
di Andrea Braconi
“Vito è stato il cinema nel nostro territorio. Ed è il padre della Sala degli Artisti, un cinema di qualità diverso dalle altre sale”. Ha la voce rotta dall’emozione Andrea Cardarelli, gestore della sala cinematografica nel cuore del centro storico di Fermo.
La notizia della morte di Vito Lauri, “la nostra memoria storica cinematografica”, lo ha colto di sorpresa, come molti altri. “La sua assenza in questi giorni era strana, Vito non mancava mai agli appuntamenti più importanti, come la proiezione su Rossellini alla presenza del figlio e del nipote, o il documentario del regista Roberto Minervini. Conoscevo da tantissimo tempo Vito, uno che ha sempre portato avanti una politica cinematografica di un certo tipo, programmando le sale di Fermo, Monte Urano e Sant’Elpidio a Mare”.
Classe 1950, Vito Lauri si è spento la scorsa notte, lasciando sgomento anche il suo amico Loris Scarpecci. “Nel cinema marchigiano era una delle più importanti figure – ricorda – ed è stato presidente nazionale dei Circoli Cinematografici. All’inizio degli anni ’70 è stato tra i curatori della grande manifestazione Fare Comunicazione e alla fine sempre degli anni ’70 curava le rassegne cinematografiche al Teatro dell’Aquila. E poi il suo rapporto con il regista iraniano Abbas Kiarostami, che ha fatto venire da noi all’inizio degli anni ’90 e poi altre volte ancora, fino a diventarne un amico intimo. Ha realizzato qualche documentario, come quello sul pugilato e ‘Fermo stupore e labirinto’, un lavoro veramente molto bello”.
Il cinema era la sua vita, viveva per quello. “Io sono diventato suo amico grazie a questo, mi sono sempre occupato di cinema ed era inevitabile che ci conoscessimo – conclude -. Nell’ambito della promozione del cinema di stampo culturale Vito era la persona di riferimento. E vedere il cinema in sala è sempre stato il suo centro d’interesse”.














