Dopo la notte di paura e terrore a Lido Tre Archi con un uomo ferito a seguito di un colpo di pistola e una serie di colpi sparati in strada, arrivano le prime reazioni della politica e delle associazioni.

L’evento criminale torna a mettere in evidenza la necessità di un urgente intervento delle istituzioni per garantire la sicurezza dei residenti nella zona e porre fine all’ormai insostenibile situazione di pericolo e degrado sociale. Della questione si era interessato già tempo fa il consigliere regionale del Partito Democratico Fabrizio Cesetti che, con una specifica mozione presentata nel 2021, poi trasformata in una risoluzione approvata all’unanimità a novembre 2022 dall’Assemblea legislativa delle Marche, impegnava la giunta regionale a intervenire presso la Presidenza del Consiglio dei ministri e il ministero dell’Interno al fine di attivare a Lido Tre Archi un presidio fisso e permanente di polizia. Lo stesso atto, poi, impegnava l’esecutivo regionale anche ad avviare un progetto sperimentale per il controllo permanente nel territorio dei Comuni di Fermo, Civitanova Marche e Porto Sant’Elpidio e a sottoscrivere un protocollo per la sicurezza integrata con le Prefetture delle Province di Fermo e di Macerata e i Comuni di Fermo e Civitanova Marche.

Fabrizio Cesetti

«A oggi – commenta Cesetti – non abbiamo notizie di che tipo di iniziative siano state intraprese dalla giunta regionale per dar corso agli impegni attribuitile con l’approvazione di quella risoluzione. Per tale motivo, martedì prossimo, a seguito di un atto da me presentato questa mattina, in consiglio regionale verificheremo a che punto sono sia l’interlocuzione con il governo nazionale, sia i progetti che sul piano locale la Regione Marche avrebbe dovuto già avviare con le forze dell’ordine, le prefetture di Fermo e Macerata e i Comuni di Fermo e Civitanova Marche. Speriamo di ricevere notizie confortanti perché è evidente a tutti come Lido Tre Archi abbia ormai assunto i contorni di una vera e propria “terra di nessuno”, con delinquenti dediti a reati sempre più gravi che possono sfociare in drammatici episodi di sangue».

Duro l’attacco invece di Confabitare che chiama in causa il comune di Fermo, reo, a suo dire, di aver tenuto ai margini il quartiere e che «si è sempre mostrato cieco e sordo di fronte alle istanze dei residenti che chiedevano aiuto. Il problema della malavita non si risolve con qualche multa e qualche sequestro di stupefacenti».

L’associazione dice basta a questo andazzo criminale denunciando come le famiglie siano allo stremo. «Difficile – si legge nella nota di Confabitare – spiegare loro perché tre comandi provinciali delle forze dell’Ordine, una prefettura e un Comune capoluogo di provincia, con la sua municipale e un assessore delegato alla sicurezza non riescono a venire a capo di un fenomeno così serio e ormai cosi radicato. Nessuno ha voluto muovere un dito – dice Confabitare – Non si capisce altrimenti perché in tutti questi anni il sindaco, e non solo lui, non ha perso occasione di ripetere che a Tre Archi va tutto bene. Lo hanno fatto pure di fronte ad altri gravissimi episodi che si sono verificati in passato, e siamo certi lo faranno anche oggi».

«Non vogliono vedere e non vogliono sentire. La situazione oggi però è grave perché Tre Archi è un Far West, un quartiere in mano a delinquenti della peggior specie dove furti, rapine, scippi e spaccio di droga sono il segno distintivo, che va oltre gli stessi confini del quartiere – continuano -. Troppa criminalità e troppo lassismo da parte di chi dovrebbe e potrebbe fare qualcosa hanno portato ai risultati che sono sotto gli occhi di tutti.  Più volte e a più riprese abbiamo chiesto un censimento degli appartamenti, un posto fisso di polizia, più pattuglie e più indagini preventive per smascherare anche chi lucra dietro le decine di locazioni date in sub affitto e in affitto. Ma soprattutto reprimere seriamente tutta questa feccia che ammorba la costa penalizzando tutto e tutti»

L’associazione esprime solidarietà alle famiglie lasciate sole e si dice pronta a pianificare iniziative clamorose di protesta, già programmate, per i prossimi mesi al fine di sensibilizzare e investire del  problema direttamente al Ministro degli Interni e gli organi di stampa nazionale.

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