
Hanno concluso la loro missione alla Misericordia Montegiorgio. Ma è una fine solo burocratica, amministrativa per così dire. Sì perché i ragazzi del servizio civile non hanno la minima intenzione di allontanarsi dalla Misericordia, di archiviarla come un’esperienza con una data di inizio e una di fine. C’è infatti già chi ha manifestato apertamente l’intenzione di restare come volontario. Il ‘giallociano’ nel cuore, per sempre. Sì perché sono entrati a far parte di una grande famiglia. E da quella famiglia da cui hanno appreso molto, al di là della gestione delle emergenze, non vogliono separarsi per nulla al mondo.
Ieri sera momenti di commozione, di abbracci, anche di qualche lacrimuccia alla Misericordia. Inevitabile soprattutto dopo aver letto le lettere che alcune ragazze del servizio civile hanno voluto consegnare ai militi, con in testa il governatore Paolo Tartufoli, a testimonianza del bellissimo periodo vissuto con quelle insegne sul cuore.
“Abbiamo voluto congedarli, si fa per dire, con il saluto del governatore Paolo Tartufoli e i responsabili del servizio civile nazionale Orietta Silenzi, Fabiola Silenzi e Cristiano Bei. Da domani saranno volontari. È stato veramente un gruppo unito. Ricevere le lettere di Sofia e Ludovica è stato un ringraziamento molto apprezzato e commovente perché significa che in questi giovani ragazzi lasciamo il segno” fanno sapere dalla Misericordia.
La lettera di Ludovica:
Quasi non riesco a crederci che sia passato un anno da quando ci hanno selezionato per il servizio civile… sembrava ieri che facevo gli affiancamenti da centralinista e in un attimo quasi mi sono ritrovata a fare emergenza. Emergenza io che avevo paura perfino di un ago … ma vicino a me ci sono sempre state persone che hanno fatto riscoprire il meglio di me. Sarà che a volte sembro così dura, ma ancora non riesco a non commuovermi quando qualcuno mi ringrazia per il servizio che facciamo ogni giorno. Grazie davvero a tutti voi.
La lettera di Sofia:
Eccola qua, la solita romanticona che si lascia prendere da una sensazione di nostalgia.
Il servizio civile è finito e, benché spero di continuare e fare tanti bei servizi, so che non sarà uguale ad ora. Non farete più parte della mia quotidianità e, comunque sia, mi dispiace, perché da un anno a questa parte ho passato quasi tutte le mie giornate in questa sede, vi ho avuto sempre attorno e, vuoi o non vuoi,finisci per affezionarti. Tanto più se ti trovi bene, se il luogo di lavoro lo senti un po’ come una seconda casa e i colleghi sono anche amici, sono la tua seconda famiglia.
È stato bello conoscervi, ascoltare le vostre vite, arricchirmi di racconti. È stato forte superare disavventure insieme. È stato istruttivo affiancarvi nel lavoro che facciamo.
Vi ringrazio uno ad uno per la fiducia, l’affetto, la compagnia, la pazienza! Per le risate, pranzi e cene insieme, la condivisione, quei caffè nei quali ricercavamo il coraggio prima di partire per una qualche visita fino in Ancona. Per l’amore e la professionalità che mettete in quello che fate, che mi fa credere che il mondo non sia così da buttare.
Vi ringrazio di aver accolto le mie paure e i miei limiti, di avermi ascoltata, incoraggiata e poi accettata per quello che sono.
Grazie a chi si è reso disponibile per la formazione, grazie ai dipendenti, ognuno dei quali mi ha dato tanto, in maniera sua. Grazie a tutti i volontari, sempre pronti al servizio, nonostante i tanti impegni personali. Grazie ai compagni di viaggio di questo servizio civile 2017/18: sono contenta di avervi incontrato. E se anche ora ognuno prenderà la sua strada, spero ci organizzeremo per lavorare ancora insieme.
Che dire, è stato un anno pieno, a volte duro, ma mi sento soddisfatta e grata.
È stato tenero accorgersi di come il tempo scorreva lento nei primi mesi e poi è andato via via accelerando. È stato buffo “vedere” che un altro mese era passato dal fatto che era cambiato il foglio della stazione di rifornimento.
Ho accumulato tanti ricordi, a volte più, altre meno piacevoli, ma così è andata e così doveva andare. Ecco cos’è stato quest’anno:
Essere grati ogni giorno della propria vita e salute.
Scordarsi di firmare l’entrata o l’uscita.
Saltare sulla poltrona ogni volta che suona il telefono rosso.
I pantaloni che d’estate sono troppo pesanti e d’inverno troppo leggeri.
Fare merenda coi cracker.
Mettere lo smalto giallo e ciano.
Compilare i fogli e scrivere il numero di targa dove va la data e la data sulla targa.
I calzini di Spongebob sotto la divisa.
Trovare l’ambulanza sporca.
Sorridere anche quando non si ha voglia, per dare amore e sicurezza ai pazienti in ambulanza.
Sentire sempre lo stesso racconto di Luigina, sentire l’orgoglio che provava verso i suoi figli e infine sentire la sua mancanza quando se n’è andata.
Arrivare in ritardo per essersi fermati a fotografare un’alba troppo bella!
Perdersi feste e compleanni per rientrare in servizio.
Trovare quasi sempre il foglio già compilato da Nicholas.
Andare a Macerata con la 21.
Ripassare la sequenza blsd usando il mio cane come cavia.
Alzare la musica per non sentire il fischietto acuto del pupazzo di marisella.
Il corso di primo soccorso, quello per autisti, l’ansia per gli esami che non finiscono mai, Peppe con la bacinella d’acqua e i birilli, imparare a usare gli specchietti laterali e trovarne giovamento nella vita di tutti i giorni.
L’ansia delle prime volte alla guida.
Imparare a usare il ked e poi scordarselo.
Imparare a capire Katiuscia quando parla.
Gli abbracci di Luna, i sorrisi di Diego, le canzoni di Michele.
Nicola che mi dice sei bella come Biancaneve.
Ichem e la sua voglia di vivere.
Vendere mele e fiori.
I karaoke.
Lo sterzo che ti si disintegra in mano.
Sbagliare strada.
Indicazioni precarie, cartine improvvisate disegnate dietro i fogli gialli, partire e sperare in segni dall’alto per trovare domicili.
Timbrare i blocchi
La fad, alanno e Roma.
Finire tardi all’altro lavoro e saltare il pranzo.
Essere in grado di disegnare l’albero genealogico di tofoni.
La videx con Marzialetti
Partite di calcetto con Dezi.
Farsi tutte le sagre della zona dalla prima all’ultima.
Contrattare con chi fa la copertura turni.
Realizzare che in sede ogni scusa è buona per mangiare dolci.
Scambiarsi i turni con Claudia
Trovare coraggio dai racconti di persone meno fortunate.
Pantaloni strappati.
Tanti abbracci.
Portare con la poltrona persone che pesano il doppio di te.
Farsi accompagnare dai genitori per raggiungere la sede con mezzo metro di neve in strada.
Ore a leggere all’ippodromo.
Svegliarsi quando è ancora notte e poi addormentarsi sul divano nella pausa tra un servizio e l’altro.
Le code all’ospedale di Fermo, fare pranzo alle tre che ti mangeresti pure l’anima.
Non fare in tempo a lavare la t shirt e metterne una blu a caso.
Rientrare di domenica.
Spendere più di quanto si guadagni.
Lavare mezzi sotto al sole e aver voglia di mettersi sotto al tubo dell’acqua.
Arrivare tardi per aver forato con la multipla.
Parlare di libri con Cesetti.
Cercare l’ambulanza ogni volta che senti la sirena e vedere chi è l’autista.
I ragazzi di Servigliano che mi fanno i cori.. “mira Sofiaa”. Divertirsi, intenerirsi, pensare di fare il lavoro più bello del mondo.
Mi commuovo nel ripensare a tutto questo.
Mi sento fortunata per averlo avuto.
Grazie dell’opportunità… e grazie di aver fatto parte di questo pezzo della mia vita.
Buona fortuna a tutti
c.n.














