I militanti del Partito Comunista si sono ritrovati oggi davanti l’ospedale Murri di Fermo per volantinare e sensibilizzare la popolazione in merito alla «profonda crisi, ormai cronica, in cui versa il Servizio Sanitario Nazionale. La vicenda che ha spinto il Partito comunista a manifestare è, questa volta, l’entrata in vigore del fascicolo sanitario elettronico (20 aprile). Primo obiettivo del Pnrr è il punto di partenza per far arrivare i tanto decantati investimenti nella sanità. Ma chi si aspettava che questi investimenti sarebbero intervenuti per coprire le carenze di personale e/o di posti letto ne rimarrà deluso. Si tratta infatti – stigmatizzano dal Pc – di un investimento di 1,3 miliardi di euro che servirà a digitalizzare l’intero sistema, il cui vero scopo non dichiarato è il maggior controllo sulla spesa sanitaria, considerata sempre eccessiva dagli amministratori».

«Le conseguenze reali e concrete del fascicolo sanitario elettronico saranno invece riduzione della fluidità del lavoro per il personale sanitario, gravi responsabilità medico legali (e aumento del costo assicurativo), maggior tempo speso da parte degli operatori in burocrazia a scapito dei pazienti. E tutto questo avviene dopo la più grande crisi pandemica mondiale della storia. Gli investimenti nella sanità pubblica, come deciso dal Def – rimarcano dal Partito Comunista – scenderanno al di sotto dei livelli pre-pandemia. Un taglio netto di 6 miliardi previsto nei prossimi 3 anni, in totale contrasto con i proclami governativi degli ultimi due anni e in concomitanza con l’annuncio dell’incremento delle spese militari al 2% del Pil (+ 13 miliardi di euro). Il personale sanitario, gli eroi nazionali dell’ultimo biennio, sarà invece ripagato con un ulteriore peggioramento delle condizioni lavorative. Come denunciato soltanto pochi giorni fa da Anaao Assomed, soltanto negli ultimi tre anni il Sistema Sanitario nazionale ha perso quasi 21mila medici specialisti. Perdite dovute in parte al pensionamento, ma anche appunto da condizioni di lavoro sempre peggiori che spingono i lavoratori del settore a cercare impiego nelle strutture private ma anche nelle cooperative che, come ben sappiamo, qui a Fermo sono una delle poche manovalanze del Pronto soccorso. In concreto, il livello attuale delle uscite dei medici, che cercano orari più flessibili, maggiore autonomia professionale, minore burocrazia e un sistema che permetta di dedicare più tempo ai pazienti, è tale da mettere seriamente in pericolo la tenuta del SSN visto che di fronte ad uscite di circa 7.000 medici specialisti ogni anno, l’attuale capacità formativa è intorno a 6.000 neo specialisti, di cui in base a studi Anaao Assomed solo il 65% accetterebbe un contratto di lavoro con il SSN. Il Partito Comunista denuncia con forza questo progressivo declino della sanità universalistica, i cui veri responsabili sono tutti i partiti istituzionali, dal Pd alla Lega, passando per Fratelli d’Italia e 5 Stelle, dalle giunte regionali ai parlamentari nazionali. Continueremo conseguentemente a lottare per i diritti dei lavoratori del settore e per il diritto alla salute di tutta la popolazione, come sancito dall’art 32 della Costituzione italiana».

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