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LETTERE AL DIRETTORE
“Bella Ciao, Fofo e la memoria del futuro”

25 APRILE - Sara Malaspina: "Fofo è stato un uomo della Resistenza. Compariva spesso a casa del mio caro nonno, Gino Pennacchietti. Erano “compagni”, uomini sensibili, due antifascisti ferventi, uniti da grandi ideali politici di umanità, giustizia e libertà"
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di Sara Malaspina

Fofo è morto all’improvviso. Se n’è andato la notte dell’ 8 aprile di questa primavera difficile, che non scalda il cuore, sorride poco, spoglia d’amore e di euforia, con la perdita della dimensione del futuro. C’è stato il dolore indicibile della sua morte in solitudine. Mi sembra ancora irreale. Un giorno mi espresse il suo desiderio: « Fai tu un bel discorso al mio funerale. Sei brava a parlare». Mi ammirava, cosa che mi fa davvero arrossire, ma non potevo deluderlo, ed accettai senza neppure un attimo di incertezza.

Il mio saluto sarebbe stato un atto d’amore. Così ho pensato di dedicargli il mio personale ricordo nella giornata della Liberazione dell’Italia dall’occupazione nazifascista. Fofo è stato un uomo della Resistenza. Compariva spesso a casa del mio caro nonno, Gino Pennacchietti. Erano “compagni”, uomini sensibili, due antifascisti ferventi, uniti da grandi ideali politici di umanità, giustizia e libertà. Questioni di grandissima attualità. Io li ascoltavo, stavo attenta, mentre discorrevano del movimento sindacale, di masse popolari, di vita democratica e di lavoro per il bene comune. Mi colpivano per il loro entusiasmo e la concretezza d’azione, quell’andare al cuore delle cose, di lavorare insieme per costruire risultati concreti. Io capì soltanto che nella vita sarei stata vicina ai più bisognosi. «È una bambina ben educata», dicevi. Il loro miglior insegnamento è stato l’esempio.

Fofo è stata una persona di grande esperienza e saggezza. Era gentile, sincero e simpatico verso gli altri. Un vero signore. Parlava con rispetto, aveva buon cuore, gli occhi espressivi, il sorriso allegro, una straordinaria energia interiore. Non a caso era innamorato della vita. Ce ne vorrebbero di uomini così! Un cervello integro, sempre lì a interessarsi della sua Fermo. Appariva risoluto, sicuro di sé: i consigli espressi con schiettezza, “pane al pane e vino al vino”, con la voce appassionata di chi sa immaginare un mondo diverso da quello in cui vive.

Intanto quella bambina era diventata la sua «ragazza perbene». Ci si telefonava spesso: «Ti aspetto a casa per un caffè». Io avevo l’ansia di incontrarlo, di abbracciarlo. Seduto su una poltrona, ci si raccontava di tutto. Mi guardava contento e rideva. Fofo credeva a quel che avevo dentro, che per vivere basta il cuore, sapendo che la vita è bella anche quando è brutta.
Viviamo in un’epoca in cui la politica ci fa coprire di vergogna e noi non staremo ad assistere da spettatori a tutte quelle cattive azioni che non sembrano altro che una truffa. Allora, noi dovremo parlare… Eh, si: l’amore e la libertà camminano insieme. Qualche volta costano lacrime e sangue, ma lì si gioca il senso della vita. Di certo, arriverà una bella storia, di nuovo pronti a parlarci, a guardarci negli occhi, a riconoscerci, per nuovi formidabili anni – come canta Vecchioni – «quando dicevamo d’essere compagni, una cosi lieve e fragile parola scritta sopra il vento della storia».

Sei nel mio cuore.
Bella Ciao, Fofo! E grazie!
La tua combattente,
Sara.


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