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Covid, Andrea Rogante dal ‘Te Rrosto’
porta il grido dei ristoratori su Rete4:
“Fateci riaprire, non ce la facciamo più”

FERMO/PORTO SAN GIORGIO - Ieri sera il sangiorgese, con il figlio Paride e il panificatore Reschini, ha partecipato in collegamento dal suo ristorante Te Rrosto, alla trasmissione tv Dritto e Rovescio condotta da Del Debbio. "Noi ristoratori non abbiamo più tempo. Rispettiamo tutte le regole. Fateci riaprire"
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In tantissimi lo conoscono non solo nel Fermano come Mapa, come ‘assessore alle discoteche’, come artigiano che con le sue realizzazioni ha portato il nome della sua Porto San Giorgio sui tavoli delle massime istituzioni. In tanti, da qualche anno lo hanno iniziato a conoscere ed apprezzare anche nelle vesti di ristoratore, con il suo “Te Rrosto”. Ed è stato proprio lui, ieri sera, a portare l’urlo dei ristoratori in diretta tv, alla trasmissione ‘Dritto e Rovescio’ condotta da Paolo Del Debbio su Rete 4. Stiamo parlando del sangiorgese Andrea Rogante che ieri, dal suo ristorante, o meglio dal ristorante del figlio Paride, ha fatto rimbalzare, con tutta la sua consueta energia e passione, sul piccolo schermo il grido disperato di un’intera categoria: “Il ristorante è di mio figlio Paride, che ha 21 anni. Ha aperto la partita iva il 20 dicembre del 2019. Ma per lo Stato è diventato un delinquente”.

Rogante, con al seguito il figlio Paride, il panificatore Mario Reschini e tutta la ‘brigata’ del Te Rrosto, ha mostrato in diretta tutte le accortezze adottate nel ristorante Te Rrosto, in contrada Valle, a Fermo, dalla sanificazione all’ingresso e in bagno, alle distanze di sicurezza: “Abbiamo anche ridotto i coperti da 90 a 45. Abbiamo sostituito i tavoli – metro alla mano – con lato da un metro invece che da 80. E le distanze vengono rispettate, e controllate dalla nostra operatrice di sala. Mio figlio ha fatto l’Alberghiero, aveva esaudito il sogno della sua vita (quello di avere un suo ristorante, dopo aver lavorato nelle cucine di altri pubblici esercizi). Ora ha scritto sui social che non può sognare più. Questo è gravissimo. Dallo studio mi dicano cosa cambia dal mio ristorante, in totale sicurezza, rispetto a un autobus di linea, a un treno, a una metro. Il Governo uscente non mi ha dato nulla perché io non ho lo storico. Io sul ristorante ho investito tutto, per mio figlio. Sapete cosa mi ha dato il Governo?” e Rogante mostra una cesta di patate. “Mi hanno dato una prima volta 600 euro, una seconda altri 600 e una terza contributi da 990, di mio figlio, miei e per 8 persone che lavorano con me. Questo per tutta la pandemia”. Poi, rivolgendosi alla senatrice Malpezzi (Pd), ospite in studio, nelle vesti di esponente della maggioranza, Rogante ha continuato: “Lei rappresenta me e anche mio figlio. Parlare con lo stipendio sicuro è facile. Qui non ce la facciamo più, non abbiamo tempo. Io le parlo con il cuore in mano. Noi ristoratori non abbiamo  più tempo. Dovete far riaprire con le dovute regole (con la Malpezzi a concordare “è quello che ho detto, garantendo la sicurezza”). Non serve parlare, dovete agire. Parlare nei salotti serve fino a un certo punto”.


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