“In questo periodo di distanziamento sociale siamo costretti in casa e, tra le altre attività, si ha più tempo per sfogliare i quotidiani. È di questi giorni la notizia che la Procura di Fermo ha presentato appello contro la sentenza di primo grado con cui il Tribunale di Fermo aveva assolto dalla accusa di lottizzazione abusiva l’imputato Felice Chiesa nel processo Verde Mare ‘perché il fatto non sussiste’. Una premessa è d’obbligo: la Procura era ed è assolutamente legittimata a presentare appello e, secondo l’ordinamento italiano, non si è colpevoli fino a sentenza passata in giudicato. Quindi è assolutamente pacifico che la Giustizia debba fare il suo corso”. Inizia così la nota diffusa dal comitato degli stagionali del Verde Mare, da sempre impegnati per la rinascita di un luogo a cui sono legati da tempo. 

“Detto questo, tuttavia – spiega il Comitato i cui componenti arrivano da tutta Italia-  la vicenda lascia spazio ad alcune considerazioni. Seguendo tutta la vicenda giudiziaria e tutta la fase dibattimentale sono emersi alcuni punti fermi. Da un lato la Pubblica Accusa ha sempre sostenuto che i manufatti presenti all’interno del Verde Mare avessero trasformato la destinazione dell’area da ‘turistico ricettiva’ a ‘residenziale’. Dall’altro, ovviamente, la Difesa ha sempre confutato tale capo di imputazione. È bene far notare che gli argomenti portati in aula dalla accusa e dalla difesa sono stati tali che hanno condotto il Giudice di primo grado a dire che non vi erano sufficienti elementi per ritenere Felice Chiesa ‘colpevole oltre ogni ragionevole dubbio’. Cioè a dire: durante la fase dibattimentale sono state ascoltate le tesi dell’accusa e sono state valutate le prove testimoniali e documentali portate in aula dalla difesa; evidentemente queste ultime hanno prevalso sulle prime, tanto da far assolvere l’imputato perché il fatto non sussiste.  È bene ricordare che il Verde Mare è stato inaugurato nel 1973 con regolari permessi rilasciati dalle autorità all’epoca competenti e che per ben oltre 42 anni ha esercitato la propria attività sulla scorta di autorizzazioni rilasciate a vario titolo da più attori della Pubblica Amministrazione. Tanto che in aula la difesa ha presentato un voluminoso scatolone contenente tutti gli atti autorizzativi da quello della concessione per l’apertura (datato 02/10/1972) a quelli necessari per rendere il campeggio ciò che è oggi (atti del Comune di Fermo, della Sovrintendenza, della Provincia di Ascoli, Delibere della Regione Marche, ecc.). Nonostante queste evidenze, nonostante il Verde Mare stia lì dal 1973, nonostante il litorale marchigiano sia costellato di campeggi e villaggi che presentano situazioni identiche a quelle contestate al campeggio di Marina Palmense, questo resta l’unico nel mirino della Procura”.

Il Comitato stagionali aggiunge:  “Senza contare quanto tutto questo sia costato ai contribuenti sia in termini di minori entrate per tutti (180.000 presenze in meno a stagione) sia in termini di costi sostenuti dalla pubblica amministrazione in cinque anni di procedimento. C’è tanta amarezza per quel che sta accadendo intorno alla vicenda Verde Mare. C’è tanta amarezza per un territorio già colpito dalla crisi del calzaturiero, dal terremoto ed ora anche degli effetti dell’ultima pandemia. Ed allora ci si chiede: c’era davvero bisogno di tutto questo?”.

 

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