di Andrea Braconi

“Per la cucina è ancora tutto bloccato e gli anziani della Rsa sono costretti ancora a mangiare cibo riscaldato da Fermo”. Pazienti e familiari della Residenza Sanitaria Assistenziale di Amandola non ci stanno e, ancora una volta, provano a rimettere sul tavolo una questione che si protrae da troppi mesi sulla quale Tonino D’Angelo, direttore sanitario dell’ospedale del Comune montano, ha le idee chiare.

“È vero – esordisce -, i pasti vengono da Fermo e dopo un’ora di viaggio, considerando anche le soste intermedie come Montegiorgio, la qualità del cibo non è affatto ottimale. I pazienti su questo hanno ragione, ma la verità è una sola: entro la primavera, probabilmente, metteremo anche la Medicina. Ma oggi abbiamo una Rsa a 18 letti, occupati quasi per la metà da gente che non si alimenta per vie naturali, quindi, portiamo da Fermo pasti per sole 8-9 persone”.

Con questi numeri, secondo D’Angelo, impossibile pensare all’apertura di una cucina in loco. “Significa farci lavorare almeno 4 addetti, nel periodo di ferie 5, con un costo medio del personale di circa 10.000 euro. Non è sostenibile in questo momento, mi sembra evidente. Poi abbiamo avuto anche il problema che tre dei nostri cuochi hanno rifiutato di venire a lavorare in Amandola. Con il riconfermato direttore Licio Livini, quindi, rivaluteremo la situazione, anche se le difficoltà restano quello che ho elencato. Con la Medicina, invece, avremo 25 letti, più 14-15 per la Rsa e l’apertura sarà conveniente”.

Agli ospiti della Rsa e ai loro familiari D’Angelo chiede di avere pazienza per qualche altro mese. “C’è anche da dire – conclude – che tra Amandola, Comunanza e zone limitrofe un ristorante che ci garantisse questi pasti non l’abbiamo trovato; soprattutto per i festivi ci sono dei problemi. L’unica soluzione è riaprire direttamente noi, ma con un numero di pasti congruo”.

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