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Prosegue la campagna di scavo nell’area archeologica La Cuma: “Crescita che ci inorgoglisce”

MONTE RINALDO - Il professor Giorgi, insieme Francesco Belfiori, Francesco Pizzimenti e Paola Cossentino dell'Università di Bologna, presenterà giovedì 22 luglio, a partire dalle ore 18.30, i risultati della campagna di scavo
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Iniziata lo scorso 5 luglio, la campagna di scavo a La Cuma di Monte Rinaldo si concluderà il prossimo 23 luglio. Protagonisti una decina tra studenti, specializzandi, dottorandi e assegnisti di ricerca del Dipartimento Storia Culture Civiltà dell’Università di Bologna.

L’indagine, diretta dal professor Enrico Giorgi, riguarda una zona all’esterno dell’area archeologica che ospita un tempio di età romana. “Qui ci sono realtà che lavorano bene insieme, quasi mescolandosi, ognuna con le proprie competenze: la Soprintendenza per la tutela, il Comune per la valorizzazione e l’Università per la ricerca e la didattica. Altra caratteristica è che si tratta di un progetto gestito da giovani, molti di loro legati al territorio e provenienti da zone limitrofe. E questa è una linea che cerchiamo di perseguire, coinvolgendo il più possibile le persone del luogo perché è un modo anche per rinsaldare le radici, raccontare e magari costruire possibilità di futuro”.

Lo stesso professor Giorgi, insieme Francesco Belfiori, Francesco Pizzimenti e Paola Cossentino dell’Università di Bologna, presenterà giovedì 22 luglio, a partire dalle ore 18.30, i risultati della campagna di scavo, preceduti da una visita al cantiere. Interverranno anche il sindaco Gianmario Borroni, Paola Mazzieri della Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio delle Marche e l’assessore regionale Guido Castelli.

Un’area, quella de La Cuma, che negli ultimi anni ha avuto uno sviluppo di straordinaria rilevanza, anche nazionale. “La sua gestione – prosegue Giorgi – comporta già il coinvolgimento come operatori di alcuni giovani che la tengono aperta, fanno visite guidate e hanno fatto un percorso simile in precedenza. È un’area utilizzata per fare cultura in senso molto ampio, che negli ultimi anni ha aggiunto ogni volta un tassello in più: è cresciuta sempre di più e oramai credo possa entrare a far parte del novero dei parchi archeologici delle Marche”.

Per il professor Giorgi l’area di Monte Rinaldo ha due aspetti che le garantiscono una grande attrattività. “Da un lato c’è quel maestoso colonnato, che ti fa riflettere e pensare al cambiamento, una struttura che affascina, crea attenzione ed entusiasmo. Dall’altro c’è l’aspetto del paesaggio, un paesaggio agrario fortemente rappresentativo delle Marche. E quello colonne sono come un piccolo ombelico di un nostro pezzo di mondo”.

Riguardo alla campagna di scavo, Giorgi rimarca come in maniera flessibile il gruppo si sia adeguato ai cambiamenti resisi necessari a causa della pandemia. “Avevamo un programma che siamo riusciti a non interrompere e che abbiamo dovuto rivedere. In precedenza sono state fatte delle ispezioni geofisiche e oggi possiamo affermare che quando scaviamo troviamo cose importantio. Ogni volta non vediamo l’ora di ricominciare, perché qui c’è un’archeologia incredibile”.

“Da cinque anni a questa parte – tiene a ribadire Mazzieri – è stata intrapresa una proficua politica di condivisione tra Soprintendenza, Comune e Università. Grazie al dato scientifico che l’Università riesce a ricavare dalle ricerche, Comune e Soprintendenza riescono così a programmare una politica di gestione dell’area, recentemente normata da una specifica convenzione”.

E tra le politiche di gestione va sicuramente menzionata quella delle attività didattiche che il Comune di Monte Rinaldo ha messo in campo con specifiche competenze scientifiche. “I progetti didattici – spiega Mazzieri – sono stati sviluppati da un’archeologa che, sempre in armonia con le varie istituzioni coinvolte, riesce di volta in volta a comunicare i risultati e tradurli per il pubblico anche dei più piccoli”.

“Al di là dell’importanza del sito – aggiunge il sindaco Gianmario Borroni – la valenza di questo progetto è che dal 2016 si è creata una sinergia consolidata e che ci ha fatto raggiungere risultati per certi aspetti inattesi. Pensare, ad esempio, che i nostri reperti sono finiti alle Scuderie del Quirinale in mostra con altre importantissime realtà italiane da un punto di vista archeologico, ci inorgoglisce ed è un tassello fondamentale in questo nostro percorso. Il nostro è un progetto nato per portare avanti le ricerche iniziate nel 1957, rimaste sospese e senza mai aver avuto una pubblicazione dei risultati. Pubblicazione che, invece, è stata presentata lo scorso anno in piena pandemia e che sintetizza gli sforzi di oltre 60 anni. È un ulteriore punto di partenza, dal quale abbiamo cominciato a fare indagini fuori dal contesto dell’area, come sta avvenendo quest’anno”.

L’obiettivo è quello di portare a conclusione queste ricerche, per poi concentrarsi sulla valorizzazione. “I frutti di queste campagne di scavo – conclude il primo cittadino di Monte Rinaldo – portano ad una ridefinizione del nostro sito, che spero i prossimi anni possa raggiungere una veste ancora più appropriata. Un ringraziamento va alla Soprintendenza delle Marche e all’Università di Bologna, con le quali in questi anni si è lavorato a strettissimo contatto. Da parte nostra lo sforzo resta sempre quello di reperire risorse per ulteriori interventi”.

Infine, l’annuncio da parte di Mazzieri che a settembre verrà inaugurata una mostra nel restaurato Palazzo Fossi, nel borgo storico del Comune della Valdaso. “Questa esposizione riporterà a Monte Rinaldo alcune delle terrecotte architettoniche andate in mostra alle Scuderie del Quirinale, accanto ad altri reperti che testimoniano tutta la ritualità che si svolgeva dentro e attorno al santuario: quindi ceramiche con iscrizioni alle divinità venerate e anche le fasi che non sono più quelle del santuario una volta riabitato da una fattoria romana, compresa perciò la fase sepolcrale. In questo modo tutti i materiali che erano nei depositi o nel museo disallestito stanno ritrovando vita grazie a queste iniziative. Emerge, quindi, una costante attenzione alla valorizzazione del luogo, così come alla comunicazione dei dati che lo riguardano”.


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