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LETTERE AL DIRETTORE
Il Rilancio delle Marche e delle aree interne passa per le Zone Economiche Speciali e per le Zone Franche Montane

LETTERA - I territori montani, per la maggior parte sono inseriti in contesti di marginalità e di profondo svan­taggio e pagano lo scotto di una difficoltà intrinseca che non appare superabile senza un decisivo intervento pubblico.
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di Maurizio Petrocchi, consigliere comunale Montefortino

La pandemia in corso e le conseguenti misure di contenimento hanno portato forti contrazioni nell’attività produttiva in tutti i principali paesi, Italia compresa. Dalle analisi di Bankitalia Il PIL mondiale è stimato in forte arretramento quest’anno, con effetti molto marcati sugli scambi commerciali, le previsioni dell’istituto di Via Nazionale ipotizzano che la domanda estera per i beni prodotti nel nostro paese si contrarrà del 13,5% nel 2020 per riprendere un trend positivo solo nel successivo biennio. Forti ripercussioni sull’attività economica saranno dovute al crollo del turismo internazionale che popolava le nostre città d’arte e le nostre spiagge. L’allentamento delle misure di contenimento del contagio il c.d. lockdown, attenueranno lievemente le conseguenze economiche nel paese, ma le previsioni della Banca d’Italia sono tutt’altro che incoraggianti, difatti si prefigura una contrazione del PIL del 9,2% nella migliore delle ipotesi e del 13% nella peggiore per il 2020, con una ripresa a partire dai prossimi anni. Le misure governative, meglio conosciute con nomi “spot” quali: “Cura Italia” e “Piano di Rinascita” (che richiama alla memoria l’omonimo ed inquietante piano), fornirebbero un contributo significativo nel mitigare la contrazione del PIL nell’anno in corso. Ci sarebbero anche degli scenari molto più pessimisti prospettati da Bankitalia, una ripartenza autunnale del virus, data per probabile o possibile da tutti gli esperti, causerebbe forti ripercussioni sulla fiducia dei cittadini e sugli investimenti delle imprese, con cali più consistenti nel commercio mondiale e un ulteriore deterioramento delle condizioni finanziarie. All’interno del decreto crescita, tra le varie iniziative, esistono interessanti misure a sostegno per le zone economiche speciali (ZES) localizzate nel Sud dell’Italia.

Le Zone Economiche Speciali sono strumenti finanziari che favoriscono impieghi diretti, in forma di debito o di capitale, o la sottoscrizione di quote di fondi, al fine di sfruttare maggiormente la capacità attrattiva verso nuovi investimenti e anche attraverso le reti portuali italiane per stimolare lo sviluppo in dette aree.
Le zone economiche speciali indicate, sparse in tutto il mondo – ne sono oltre 2000 – di cui molte in Europa. La Polonia ha la rappresentanza più numerosa. L’istituzione di una ZES non avviene in maniera automatica ma ci sono alcune condizioni come indicato nell’articolo 4 del D.L 91 del 2017 essa deve essere:
a) geograficamente delimitata e chiaramente identificata;
b) situata entro i confini dello Stato,
c) costituita anche da aree non territorialmente adiacenti purché presentino un nesso economico funzionale e che comprenda un’area portuale.

Le attività economiche ed imprenditoriali già operative e quelle che si insedieranno nella ZES possono beneficiare di speciali condizioni in relazione alla natura incrementativa degli investimenti e delle attività di sviluppo di impresa. La costituzione di una Zona Economica Speciale avviene tramite la proposta di istituzione da parte di una Regione meno sviluppata o di una Regione in transizione, come indicato dal trattato dell’Unione Europea e comporta un regime normativo speciale, servizi pubblici, infrastrutture ed incentivi fiscali. Altra criticità cronica di questa Regione, sono i territori montani che no­nostante gli intenti positivi per una loro va­lorizzazione, hanno conosciuto un disagio economico e sociale sempre più profondo, a causa della crisi che ha colpito le aziende, a causa del taglio di servizi strategici e della carenza di infrastrutture materiali ed immateriali, a causa del sisma del 2016 e da ultimo a causa del covid-19. Questi fattori nel tempo hanno prodotto una profonda trasformazione del mondo agricolo con il conseguente spopolamento di quelle zone e ha subito un’accelerazione negli ultimi anni.

I territori montani, per la maggior parte sono inseriti in contesti di marginalità e di profondo svan­taggio e pagano lo scotto di una difficoltà intrinseca che non appare superabile senza un decisivo intervento pubblico. Negli ultimi anni, decine di at­tività in montagna, piccoli e fondamentali presìdi per le comunità locali, portatrici di tradizione, storia e cultura, sono state chiuse a causa delle crisi economiche, dell’elevata tassazione, dal caro affitti e dagli eventi naturali verificatisi e secondo le stime di Bankitalia, le più gravi conseguenze economiche della crisi sanitaria, non sono ancora arrivate. Si potrebbe rilanciare il tessuto economico e sociale della nostra Regione e delle sue zone montane, defiscalizzando ed attraendo investitori ed aziende. Una possibile alternativa potrebbe essere l’istituzione di Zone Franche Montane. Con un provvedimento del genere, già adottato in alcune zone d’Italia, si potrebbe sostenere e rilanciare il territorio marchigiano e montano e in particolare quelle zone a ri­schio di desertificazione e spopolamento.

Si dovrebbero garantire agevola­zioni fiscali di lungo periodo alle imprese già esistenti me­diante l’istituzione di «zone a fiscalità di vantaggio», ed attrarre nuovi investimenti attraverso riduzioni fiscali pensate per le cosiddette «zone franche montane», approfittando anche di un neo e recente fenomeno: il Reshoring, ovvero quel fenomeno opposto alla delocalizzazione di lavorazioni che è avvenuta principalmente in Asia ed Europa negli ultimi 20 anni. Molte imprese italiane ed europee stanno facendo marcia indietro per tornare in patria (back reshoring) o in paesi vicini (near reshoring), spinte perlopiù da esigenze di qualità e controllo sul prodotto e sui servizi. Questa potrebbe essere un’opportunità in più per intercettare tutte quelle aziende italiane ed europee che stanno tornando sui loro passi, ovvero nei loro paesi di origine, incentivando quelle attività economiche ad investire e a produrre della nostra Regione e nello specifico anche nelle aree montane.

Potrebbe essere un’importantissima occasione per tornare ad essere quella Regione che nel corso degli anni ’80 divenne un modello economico di studio per tutto il mondo, per la sua elevata capacità produttiva e per le straordinarie performance economico-industriali che hanno determinato il benessere dei marchigiani.

E’ di questi giorni la notizia che il Ministero dei trasporti e delle infrastrutture e il Ministero dell’economia hanno dato il via libera alla ZES interregionale Adriatica che fa seguito alla ZES Ionica, dove ci sono le Regioni dell’Abruzzo e Molise, della Puglia e della Campania ma purtroppo non ci sono le Marche, una delle Regioni d’Italia più colpite per i motivi sopra citati e questo potrebbe essere stato un grave errore del governo locale che non si è attivato per inserire la nostra Regione nelle ZES Adriatico–Jonica o per la promozione di una Zona Franca Montana, misure fondamentali per il rilancio economico di tutto il territorio Regionale. Potrebbe essere stata l’ennesima occasione persa.  

 

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