di Andrea Braconi

Un’Italia stravolta, che ha perso la propria bellezza, che ha sgretolato in pochi anni il proprio sistema di regole. E che si ritrova con una comunità sempre più disorientata. È il ritratto che Paolo Berdini, ex assessore all’Urbanistica e ai Lavori Pubblici del Comune di Roma nella giunta di Virginia Raggi, ha tracciato a Montepacini in occasione del terzo appuntamento dedicato alle relazioni e ai beni comuni.

Partendo dall’esperienza legata al laghetto ex Snia nella periferia romana (raccontato anche dagli Assalti Frontali nel brano “Il lago che combatte”), caratterizzata da una vera e proprio forma di resistenza da parte dei cittadini del quartiere, Berdini ha ribadito come le storie della solidarietà siano infinite, citando alcuni esempi della cultura fondante della Costituzione italiana, come quello tracciato da Adriano Olivetti. “Negli ultimi 25 anni è stata cancellata una strepitosa storia delle nostre città. Eravamo il punto di riferimento nel mondo per la costruzione delle città, venivano tutti in Italia per capirne l’articolazione e la bellezza. Invece siamo l’unico Paese occidentale che cancella tutte le regole urbanistiche. La legislazione dell’ultimo trentennio è stata devastante e oggi non trovate possibilità di fermare questa colata di cemento”.

Berdini, nel presentare il suo ultimo libro “Roma polvere di stelle. La speranza fallita e le idee per uscire dal declino”, ha affrontato anche la questione del ponte crollato a Genova, insistendo sugli interessi in ballo, lo scarico di responsabilità e la privatizzazione sempre più crescente. “O ritorniamo ad un governo pubblico dei territori, o non se ne esce” ha ammonito. “Dopo trent’anni di urbanistica liberista, dobbiamo ritornare a regole pubbliche, a soldi pubblici e ad un’etica del governo pubblico. Dobbiamo ricostruire anche la città della solidarietà, capace di dare risposte a tutti. Questo è un imperativo, altrimenti la gente disorientata riesce ad ancorarsi a scorciatoie legate ad ideologie che sembravano sepolte”.

“So benissimo – ha aggiunto – che in tutti i Comuni ci sono scuole costruite in posizioni sbagliate. Ma cosa vieta alle amministrazioni comunali di ripensare completamente le città? La prima ragione è certamente la mancanza di risorse, ma secondo me dobbiamo ritornare a pensare le città come organismi unitari, non dobbiamo correre dietro all’esigenza del momento. Chi ce lo vieta? I soldi si trovano. Per questo qui a Montepacini vedo un punto luce, qui c’è una città della solidarietà”.

Dei contenuti di questo ciclo di incontri organizzati a Montepacini ha parlato Marco Marchetti, portavoce della Fattoria Sociale. “Berdini non è la prima volta che viene qui e con lui, anche insieme a Don Franco Monterubbianesi, stiamo cercando di costruire relazioni. Per noi, infatti, è importante non avere la presunzione di rimanere isolati rispetto a quello che stiamo facendo, cercando di capire come coniugarlo con altre esperienze a livello nazionale. Lo facciamo anche per aprire la mente, per capire il momento storico e la realtà che stiamo affrontando”.

Per Marchetti Montepacini è una bella esperienza di inclusione, di partecipazione e, soprattutto negli ultimi 4 anni, di collaborazione. “Stiamo imparando a lavorare con diverse realtà – ha precisato – qui sul territorio ma anche fuori dal nostro territorio”.

Anche Francesco Trasatti, vice sindaco del Comune di Fermo, ha ribadito come Montepacini sia lo spazio ideale per ragionare e lavorare insieme. “È una realtà modello, di prospettiva e di comunità” ha spiegato, citando anche il compianto Ivan Cicconi (“Una persona a cui dobbiamo tanto in termini di battaglie in quella direzione, verso la quale anche Berdini ha provato a lavorare”).

Carico di trasporto – e non poteva essere altrimenti – l’intervento di Don Franco Monterubbianesi, che ha sottolineato l’importanza di una vera accoglienza e di un’integrazione di disabili e migranti, affiancati da quello che lui considera il vero motore del nostro Paese: i giovani. “In Italia – ha affermato – stiamo distruggendo il welfare. Dobbiamo invece ricostruirlo, soprattutto nei valori da trasmettere alle nuove generazioni”.

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