
“Sabato pomeriggio anche Porto Sant’Elpidio, dopo gli episodi verificati negli ultimi anni nei comuni limitrofi, è diventata tappa e teatro delle risse in strada stile Fight street, la nuova moda del sabato pomeriggio che spopola tra gli adolescenti delle scuole medie-superiori che, dopo essersi dati appuntamento sui social network, si incontrano per dare vita a veri e propri scontri”. Così il direttivo di Città e futuro, il gruppo civico capitanato da Lorenzo Pezzola, che intende attivarsi dopo la rissa tra adolescenti di sabato scorso nei pressi della stazione ferroviaria a Porto Sant’Elpidio.
La lista parte dal plauso alle forze dell’ordine “per il tempestivo e risolutivo intervento, e non di meno all’amministrazione, in particolar modo all’assessore Vitaliano Romitelli, immediatamente recatosi sul posto”. Secondo Pezzola e il gruppo civico, l’accaduto è espressione di “una tendenza preoccupante che affascina sempre più i giovani tra i 13 e i 16 anni che usano ogni minimo pretesto per lanciarsi il guanto della sfida sui social, scegliendo il giorno, l’ora e il luogo dove incontrarsi e picchiarsi. Un remake, anche se in contesto differente dell’episodio che accadde sempre in questo comune nel marzo 2014, nel primo pomeriggio prima dell’inizio dell’incontro di calcio di serie D tra Civitanovese e Fermana. In quel caso, gli esponenti delle due tifoserie scelsero di darsi appuntamento via social per picchiarsi all’interno della pineta elpidiense”.
Per Città e futuro, si tratta solo “della punta di un iceberg molto più complesso, fatto di degrado sociale, ma soprattutto totale assenza di valori e riferimenti. Per questo il notro direttivo, dopo un incontro convocato d’urgenza a seguito dello spiacevole episodio, ha intenzione di lanciare una serie di eventi all’interno delle scuole, proprio per trattare temi inerenti a fenomeni di questo tipo, al fine di creare un contatto diretto con i giovanissimi. La chiave di lettura infatti, è che il primo passo verso un cambiamento di direzione, sia proprio quello di stabilire un filo di comunicazione diretto tra le varie generazioni. Vedere questo fenomeno come un argomento legato squisitamente alla sicurezza, significa infatti tralasciare forse la radice del problema, che è l’aspetto sociale”.














