Iacopo Luzi

di Maria Vittoria Mori

Sono 150 le puntate del “Giro del Mondo in 60 minuti”, programma del giornalista Iacopo Luzi in onda sulle frequenze di Radio FM1 il sabato alle 17 e in replica la domenica alle 15. Il 33enne, originario di Fermo, conduce il programma da Washington DC dove lavora come giornalista per Voice of America e Voz de América. Nel “Giro del Mondo”, Iacopo ritrova il suo collegamento con Fermo, tenendo così “un piede a casa”, da oltreoceano. 

Raccontaci di te: come ti sei avvicinato a Radio FM1 e al giornalismo?

«Cercavo di inseguire il mio sogno di diventare giornalista e la redazione fermana mi ha subito supportato. Ho sempre orbitato attorno a Radio FM1, è lì che affondano le mie radici professionali. Dopo le prime esperienze nella cronaca locale, nel 2013 ho provato ad iscrivermi ad alcune scuole di giornalismo in Italia, ma non sono stato ammesso. Così, ho deciso di giocare il tutto per tutto e mi sono trasferito negli Stati Uniti. Volevo cimentarmi in questo mondo più grande. Qui ho presentato domande in diverse scuole e sono stato ammesso in tre di queste. Ho avuto possibilità di scegliere e mi sono iscritto alla Medill School of Journalism della Northwestern University di Chicago. Da lì mi sono state offerte grandi opportunità lavorative e ancora oggi sono in America, a Washington DC». 

Cosa significa fare il giornalista televisivo negli Stati Uniti? Quali differenze hai trovato rispetto all’Italia? 

«Sicuramente è un altro modo di fare giornalismo. Innanzitutto, io nasco come print journalist e in Italia mi sono sempre occupato di questo. Ora sono giornalista televisivo ed è indubbiamente diverso. Inoltre, in Italia scrivevo articoli di cronaca locale, cercando di variare e ampliare il raggio d’azione come giornalista. Passare alla cronaca statunitense vuol dire estendere la realtà. Ora curo notizie che sono seguite in ogni parte del mondo. Per me è fonte sia di orgoglio che di stress». 

Iacopo Luzi

Qual è stato il servizio che più ti ha formato?

«Essendo un mondo così diverso, mi sono ritrovato in situazioni piuttosto stravaganti. Uno degli episodi più emblematici è stato quello del 6 gennaio dello scorso anno. Ero in onda da Capitol Hill durante l’assalto al Campidoglio da parte dei sostenitori di Donald Trump. Mi sono trovato in mezzo ad una baraonda di gente molto violenta che cercava di invadere il Congresso. Ero lì che dovevo portare avanti il servizio che sarebbe stato seguito da tutto il mondo, cercando di non essere travolto. Ora mi sembra surreale ma alla fine è una grande fortuna poter raccontare queste vicende».

 

Come è nata l’idea del tuo programma “Giro del Mondo in 60 minuti” a Radio Fm1?

«È nata nel 2017, improvvisavo questi segmenti radiofonici per tessere un collegamento tra il mio lavoro in America e Fermo. Poi negli anni la rubrica si è sviluppata in maniera sempre più programmatica e oramai gli episodi sono 150. Per me si tratta di un grande risultato. Nonostante una sospensione a cavallo del Covid, lo scorso aprile ho ripreso a registrarla in maniera regolare e ora va in onda tutte le settimane, il sabato alle 17 e in replica la domenica alle 15. Nelle puntate discuto di “grandi notizie” e frammenti di vita, cercando di fare informazione in maniera chiara. Il programma è strutturato in “segmenti”, ovvero spezzoni di circa 5 minuti ognuno, arricchiti anche con la musica cercando di portare tantissime novità».

Come decidi gli argomenti delle puntate?

«Costruisco la puntata cercando di prevedere dove va a parare il mondo. L’idea generale è di portare il mio lavoro americano a Fermo, come un’estensione. Prendo anche spunto da tanti colleghi e amici che gestiscono podcast o programmi simili al mio (geopop, lifegate)». 

Iacopo Luzi

Nel programma racconti anche delle tue esperienze?

«Diciamo di sì. In questi anni davanti alla telecamera ho parlato un po’ di tutto e questo è stato uno stimolo a portare le mie imprese anche a Fermo, in modo diverso e un po’ più familiare di come le racconto in diretta tv. Tratto degli argomenti più disparati: dalle proteste in paesi sudamericani alla politica interna ed estera degli Usa, ad esempio l’elezione di Joe Biden e le dinamiche della Casa Bianca. Prendo spunto da quella che è la mia “semplice” quotidianità. Ora, da dicembre, sto parlando spesso della situazione dell’Ucraina. Di recente ho fatto un explainer sul perché Putin potrebbe invaderla e lo sto riportando nel “Giro del Mondo” cercando di cambiare un po’ le voci rispetto al servizio. Nell’ultima puntata invece sono tornato molto sulla situazione di Trump. Qualche giorno fa, infatti, sono stati desecretati dei documenti che consentiranno di comprendere meglio cosa è accaduto il 6 gennaio 2021. Questo potrebbe pregiudicare anche la corsa per la rielezione Usa 2024 dell’ex presidente».

E se dovessi chiederti se preferisci Washington o Fermo? 

«Fermo, sicuramente. Tornerei immediatamente se potessi. Gli Stati Uniti mi hanno dato moltissime possibilità lavorative ma non voglio rimanere in America. Vorrei tornare e proseguire la mia vita in Italia. Io credo nelle radici. Mi sento fortemente legato a Fermo. Quando torno a casa mia sono davvero felice solo stando seduto in piazza del Popolo».

Lasciaci con un consiglio per i giovani che seguono il tuo programma. 

«Se dovessi dare un consiglio realista e pragmatico direi di non mollare mai. Si tratta di una questione di volontà e tenacia. Bisogna avere piani alternativi e cercare le vie più disparate per raggiungere l’obiettivo finale. Io mi sono laureato in interpretariato dopo essere stato bocciato due volte alle superiori. Mi hanno rifiutato in una scuola di giornalismo eppure ho continuato a mandare richieste in altre scuole. Alla fine, mi sono buttato in questa esperienza a stelle e strisce. Ho creato tanti piani alternativi per raggiungere l’obiettivo. Il mio consiglio è: se non dovesse andare il piano A, via con il piano B, poi C e se non dovesse funzionare, c’è ancora il piano D. Siate ostinati, no matter what». 

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