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IL PUNTO
“Il tema dell’esercizio del potere
è oggi fondamentale anche nella nostra Regione
e nei nostri Comuni”

IL PUNTO - Massimo Valentini: "Per ricostruire c’è bisogno anche della politica, ma di quale politica ? Il politico eletto chi rappresenta ? C’è ancora un legame tra politica e popolo ? Oppure si deve solo mestamente concludere che ormai la politica è un sistema autoreferenziale, sganciato dalla vita reale, proprietà di gruppi di potere che la usano per le proprie utilità? La società civile che ruolo deve avere nel rapporto con la politica ?"
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di Massimo Valentini (Presidente Fondazione San Giacomo della Marca)

Il prossimo 5 marzo la Fondazione San Giacomo della Marca propone un incontro con Luciano Violante sul tema del suo ultimo libro “Insegna Creonte. Tre errori nell’esercizio del Potere” a cui parteciperà anche l’assessore regionale Guido Castelli. Il tema dell’esercizio del Potere è oggi fondamentale anche nella dimensione della nostra Regione e dei nostri Comuni. L’impostazione democratica del nostro assetto politico-istituzionale ha subito in questi decenni un progressivo indebolimento che la crisi del capitalismo finanziario ha accelerato vistosamente generando i fenomeni dei populismi diffusi a livello planetario.

Per ricostruire c’è bisogno anche della politica, ma di quale politica ? Il politico eletto chi rappresenta ? C’è ancora un legame tra politica e popolo ? Oppure si deve solo mestamente concludere che ormai la politica è un sistema autoreferenziale, sganciato dalla vita reale, proprietà di gruppi di potere che la usano per le proprie utilità? La società civile che ruolo deve avere nel rapporto con la politica ? Il modello consociativo che è stato adottato negli ultimi decenni nella nostra Regione è stato in grado di affrontare le sfide del tempo presente ? Il modello socio-economico della nostra Regione da circa 20 anni sta affrontando lo stress dettato dalle interdipendenze della economia globalizzata che ne sta causando una profonda mutazione e la pandemia ancora in corso ha estremizzato un processo che richiede un radicale cambiamento. Nella società civile marchigiana da una parte abbiamo osservato il venir meno di alcuni corpi intermedi tradizionali che avevano generato importanti opere sociali come le Fondazione Bancarie. Il default di Banca Marche e l’azzeramento del patrimonio di molte Fondazioni è stato il plastico simbolo di questo processo.

Così pure la crisi di molte associazioni imprenditoriali è oggi manifestata nelle lotte interne tra varie fazioni, dal calo degli associati e dalla crisi dettata da modelli associativi superati ed autoreferenziali. Ma anche la politica manifesta le sue criticità, basta osservare che la maggioranza delle leadership regionali sono commissariate dal nazionale oppure immobilizzate in profonde lotte interne. Anche da noi la politica rischia di ridursi a scontri emozionali sui social, sempre più su temi non locali, abilmente pilotati per raggiungere il potere alla prossima tornata elettorale nazionale. Possiamo pertanto dire che la qualifica di corpo intermedio, così come è stato qualificato anche dalla nostra Costituzione, non è un’attribuzione statica, ovvero una medaglietta di garanzia che uno si porta sempre dietro. Il corpo intermedio, ove la vita della comunità locale si coagula in un’opera comune, richiede la capacità di continuare ad esprimere la carica ideale per cui è nato e quindi a trasmetterla educativamente ad altri . Se non c’è questo rimane solo una lobby di potere locale che ha una visione necessariamente parziale in quanto legata al proprio tornaconto ed oggi le visioni parziali non sono in grado di generare bene comune, alimentano al contrario un risentimento a sua volta strumentalizzato dal gruppo di turno per raggiungere il potere. Anche il consociativismo adottato dalla politica regionale degli ultimi decenni è stato un esempio del fallimento di questa impostazione.

La realtà regionale è tutta qui ? Assolutamente no . Si osserva infatti che nelle comunità locali ci sono ancora uomini e gruppi che vivono di questo ideale per il bene comune sostenendo nel quotidiano la sfida del grande cambiamento che realtà richiede. Partecipare ad una comunità oggi è l’unica possibilità per mantenere una fiducia, per accettare di mettersi in discussione, per fare esperienza che la relazione con l’altro su tutte le latitudini è oggi decisiva per poter cambiare. Emergono così delle autorevolezze che non sono riconosciute per le prediche che fanno, prediche molto diffuse soprattutto in certi consessi istituzionali, ma per la testimonianza di vita che danno. Sono comunità in instancabile costruzione che possono prendere la forma di una impresa, di un’associazione, di luoghi di lavoro comune come l’università , innervati nelle comunità locali, molto spesso al difuori dei canali di quelli che erano in passato riconosciuti come corpi intermedi. Comunque anche nei vecchi corpi intermedi ci sono in alcune situazioni presenze che hanno queste caratteristiche della comunità.

Nella politica si nota la stessa dinamica, da una parte è facile osservare il partito locale come un non luogo alla dirette dipendenze dei rappresentanti dei leader nazionali , dall’altra uomini e gruppi che faticosamente e quotidianamente cercano di vivere il rapporto con la comunità come la sorgente della propria azione politica. Anche in questo caso le alternative sono due: o i luoghi della politica diventano espressione di bande di potere locali, normalmente assolutamente influenti rispetto alle decisioni politiche che impattano sui territori, che per utilità personali sono al servizio della catena di comando che parte dal leader nazionale, oppure espressione di uomini che costantemente cercano un rapporto con le comunità che creano bene comune rappresentandole nei luoghi istituzionali.


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