Una lunga e lancinante sequela di violenze fisiche e psicologiche nei confronti della moglie fino a quando lei, un noto ingegnere del Fermano, difeso dall’avvocato Settimio Honorati  di Ancona, ha deciso di denunciare e di far finire sotto processo l’ex marito, anche lui ingegnere. L’uomo è stato così condannato a due anni di reclusione e al pagamento di un risarcimento provvisionale di 15mila euro, da quantificare in sede civile. Tutto ha avuto inizio nell’agosto del 2016 quando la moglie dell’uomo lo aveva sorpreso con all’amante. Da quel momento lui aveva dato vita a una serie di pressioni psicologiche nei confronti della consorte. L’uomo era finito anche sotto processo a Rimini perché, nell’affittare una camera di albergo, aveva utilizzato la carta d’identità della moglie mentre in realtà con lui c’era un’altra donna. Ma in quel caso il giudice lo aveva assolto perché “non punibile per la particolare tenuità del fatto”.

Comunque, il calvario per la professionista è andato avanti per circa un anno e mezzo, mesi e mesi fatti di continue aggressioni verbali, fino a minacce di morte e richiami, non certo lusinghieri, ai familiari della donna.

La vittima, durante il processo, ha raccontato di essere arrivata a sentirsi terrorizzata e che ogni volta che tornava a casa si chiudeva nella stanza da letto. Oltre alle continue violenze psicologiche, ci sono anche quelle fisiche: in un caso la donna è stata colpita al volto perché aveva letto un messaggio dell’uomo sul suo telefonino, in un altro era stata sbattuta contro il muro. E la donna è finita due volte al Pronto soccorso. E a dispetto della situazione l’uomo non aveva alcuna intenzione di lasciare il tetto coniugale né di arrivare alla separazione. E giù ulteriori minacce.

Così si arriva al 2017 quando, a seguito di un provvedimento del giudice civile, l’uomo aveva lasciato la casa coniugale ma la ferita era ormai irrimediabilmente aperta: la donna era arrivata al punto di non dormire più per paura che il marito facesse irruzione in casa di notte e di non andare più nel suo studio professionale per il timore di essere seguita con ipotetiche conseguenze anche sul fronte lavorativo. Ora, a distanza di anni, alla luce dell’istruttoria dibattimentale e dopo aver ascoltato diversi testimoni, la verità giudiziaria è venuta a galla e il giudice ha ritenuto l’uomo colpevole. Per lui è scattata la condanna per maltrattamenti in famiglia.

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