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Il Torneo Cavalleresco di Castel Clementino
debutta con una serata amarcord

SERVIGLIANO - Chiusura di serata in grande stile con l'esibizione dei musici e degli alfieri amarcord: dopo circa quarant'anni si sono ritrovati in piazza, in un unico spettacolo, in un unico abbraccio, tutti quelli che almeno una volta nella vita hanno suonato un tamburo e fatto volteggiare una bandiera
venerdì 10 agosto 2018 - Ore 16:09
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Grande successo di pubblico per il debutto della cinquantesima edizione del Torneo Cavalleresco di Castel Clementino di Servigliano. La serata è dedicata alla giostra nel tempo: dopo mezzo secolo i protagonisti, i musici e gli alfieri storici tornano a calpestare Piazza Roma per regalare una cartolina di emozioni. Annunciate dalla voce del presidente dell’Ente Torneo, Maurizio Marinozzi, le vecchie glorie sfilano in corteo inaugurando l’edizione d’oro con un caleidoscopio di colori e suoni. Paese Vecchio, Porta Navarra, Santo Spirito e infine Porta Marina fanno il loro ingresso con il passo scandito dalla tradizionale musica rionale, la ‘marcetta’.

Lo squillo delle chiarine dorate annuncia l’ingresso degli ospiti d’onore: guidati dal sindaco Marco Rotoni siedono in Piazza Roma i personaggi che hanno fatto la storia del Torneo. Li accoglie una platea gremita, un lungo e sincero applauso. Un momento sicuramente emozionante e ricco di aneddoti. “Ricordo quella sera al palazzo comunale quando, con accanto la pergamena che riporta l’atto fondativo, abbiamo tracciato i confini territoriali dei rioni – ricorda commosso Vincenzo Antonelli, uno dei padri fondatori -. Abbiamo studiato anche i simboli: ad esempio il grifone di Santo Spirito è un simbolo nobile, imperiale; la civetta di porta Marina è un richiamo alla dea Atena e contiene un doppio senso femminile”. Fra gli ospiti anche i vari presidenti della Pro loco che si sono avvicendati nel corso di mezzo secolo e che, con il loro contributo, hanno fatto la storia del Torneo. Fra le personalità di spicco il console del rione Paese Vecchio, Giancarlo Ferretti, uno dei veterani della manifestazione: “La mia storia d’amore con quella che chiamiamo affettuosamente Quintana dura da 35 anni – racconta -. Per alcuni anni il mio rione non ha partecipato alla giostra: insieme a Monti sono stato uno dei restauratori. Ho addirittura dovuto sottoscrivere una cambiale da due milioni per poter tornare a garantire cinque anni di presenza giallo-verde”. Un lungo applauso ha poi fatto seguito alle testimonianze di Lisia Cordari, sarta espertissima e celebre per i raffinati ricami, e Manuele Latini, primo e unico console donna della manifestazione. Entrambe del Giglio. Sentito e pieno d’affetto l’intervento di Marco Rossi, console del rione Santo Spirito: “Onorato di essere qui con tre pilastri: mio padre Americo, Alberto Ridolfi, Eliseo Malvatani ed Enzo Leoni. Si sono avvicendati coprendo la mia stessa carica. Mi hanno insegnato tre valori fondamentali: il rispetto per l’avversario, la voglia di primeggiare e la consapevolezza di essere unici”. Altrettanto toccanti i contributi dei personaggi storici di Porta Marina: fra gli uomini simbolo della civetta Giulio Miconi, Fabio Paci e il professor Paci.

Chiusura di serata in grande stile con l’esibizione dei musici e degli alfieri amarcord: dopo circa quarant’anni si sono ritrovati in piazza, in un unico spettacolo, in un unico abbraccio, tutti quelli che almeno una volta nella vita hanno suonato un tamburo e fatto volteggiare una bandiera. Sessanta musici storici guidati dal maestro di Tamburo Guido Funari hanno dato vita a un’esibizione senza precedenti: ritmo cadenzato, passo svelto e nessun errore hanno dato vita a uno spettacolo emozionante frutto di un duro allenamento e mesi di prove. Un applauso prolungato sancisce l’ingresso degli sbandieratori che hanno fatto la storia della manifestazione. Primi a scendere in piazza gli 8 alfieri del rione Paese Vecchio accompagnati dal violinista Francesco Bertazzo. A seguire il rione Navarra: fra i 13 sbandieratori spicca Lorella Felici che orgogliosamente lancia in aria una bandiera rosa, simbolo di tutte le donne alfiere del Torneo Cavalleresco. Ma è fra i 14 giallo-rossi del rione Santo Spirito che troviamo la prima donna alfiere: è Paola Morelli, in piazza ancora una volta in occasione di questo anniversario. In ultimo scendono in campo i 6 drappi della civetta. Al termine una chiosa teatrale di grande impatto: alfieri e musici storici formano insieme un grande 50 che invade la piazza e scatena la standing ovation. Una serata emozionante, simbolo di dedizione e passione.


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