di Daniele Iacopini
A volte la soluzione è lì, basterebbe crederci. Romano Lepore lo ripete da 10 anni, da quando ha brevettato un sistema che, applicato a una carrozzina, permetterebbe alle persone con disabilità di superare più agevolmente le tante barriere architettoniche che caratterizzano, a volte inevitabilmente, a volte per incuria e scarsa attenzione, le nostre città.
Un meccanismo cingolato che consentirebbe non solo di salire scale ma anche di superare dislivelli importanti, muretti, fossi, ecc…
Il brevetto, come detto, è stato depositato da tempo, senza che Romano sia riuscito tuttavia a trovare persone o ditte interessate a realizzare concretamente la sua invenzione.
Sessantacinque anni, papà di Romeo, un giovane con sindrome di Down grande appassionato di sport e protagonista sia in piscina che sul campo di calcio, Romano (di nome e di nascita) è una fucina di idee. Ne ha partorite tantissime: già 20 anni fa aveva brevettato dei dispositivi da applicare alle auto per accrescere la sicurezza stradale. Ha avuto contatti epistolari con diverse case automobilistiche, che hanno ritenuto interessanti le invenzioni ma poi hanno declinato l’invito ad approfondire. In 20 anni, Romano ha già depositato 4 brevetti, «più due in essere», aggiunge. E, mentre lo precisa, mostra l’agile struttura allacciata al polso su cui poggiare lo smartphone durante la guida. L’ultima delle sue idee…
Ma il suo interesse principale rimane sempre per la «carrozzina automatizzata per superare le barriere architettoniche». Un’idea che non lo molla, in cui crede fermamente. Una realizzazione che ritiene poter essere risolutiva in diverse occasioni, anche perché, come dice lui, «i dispositivi applicati in palazzi come montascale o altro sono fissi e legati indissolubilmente a quella rampa, a quella barriera da superare. Con questo sistema, invece, il mezzo è sempre al servizio della persona».
In questo senso, quello di Romano Lepore potrebbe essere un progetto nel progetto. È lui stesso a spiegarlo: «Al di là dell’uso personale, questa soluzione potrebbe essere attivata anche dalle pubbliche amministrazioni e, in generale, potrebbe essere messa a disposizione laddove vi siano servizi pubblici in contesti con particolari e inevitabili vincoli architettonici. Una persona con disabilità arriva, utilizza questo mezzo, fa quello che deve fare e poi lo rimette al suo posto, a disposizione degli altri utenti». Ma la sua idea, sottolinea, potrebbe essere applicata anche ad altri contesti: l’esercito, per consentire il passaggio dei mezzi in zone non agevoli, o anche per ampliare la categoria degli sport paralimpici.
Romano Lepore ha presentato in più contesti questa sua invenzione. Lo ha fatto vedere ai responsabili di scuole e istituzioni. «Tutti mi fanno i complimenti, tutti mi chiedono se sono ingegnere – afferma sorridendo – Ma io ho solo la terza media e una grande passione per la meccanica. Se avessi la possibilità di disegnare e di realizzare la carrozzina, magari in 3D…».
Da qui il suo appello a istituti, disegnatori, studi tecnici che possano concretizzare queste sua idea.
«Fino ad ora nessuna delle persone a cui ho fatto vedere il brevetto ha detto di avere la capacità imprenditoriale per realizzarlo – continua – Spero che qualche persona di buona volontà prenda in carico la cosa e porti a compimento un progetto che, ripeto, ha ormai quasi 10 anni. Fare le cose da soli non è semplice…».
Il tono a volte appare rassegnato, gli occhi intelligenti sembrano affidarsi ora alla speranza, ora cedere alla malinconia. Da una parte la voglia di gridare al mondo la bontà della sua invenzione, dall’altra l’oggettiva difficoltà di effettuare lo step successivo. Ma Romano non demorde. Lui è abituato a immaginare come superare le barriere. Magari puntando proprio sulla sua carrozzina.
















