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Ex Gigli, no al braccio
di ferro coi privati
Franchellucci: “La norma può cambiare”

PORTO SANT'ELPIDIO - Niente ultimatum alla proprietà, l'Amministrazione attende che il Governo rimuova l'obbligo di chiedere un parere al Demanio
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di Pierpaolo Pierleoni

L’amministrazione comunale dice no ad un braccio di ferro con la proprietà dell’ex cineteatro Gigli. La maggioranza consiliare ha rifiutato compatta la mozione, presentata  da Giorgio Marcotulli, di porre una sorta di ultimatum al 31 dicembre. Entro quella data, il capogruppo di Fratelli d’Italia proponeva di arrivare alla sottoscrizione del contratto definitivo di acquisto della parte pubblica dell’immobile. In caso contrario, chiedeva di rivendicare la restituzione della caparra da 390.000 euro versata dal Comune.

“Nel preliminare – ha ricordato Marcotulli – si poneva un termine di 7 mesi entro i quali arrivare a concludere l’acquisto, salvo prolungamento dei tempi in attesa del parere di congruità dell’Agenzia del demanio. Dato che 7 mesi sono abbondantemente passati e che il parere del Demanio è arrivato, non esistono più ragioni per aspettare. Entro fine anno si firmi o si recuperino le somme anticipate”.

Ma il sindaco Nazareno Franchellucci prende tempo e dice “no ad una spiacevolissima rottura con la proprietà. I contratti si firmano in due ed è chiaro che loro non sono disponibili a vendere l’immobile ad una somma di molto inferiore a quella prevista nel preliminare (440.000 euro in meno, come da valore ritenuto congruo dall’Agenzia del demanio,ndr). Fino ad oggi abbiamo portato avanti col privato un percorso di condivisione che ha già prodotto risultati importanti, infatti finalmente la nostra città ha una piazza e questo è sotto gli occhi di tutti”.

Secondo il primo cittadino sono due le questioni che impongono di attendere. “La legge impone che gli atti vadano adeguatamente motivati. Invece nel parere di congruità dell’Agenzia del demanio la motivazione che ha portato a stabilire un valore di 1,5 milioni di euro è carente. Ci sarebbero diversi aspetti da considerare, alcuni sono evidenti. E’ del tutto singolare si sia ritenuto che tutta la corte esterna all’ex Gigli abbia valore zero. Credo sia evidente a tutti che se io e il mio vicesindaco abbiamo entrambi una casa di 100 metri quadri, ma la mia ha una corte esterna e la sua no, la mia casa vale di più. Il privato ha chiesto una revisione della stima ed attendiamo i riscontri che arriveranno a questa richiesta”.

Ma c’è anche una discussione in corso al tavolo del governo centrale che potrebbe cambiare le carte in tavola. “C’è un dibattito in corso, all’interno della manovra economica sembra sia stata accolta una proposta che l’Anci ha avanzato già da tempo, per rimuovere l’obbligo di richiedere un parere all’Agenzia del demanio per procedere con l’acquisto di immobili”. Se così fosse, il Comune non sarebbe più tenuto a rispettare la somma indicata dal Demanio come congrua per procedere all’acquisto. Ecco perchè, conclude Franchellucci, “ci sono ancora dei percorsi aperti che rendono del tutto inopportuno porre una scadenza al 31 dicembre per concludere il contratto o richiedere indietro la caparra, come proposto nella mozione”.

Perplessi sulla posizione dell’amministrazione comunale i rappresentanti dell’opposizione. Secondo Monica Genovese, del Laboratorio Civico, “resta incomprensibile la posizione del Comune che critica e contesta un parere che farebbe risparmiare alle casse pubbliche centinaia di migliaia di euro”. Marcotulli, qualora la norma cambi e il parere del Demanio non sia più vincolante, “si augura che comunque non si paghi per l’ex Gigli la somma di 1.951.000 euro prevista nel preliminare. Ricordo che l’ultima perizia fatta dagli uffici comunali ha rivisto in basso la stima dell’edificio e ha ipotizzato un valore di 1.770.000 euro. Sarebbe paradossale se pagassimo più di quello che i nostri stessi uffici hanno ritenuto una cifra adeguata”.


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