di Antonietta Vitali

Il 25 aprile, a Moregnano equivale al ricordo di Gino Capriotti. E infatti oggi la celebrazione della festa della Liberazione, nella frazione di Petritoli è stata contrassegnata dalla presentazione del breve volume “La stele di Moregnano per celebrare il 25 aprile in memoria di Gino Capriotti, eroe della Resistenza del Piceno” scritto da Fabrizio Iommi.

Tra la fine del 1943 e l’inizio del 1944 si era formata e operava con efficacia, attorno al Monte dell’Ascensione, una banda di partigiani comandata dal Tenente della Finanza Gian Maria Paolini e dal sottotenente degli alpini Settimio Berton, due ufficiali che non avevano aderito alla Repubblica Sociale di Salò. La posizione scelta era strategica come rifugio ma non escludeva la possibilità di rastrellamenti tedeschi volti a disperdere le formazioni ribelli operanti nella zona. Uno di questi fu proprio organizzato dalle truppe germaniche il 9 marzo del 1944. Nonostante la bufera di neve, il combattimento durò quasi tre ore e poi i partigiani furono costretti a scegliere di ritirarsi. Tutti, tranne uno, Gino Capriotti, che decise di proteggere i suoi compagni restando nella macchia di Rovetino per frenare l’avanzata tedesca con la sua mitragliatrice. Disse agli altri “andate che qui ci penso io” e ammantato di neve dietro la sua mitragliatrice si preparò alla sua ultima libera avventura. Le raffiche di Gino erano secche, brevi, improvvise e lasciavano il segno, i tedeschi furono costretti ad una operazione di accerchiamento per quell’unico partigiano che alla fine non ebbe scampo. I suoi compagni erano giunti in salvo a Castel di Croce quando udirono il silenzio della mitragliatrice di Gino che era stato ferito dai colpi a fuoco e che perse la vita con un ultimo, feroce, colpo di baionetta infertogli sul collo. Il giorno successivo il suo cadavere venne recuperato, pulito e gli fu data sepoltura con gli onori militari. Ma forse, Gino il rosso, chiamato così per via del colore dei suoi capelli, e gli onori non li avrebbe nemmeno voluti, non era nato per fare l’eroe e nemmeno il soldato, amava la vita all’aria aperta, si arrangiava a vivere alla giornata lavorando per i contadini.

Quando metteva insieme il pranzo con la cena e trovava un riparo per dormire, lui, era già soddisfatto. Per via di questa sua natura errabonda gli era stato dato il soprannome di Saltamacchia dagli abitanti di Moregnano paese dove era nato il 6 ottobre del 1921. In questo fiabesco borgo la sua memoria non è stata mai dimenticata come neppure il suo gesto eroico e nel 2014, nel 70esimo anniversario della sua morte, gli abitanti hanno eretto una stele a sua memoria nel luogo che un tempo era stato l’orto della casa dove Gino vide la luce e che oggi è giardino pubblico. Ogni anno, ad opera dell’Associazione Tutti per Moregnano che da sempre opera in armonia con un profondo senso di promozione del borgo, la celebrazione in onore del concittadino patriota Capriotti, medaglia d’argento al valor militare, si ripete e torna in questo 25 aprile 2022 dopo due anni di fermo causa Covid. Dopo la messa officiata dal parroco di Petritoli Don Umberto sono state le parole delle rappresentanti dell’Anpi provinciale di Fermo a presentare il breve volume “La Stele di Moregnano in memoria di Gino Capriotti, eroe della Resistenza nel Piceno” scritto da Fabrizio Iommi con il contributo di Vittorio Maranesi (membro fondatore dell’associazione Tutti per Moregnano) e del professor Giuseppe Totò e che racconta questa coraggiosa storia di guerra.

Presenti anche altre associazioni e autorità come l’Avis di Petritoli e il suo presidente Gaetano Massucci, sindaco di Monte Vidon Combatte, la Protezione Civile, l’Associazione nazionale Bersaglieri, il maresciallo Pio Zenobio Quarta, comandante della Stazione Carabinieri di Petritoli, l’associazione Carabinieri in Congedo. Attraversando la vita di Gino Capriotti uno scorcio ai giorni attuali, cercando di ricordare che i principi fondamentali di un vivere civile e democratico non necessariamente si imparano studiando, ‘Saltamacchia’ non aveva avuto una preparazione né scolastica né politica, eppure, posto davanti a condizioni estreme scelse di morire per un ideale di libertà e di senso di fratellanza nei confronti dei suoi compagni. La celebrazione voluta e organizzata dagli abitanti di Moregnano insegna che il futuro di una nazione è fatto da senso di comunità, unione, rispetto per la memoria e la storia, L’augurio di un Buon 25 aprile riassunto perfettamente nella splendida citazione di una frase pronunciata da Piero Calamandrei e fatta dal sindaco di Petritoli Luca Pezzani alla fine del suo intervento alla cerimonia, “La libertà è come l’aria, ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare”.  

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