accordo con la Turchia di Erdogan e Minniti ha trovato una formula per farlo sulla frontiera sud. È stato costruito un interlocutore fittizio, gli abbiamo dato una divisa da guardia costiera, ma spesso sono gli stessi gestiscono il traffico di esseri umani. Gli abbiamo dato soldi e mezzi, dicendogli di aprire i centri dove le persone vengono stuprate o torturate. E quello che abbiamo avuto è un Paese che non si è accorto che, giorno dopo giorno, stava perdendo la propria umanità. Bisogna ripartire anche dal coraggio di dire che non siamo davanti ad un’invasione, ma ad un fenomeno normale. E che la miseria non è un motivo con cui si può convivere”.
FERMO. MACERATA. ITALIA
Impossibile non tornare al luglio fermano del 2016 e alla Macerata sotto assedio ad inizio 2018. “La vicenda di Emmanuel è stata assolutamente sottovalutata dalla politica e dalla sinistra. Era il campanello di allarme che ci doveva dire cosa covava nella pancia del Paese, cosa aveva prodotto una fase di depressione economica così lunga, che aveva impoverito larghe fasce della popolazione che oggi vivono nella paura e in un desiderio di protezione, una situazione che fa venire fuori il lato peggiore degli esseri umani. Dopo Josefa, però, ho visto una reazione, molta gente è uscita dal silenzio rispondendo a chi insultava e raccontava bufale. Lì c’è un punto importante, la reazione è il punto di ripartenza, c’è la possibilità che ci sia una risposta”.
Non solo Fermo e Macerata, ma anche centinaia di casi di ordinario razzismo che si consumano quotidianamente. “C’è stata anche una sottovalutazione, è stato assecondato qualcosa che stava crescendo nella società. È giusto immaginare una reazione a tutto questo, ma dobbiamo fare attenzione: la reazione non può avere la stessa natura di quello che vogliamo combattere, altrimenti si creerebbe una frattura sociale nel nostro Paese. La sicurezza di questo Paese è nei diritti, perché quando non si hanno diritti si ha insicurezza. Dobbiamo ripartire da una grande funziona pedagogica nei confronti di una società che ha visto in questi anni un deperimento della propria condizione economica e sociale. Dobbiamo costruire una contro narrazione, contrapponendo ad odio e violenza la speranza”.
L’INFORMAZIONE CHE NON RACCONTA
Grande, infine, la responsabilità del mondo dell’informazione. “Abbiamo un sistema mediatico che sostanzialmente si orienta in base al potere dominante senza soluzione di continuità: ieri tutti renziani, poi con il Movimento 5 Stelle, oggi con Salvini. Sono pochi i giornalisti che provano a chiedere, a fare domanda: pensate a come è scomparsa la notizia dei 49 milioni di euro che la Lega di Salvini deve restituire agli italiani. Abbiamo un sistema mediatico che dedica alla frittura di pesce di Salvini la prima pagina, invece di relegarla alla fine dando priorità ai problemi reali del Paese. Tutto quello che sta accadendo serve a nascondere che le riforme che hanno sbandierato non le potranno fare. Poi c’è un altro fattore: la capacità di raccontare come stanno le cose, quali sono i processi. Ad esempio, si contano sulle dita di una mano i giornalisti che sanno cosa sia la politica estera. E così si costruisce una narrazione della Libia come se fosse uno stato, mentre è un territorio dove coesistono 2 governi, 3 parlamenti, 250 milizie e relative tribù. Aggiungo che se sovrapponete le mappe che riguardano l’avanzamento della desertificazione tra Nord Africa e Medio Oriente, quelle dei conflitti in atto e delle migrazioni, ebbene vi accorgerete che queste tre mappe coincidono perfettamente. Su tutto ciò dovremmo interrogarci e non su altro”.














