di Maria Nerina Galiè

Sibillini, sanità e terremoto sono ormai dichiaratamente al centro del dibattito politico e cittadino ad Amandola. Un mix che rischia di diventare esplosivo al termine dell’anno in corso ed in vista delle prossime elezioni amministrative. Protagonista la bella città montana, sede storica dell’ospedale del comprensorio, con un’utenza di 20 mila persone, e reso inagibile dai terremoti del 2016. Da una parte si inneggia ad una nuova struttura, da realizzarsi in località Piandicontro su un terreno per il quale l’Amministrazione comunale ha approvato, due volte, la delibera per la variante al Piano regolatore per il cambio di destinazione urbanistica, da agricolo a servizi ospedalieri e sanitari. Dall’altra si infittiscono le file del Comitato per la tutela della salute nelle aree montane, presieduto da Luisa Di Venanzi, che nella prima assemblea pubblica, tenutasi nell’ex pretura domenica 16 dicembre, ha ribadito il suo slogan “Ridateci l’ospedale di Amandola !”, davanti ad un’affollatissima platea. Presenti anche i consiglieri regionali Peppe Giorgini e Romina Pergolesi, il sindaco di Ascoli Piceno Guido Castelli e diversi rappresentanti della sanità locale.

“Chiediamo che vengano subito restituite al nosocomio amandolese tutte le funzioni sanitarie antecedenti gli eventi sismici, nonché il personale che ha garantito in modo eccellente la tutela della salute pubblica del popolo montano”, ha detto la Di Venanzi durante la sua uscita ufficiale, “la prima – ha annunciato – di altre iniziative anche di mobilitazione popolare”.

“L’obiettivo di questo comitato – ha continuato la Di Venanzi – è quello di tutelare il diritto alla salute delle popolazioni montane ed ha preso piede subito dopo l’assemblea popolare del settembre 2016. In quella sede, inaspettatamente, abbiamo assistito al rifiuto, da parte dell’Amministrazione comunale, dell’offerta della Protezione civile di realizzare un ospedale da campo perfettamente attrezzato, in attesa di altre soluzioni. Invece, il punto di primo intervento è stato declassato ad un’assistenza territoriale, illusoriamente chiamata pronto soccorso, presente da più di due anni su container, con inevitabili disagi e priva di sala operatoria e anestesista, indispensabili per le emergenze. Inoltre, contro ogni logica che avrebbe dovuto prevedere un aumento dell’assistenza sanitaria in questa zona ed una corsia preferenziale per le visite specialistiche degli utenti montani, abbiamo assistito, impotenti, ad un vero e proprio saccheggio. Dopo diversi mesi, siamo stati messi persino di fronte all’impossibilità di prenotare una tac, perché paradossalmente ingolfati da prenotazioni provenienti da utenti della costa. I vincoli territoriali, impediscono l’accesso ai servizi sanitari di Ascoli Piceno, la cui viabilità è di gran lunga migliore rispetto a quella che conduce a Fermo. Oggi ci troviamo ad affrontare il terzo inverno post terremoto alla luce di dichiarazioni, promesse, impegni politici, e continui cambi di rotta. E la popolazione dei Sibillini si vede arrivare 2 milioni e mezzo di euro per un capannone prefabbricato, che verrà realizzato a Piandicontro, per ospitare il reparto di medicina (deliberato dal Consiglio comunale dello scorso 14 novembre, ndr). Una soluzione tardiva, rispetto all’ospedale da campo completo di tutto, che potevamo avere a suo tempo con minor spesa, o rispetto alla ristrutturazione del Vittorio Emanuele II, che poteva già essere avvenuta con un costo di poco superiore”.

Diversa è invece la volontà dell’Amministrazione comunale di Amandola che, in accordo con la Regione Marche, sta lavorando di buona lena per la realizzazione del nuovo ospedale dei Sibillini. Sono però state necessarie due sedute di consigli per l’approvazione della variante puntuale al Piano regolatore, per una “precauzione” che ha voluto prendere il sindaco Adolfo Marinangeli, la cui sorella è comproprietaria di una parte dell’area destinata. I fatti. La prima delibera, la numero 49 del 14 novembre 2018, è passata ai voti per il rotto della cuffia. Non solo. Mancando tutti i consiglieri di minoranza e due di maggioranza, per il raggiungimento del numero legale (sette), anche Marinangeli ha dovuto alzare la mano. Il fatto ha rischiato di sollevare un vespaio ma soprattutto ha messo a repentaglio la regolarità della consultazione in ragione dell’articolo 78 del decreto legislativo 267 del 2000 che recita: “Gli amministratori devono astenersi dal prendere parte alla discussione ed alla votazione di delibere riguardanti interessi propri o di loro parenti o affini sino al quarto grado”.

Immediata, dopo l’ufficializzazione del documento, l’interrogazione del consigliere dell’opposizione Giulio Saccuti. Pertanto, sebbene il sindaco non ritenesse “sussistente la correlazione immediata e diretta fra il contenuto della deliberazione e specifici interessi del familiare”, è stato di nuovo convocato il civico consesso, che si è tenuto il 6 dicembre scorso, per annullare il provvedimento precedente ed approvarne un altro che fosse inattaccabile. La seduta è andata a buon fine. Con sette voti anche stavolta, ma senza quello del primo cittadino il quale è uscito dall’aula.

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