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Cade a causa di una buca ma il Comune ribalta la sentenza: cittadino condannato a restituire il risarcimento

PORTO SAN GIORGIO - Il Comune di Porto San Giorgio, con l'avvocato Giugni, ribalta la sentenza del giudice di pace che aveva condannato l'ente rivierasco a risarcire con 7mila euro un cittadino caduto a causa di una buca sul lungomare Gramsci. Il fatto risale addirittura al 2013
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di Sandro Renzi
Soccombe davanti al giudice di pace ma poi vince il ricorso. Il Tribunale di Fermo ha infatti dato ragione al Comune di Porto San Giorgio ribaltando la sentenza del giudice di pace che aveva condannato l’ente rivierasco a risarcire con 7mila euro un cittadino caduto a causa di una buca sul lungomare Gramsci. Il fatto risale addirittura al 2013. Un residente aveva citato il Comune chiedendo un cospicuo risarcimento danni dopo essere caduto rovinosamente a terra camminando sul lungomare centro di prima mattina. Complice, per l’appunto, una buca. ‘L’Ufficio legale del Comune avviava l’istruttoria e, non trovando alcuna buca, ma soltanto la naturale morfologia delle betonelle di cui il marciapiede si compone, respingeva la pretesa, tenuto anche conto dell’”ampia visibilità dei luoghi” fanno sapere dal Comune che nel frattempo aveva giudicato infondata la richiesta. Nel 2017 il Comune viene citato in giudizio davanti al giudice di pace e condannato a pagare 7 mila euro tra risarcimento e spese legali.
La sentenza di primo grado veniva appellata in Tribunale dal Comune, difeso dall’avv. Michelangelo Giugni, e con decisione di questi giorni, è stata minuziosamente ribaltata. Il residente è stato condannato a restituire al Comune il risarcimento ricevuto in primo grado, comprese le spese del suo avvocato, e condannato a pagare le spese di soccombenza di primo e secondo grado, il tutto complessivamente per circa 12.000 euro. “Quindi nessuna responsabilità del Comune e nessuna insidia”

“Ringrazio quindi il nostro difensore avv. Giugni e la dr.ssa Rocchi, Giudice del Tribunale, per gli illuminanti principi di diritto evocati in sentenza” scrive il dirigente Carlo Popolizio citando un passo delle motivazioni a supporto della sentenza “..La visibilità della buca – per la coeva luminosità naturale dello stato dei luoghi – può far degradare la buca medesima a semplice occasione dell’evento, da imputarsi causalmente al distratto pedone”.
In tema di danni personali “derivanti da cose in custodia e subiti in esito ad una caduta, il danneggiato non è tenuto ad essere risarcito dal custode qualora l’evento dipenda da una sua distrazione, da una sua imprudenza ovvero da una situazione di pericolo prevedibile, rispetto alla quale il pedone avrebbe dovuto tenere la massima attenzione” rimarcano infine gli uffici comunali.


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