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‘Noi, lo straniero’, al centro
San Rocco tre incontri
sulle migrazioni nel Piceno
dall’antichità all’età moderna

FERMO - I tre incontri si terranno il 23 novembre, il 30 novembre e il 7 dicembre, tutti alle 17. Dal centro culturale: "Questo ciclo di tre incontri vuole esplorare queste contaminazioni lungo l’antichità, il medio evo e l’età moderna del Piceno"
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Migrazioni ed immigrazioni nel Piceno dall’età arcaica ai piroscafi. Tre incontri per esplorare le migrazioni lungo l’antichità, il medio evo e l’età moderna del Piceno al centro culturale San Rocco in piazza del Popolo a Fermo.

L’identità etnica di un popolo nella storia è costantemente attraversata e plasmata da correnti di scambi e convivenze con chi tendiamo a riconoscere come straniero, ma in realtà è già parte di noi. Questo ciclo di tre incontri vuole esplorare queste contaminazioni lungo l’antichità, il medio evo e l’età moderna del Piceno.

Ma vediamo nel dettaglio gli appuntamenti. Si parte sabato 23 novembre alle 17 con, relatore, Giacomo Recchioni che affronterà il tema ‘Ethnos e identità nel Piceno Antico’: “Identità arcaiche, multiculturalismo nel Piceno antico, koiné, melting pot, meticciato. Poi c’è stata la fabula Latina del Picus appartenuta ai Piceni e ai Sabini. Tutti termini utilizzati oggi che – fanno sapere dal centro San Rocco – cercheremo di contestualizzare in area medio-adriatica intorno all’età del Ferro. 360.000 erano i Piceni secondo Plinio e di questo parleremo”.

Sabato 30 novembre, sempre alle 17, sarà il turno del professor Marco Moroni che parlerà di ‘Migrazioni del passar: Slavi e Albanesi nelle Marche del Quattrocento e del Cinquecento’: “Dopo le grandi pestilenze della seconda metà del Trecento, un consistente flusso migratorio prese avvio dalle regioni balcaniche e dall’Albania in direzione dell’Italia. Nella fase iniziale le regioni più investite, oltre alla Puglia, furono l’Abruzzo, le Marche e la Romagna; più tardi altri flussi si muoveranno verso le coste ioniche e la Sicilia. La peste aveva ucciso un terzo della popolazione italiana. Mancavano braccia: quelle braccia giunsero dalla sponda orientale dell’Adriatico. Particolare attenzione sarà dedicata alle strategie di adattamento e ai meccanismi che hanno favorito l’integrazione degli immigrati slavi e albanesi nella società marchigiana del Quattro-Cinquecento”.

E per concludere, sabato 7 dicembre, sempre alle 17, incontro con la professoressa Olimpia Gobbi sul tema ‘Andare: luoghi di partenza, mète, ceti, genere e mestieri degli emigranti marchigiani fra Ottocento e Novecento’: “Fra Otto e Novecento hanno lasciato la loro terra più di seicentomila marchigiani. La relatrice cercherà di far emergere la complessa realtà di tale imponente fenomeno migratorio, da alcuni considerato un vero e proprio esodo. Se ne approfondiranno non solo le forme organizzative e le destinazioni, ma anche gli aspetti psicologici e socio-culturali, gli impatti sulle comunità di partenza e sulla vita reale delle persone coinvolte”.


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