facebook twitter rss

LETTERE AL DIRETTORE «Grazie ai medici Maceratini e Martino non soffro più come prima»

LA LETTERA che un cittadino ha inviato all'Urp dell'Area vasta 4 per elogiare i medici Enrico Maceratini e Giuseppe Pio Martino con l'appello finale rivolto a tutti: «Abbiate cura dei medici che hanno cura dei pazienti: questo periodo della nostra storia ce lo sta insegnando anzi, ce lo sta urlando»
Print Friendly, PDF & Email

«Vorrei poter fare qualcosa di più per due bravi medici e suscitare una riflessione più ampia. Se fosse possibile sarei contento che pubblicaste questa lettera inviata all‘Urp dell’Asl di Fermo». Inizia così la lettera aperta di un cittadino (di cui si omette il nome, come da lui stesso richiesto, ma con lettera firmata in originale, «onde evitare che l’attenzione dei lettori ricadesse sul “chi” distraendola dal “cosa”»)  in cui ringrazia i medici Enrico Maceratini e Giuseppe Pio Martino lanciando un accorato invito a tutti: «Abbiate cura dei medici che hanno cura dei pazienti».

Di seguito la lettera inviata all’Urp dell’Area vasta 4.

«Non so a chi indirizzare queste mie considerazioni, ma in cuor mio vorrei davvero che le leggessero tutti. Ho passato gli ultimi 20 anni della mia vita cercando una diagnosi che spiegasse ed una cura che risolvesse  i tanti disturbi che mi hanno assillato. Sono stato in molti luoghi e da molti medici – generici, specialisti – da tecnici e perfino da “guaritori” di altre “arti mediche” e tutti mi hanno proposto cure differenti tra cui farmaci, erbe, integratori, trattamenti, manipolazioni, protesi e hanno perfino prospettato interventi chirurgici importanti uno dei quali ho affrontato.
Di fatto, anno dopo anno, prova dopo prova, esame dopo esame, visita dopo visita, trattamento dopo trattamento nulla è cambiato e anzi tutto è peggiorato soltanto. La malattia si è fatta sempre più presente e io sempre più invisibile. Ogni giorno si diventa un poco più invisibili, fino a sparire; forse perché comunque si va avanti con la quotidianità, o perché ci si nasconde di fronte a chi ci sta vicino per protezione, pudore, dignità o orgoglio oppure perché fintantoché non si conosce la causa la malattia “non esiste”, ma si scompare davvero rimanendo un involucro vuoto in ciò che di sé resta in piedi. Nel mio caso il lavoro. Nel corso di questi ultimi mesi la situazione è precipitata in maniera molto grave e io ho iniziato a precipitare assieme ad essa. Ho richiesto ancora altre visite mediche e ancora altri esami ma nulla di fatto: ho ottenuto solo farmaci senza diagnosi. Poi un giorno da una persona che come me aveva vissuto quella sofferenza fisica, mi è arrivato un suggerimento: “Chiama questo medico”. Ho così contattato il dott. Maceratini Enrico, dell’Ambulatorio di Terapia del Dolore della nostra Asl e da quel momento molto è cambiato. Ho incontrato una persona di grande “presenza umana” alla quale non ho avuto bisogno di raccontare la sofferenza  che mi divorava ormai da anni. Ho incontrato un medico che semplicemente si è fatto carico della mia condizione e pian piano me ne ha tirato fuori fin dove ha potuto. Ho incontrato la sua competenza nella scelta del percorso di soluzione dell’emergenza e nel contempo di una strategia che mi evitasse l’assunzione di farmaci con effetti collaterali più compromettenti. Ho incontrato un uomo che pur vivendo nel dolore trasmette vitalità e  fiducia. Ho incontrato un Medico – come lo era mio padre, che riceveva persone a casa persino alzandosi da tavola mentre eravamo a pranzo – che mi ha “visto” e mi ha reso visibile a me stesso. Ho incontrato un’altra volta la mia stessa vita che sembrava volersene andar via. A questo punto potrebbe finire la mia storia con una sorta di “tutti vissero felici e contenti”. Quanti, d’altronde, non sarebbero soddisfatti ritenendo di aver fatto un buon lavoro o di aver avuto quanto auspicato? Il dottor Maceratini invece, dopo aver risolto la fase acuta trattandomi nell’Ambulatorio di Terapia del Dolore si è preoccupato di affidarmi ad un altro medico per un percorso diagnostico completo. Da lì a poco ho avuto un colloquio con il dottor Martino Giuseppe Pio del reparto di  Medicina Interna dell’Ospedale di Fermo. Un giovane uomo con un’incredibile concretezza, una non ordinaria chiarezza di idee ed una grande apertura di mente che solo chi “sa di non sapere” (Seneca) può avere. In lui ho trovato un medico attento e una guida scrupolosa che ha istruito una serie di accertamenti (fino ad allora mai fatti n.d.a.) al termine dei quali ha formulato una diagnosi e stabilito una terapia.
Detto così sembrerebbe quasi facile ma non credo lo sia stato. I disturbi di cui soffro abbracciano così tanti organi, apparati e funzioni – motivo per cui ogni altro medico mi ha sempre valutato  in maniera parziale secondo la propria specializzazione (!!) – che per metterli in relazione in un’unica diagnosi credo che occorra veramente una notevole conoscenza o, quanto meno, molto studio.
Non sono guarito e non credo che guarirò ma non soffro più come prima, e questo lo devo a due giovani medici di cui nemmeno i colleghi forse conoscono l’operato. Avrò ancora bisogno di loro ma intanto mi vedono e so che mi vedranno e che mi potranno ascoltare. Un’ultima cosa ho da raccontare: nessun medico, per quanto arrivassi sul lettino di visita gemendo, mi ha mai suggerito di rivolgermi a “quell’Ambulatorio”, e inoltre un medico di base alla richiesta in merito ha esordito dicendo: “Ambulatorio di Terapia del dolore?!… ma non so nemmeno se esista più!!”. Da cittadino vorrei che le risorse del nostro territorio fossero messe a beneficio di tutti. Da contribuente vorrei che ciò che serve, ciò che funziona venisse preservato e valorizzato con le giuste risorse. Da malato vorrei che si conoscesse il lavoro di chi cura, di queste persone che Vedono e Ascoltano i loro pazienti. Da essere umano vorrei che si facesse il possibile per alleviare la sofferenza. Da anima in cammino auguro a queste umili persone di valore di ricevere tutto il Bene che in questo mondo “distratto” non hanno. Abbiate cura dei medici che hanno cura dei pazienti: questo periodo della nostra storia ce lo sta insegnando anzi, ce lo sta urlando».


© RIPRODUZIONE RISERVATA


Torna alla home page


Per poter lasciare o votare un commento devi essere registrato.
Effettua l'accesso oppure registrati




Gli articoli più letti