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LA RECENSIONE
Tornano Jordan Peele e la sua spirale di terrore: “Noi”

RECENSIONE - Questa volta la storia è più “ambiziosa” e in un certo senso più inquietante: una normale famiglia in vacanza i suoi doppelgänger, decisi ad ucciderli. La formula dell’ignoto che funziona di più del conosciuto continua ad essere vincente, di conseguenza le spiegazioni sono poche
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di Eraldo Di Stefano

Che Jordan Peele fosse parte di una nuova generazione di talenti cinematografici, lo si era capito già da un po’ di tempo. Dopo il suo Scappa – Get Out (2017) in cui ha partecipato come sceneggiatore, produttore e regista, torna con un horror in cui la suspence e la tensione sono sempre più tangibili e crescono mano a mano che il film va avanti.

Questa volta la storia è più “ambiziosa” e in un certo senso più inquietante: una normale famiglia in vacanza i suoi doppelgänger, decisi ad ucciderli. La formula dell’ignoto che funziona di più del conosciuto continua ad essere vincente, di conseguenza le spiegazioni sono poche. Il tema del misterioso alter ego, del conscio e dell’inconscio, si increspa attraverso un racconto di somiglianze e differenze che rende inquieto lo spettatore per tutto il tempo. La famiglia Wilson conosce delle ombre che gli assomigliano ma che sono allo stesso tempo spaventosamente differenti, vestite in abbinate tute rosse abbinate queste presenze si trasformano da specchi a incubi.

Il “gemello cattivo” è un motivo ricco e duraturo che si snoda pian piano lungo tutta la pellicola, iniziando con un flashback del 1986 in un parco divertimenti a Santa Cruz in California, dove una ragazza (Adelaide da bambina, interpretata da un’espressiva Madison Curry) e i suoi genitori passeggiano tranquillamente. La situazione contrappone la felicità della bimba, che con una mela candita in mano è contenta e spensierata, alla freddezza dei genitori, che si mantengono ad una geometrica distanza.

Poi si passa a molti anni dopo, con i Wilson, un’ordinaria famiglia guidata da Adelaide (Lupita Nyong’o), ormai adulta, e Gabe (Winston Duke). A Peele piace mescolare toni e stati d’animo, il film parte leggero, con immagini che trasmettono calore familiare, per iniziare poi un climax ascendente di tensione che non abbandona fino alla fine.


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