di Sandro Renzi
Il Pd torna a riunirsi. Lo ha fatto ieri sera il direttivo guidato dal segretario Michele Amurri. Nessuna resa dei conti, tanto meno dimissioni, come invece da qualche parte si ipotizzava dopo la sconfitta elettorale che lo stesso Amurri giudica «sonora». Ed è proprio dal voto che i dem ripartono a distanza di un mese dal risultato delle urne che ha portato il centrodestra alla guida della città dopo due lustri targati Nicola Loira. Quello di ieri sera è stato il primo momento di discussione interna al circolo sangiorgese che deve ricostruire una base ed uscire nelle piazze.
«Un direttivo molto partecipato che ha aperto una serena ma profonda riflessione sul futuro del partito, dopo la sonora sconfitta del 12 giugno. Il primo di altri confronti che a breve ci saranno, ha portato alla decisione unitaria di proseguire insieme per stabilire metodi e modalità nuove, che dovranno essere sviluppate, per ricostruire il rapporto evidentemente perso con la città, nel rispetto del risultato inequivocabile uscito dalle urne. Non ultimo sarà il lavoro fondamentale che il Partito Democratico dovrà favorire per la ricostruzione di un’alternativa credibile nel centrosinistra» spiega Amurri. Insomma, pare di capire che il Pd abbia di fronte una strada lunga, in salita, per recuperare consenso e quindi voti tra cinque anni. Ripartire da zero o da quello che di buono è stato fatto nei due mandati amministrativi e proiettare l’azione politico amministrativa oltre il 2027, data di scadenza naturale del mandato Vesprini. E fondamentale sarà pure ricostruire un campo del centrosinistra dove possano confluire altre forze, a partire da Articolo Uno, passando per i verdi e i movimenti civici che guardano a sinistra.
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