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ACCADDE OGGI
Il dramma ad alta quota,
trent’anni fa tre fermani
morirono sul Gran Zebrù

FERMO - Il 24 luglio del 1989 Fermo restò attonita per una tragedia che colpì tre suoi concittadini molto noti: Mario Cerolini, Evasio Tizi e Sante Cisbani, morirono a 3700 metri sulla seconda montagna più alta della Provincia di Bolzano.
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di Paolo Bartolomei

I tre fermani, appassionati di alpinismo, scalavano la parete dal lato lombardo della montagna che fa da confine tra Alto Adige e Lombardia. Di tutti i percorsi possibili per salire la celebre montagna, loro scelsero quello meno difficile, da Bormio (soprannominato “La Via Normale“), ma probabilmente una fatalità li tradì.

L’avvocato Mario Cerolini

Secondo alcune ipotesi le alte temperature di quei giorni fecero staccare dei lastroni di ghiaccio, secondo altre – riferite dalla stampa – qualcuno  dei tre aveva le scarpe senza ramponi e, scivolando, avrebbe trascinato gli altri della cordata e la guida.

Erano partiti da Bormio quando era ancora notte e alle 5.30 avevano lasciato il Rifugio Milano a quota 2581 metri per la parte più impegnativa della scalata, l’arrivo in vetta previsto intorno alle 10. Quando mancava pochissimo per la cima, arrivati a quota 3700 metri precipitarono per alcune centinaia di metri  insieme alla guida di 38 anni Valente Sosio di Sondrio, morto con loro.
Un analogo incidente era capitato il giorno prima nello stesso punto ad un escursionista veneto che aveva perso la vita, e molte altre vite ha chiesto come tributo il Gran Zebrù ai suoi scalatori sia prima che dopo la tragedia del 24 luglio 1989, anche recentemente.
Durante la prima guerra mondiale fu uno dei capisaldi principali di controllo degli austro-ungarici, su cui persero la vita molti italiani per espugnarlo salendo dallo stesso versante occidentale.

I tre fermani erano molto esperti di montagna, tutti iscritti al CAI di Fermo di cui Tizi era stato una trentina di anni prima uno dei soci fondatori.
L’avvocato Mario Cerolini aveva 51 anni, Evasio Tizi, cancelliere del Tribunale di Fermo, 57 e Sante Cisbani, professore di biologia all’Itis Montani, 42.

Il prof. Sante Cisbani

 

L’impressione e il cordoglio a Fermo furono enormi, i tre erano tutti molto conosciuti e stimati. Cerolini era un affermato legale, consigliere dell’Ordine degli avvocati di Fermo e attivo nelle associazioni forensi, lasciò la moglie Cristina e i giovani figli (Paolo e Marco) entrambi appena avviati alla professione legale. Anche Tizi lavorava a Palazzo di Giustizia come funzionario, lasciò la moglie Edda e il giovane figlio universitario Simone. Il padre di Evasio guidava il trenino Porto S.Giorgio-Fermo-Amandola. Cisbani, il più giovane di tutti e tre, morì dieci ore dopo all’ospedale di Bolzano, lasciò la moglie Anna, anche lei insegnante, e due figli giovanissimi, Pierangelo e Francesca.

Solo la famiglia di Cisbani quel giorno stava in albergo a Bormio, mentre i parenti di Cerolini e Tizi erano a Fermo.Se io fossi stato su – racconta oggi Simone Tizi, figlio di Evasio – sarei stato sicuramente in cordata con loro“.

L’incidente avvenne in mattinata ma la notizia si propagò, anche a Bormio, solo nel tardo pomeriggio e arrivò a Fermo in serata perché il recupero e il riconoscimento delle vittime fu difficile e completato solo in serata con il ritrovamento delle tre tessere del CAI di Fermo.

Evasio Tizi con il giovane figlio Simone immortalati sullo sfondo delle Dolomiti

 

La tragedia sulla stampa locale

 

 

 

Il percorso della scalata e il punto dell’incidente

 

La ricostruzione di Vincenzo Antonelli, presidente del CAI di Fermo.

 

 

Solo il caso ha salvato dalla tragedia un quarto fermano


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