Giuseppe Fedeli

di Giuseppe Fedeli *

«La crisi della Giustizia non si può riassumere in due righe. La politica legislativa, ispirata a riforme che sovente riguardano settori specifici, per poi diventare norma per tutti i casi comunque rientranti nel novero di quanto regolamentato e disciplinato, ha creato un coacervo di provvedimenti che, accavallandosi gli uni agli altri, non costituiscono un corpus normativo omogeneo, in sé coerente. Ne è che tale proliferazione (elefantiasi) non fa che disorientare il cittadino e, con lui il giurista, nonostante l’opera di infaticabile e sistematica interpretazione del dato legislativo.

L’auspicio (che si traduce in stringente necessità) è che si raggruppino norme relative a ciascun “settore” dell’ordinamento in codici, che faciliterebbero gli utenti della Giustizia, così garantendo la (sia pur relativa) certezza del diritto. E col risultato di non ingolfare ulteriormente i tribunali di cause, che si complicano e vanno avanti anni e anni, per la nebulosità del panorama legislativo. Per ultimo ma non ultimo, la riforma Cartabia pone un ventaglio di interrogativi, che non potranno essere sciolti “a la carte“: occorrerà tempo per orientarsi in un labirinto di norme, la cui formulazione letterale è spesso sciatta, e la cui funzione è, peraltro, di dubbia “validità” tecnico-processuale. Si vedrà col tempo e con le “correzioni di tiro” della giurisprudenza se essa reggerà all’urto della contingenza, sempre più frammentata e ostica».

* giudice

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