di Daniele Iacopini
Il civismo a Fermo ha ancora un futuro? Probabilmente sì, anche se nel corso del tempo ha mutato, e rischia ulteriormente di mutare, le sue caratteristiche.
Mancano ben tre anni alle prossime elezioni comunali. Sì, tre anni: a causa del Covid, si è votato nell’autunno del 2020 e il mandato scadrebbe a fine 2025, ma tutto slitterà di 6 mesi e approderà alla primavera successiva. Dunque, appare decisamente prematuro azzardare scenari definiti o fare nomi. Diciamo però che di futuro si parla: “spifferi” si sentono da tempo e l’occasione potrebbe essere matura per fare almeno un punto della situazione.
Il peso di un possibile terzo mandato
Due sono le incognite che pesano sul futuro della maggioranza e della città. La prima riguarda la possibilità per i sindaci di poter contare su un terzo mandato. La proposta è ferma alle Camere e non trova ancora il modo di venire approvata. Alcune forze politiche sono contrarie e il Governo non sembra farne una priorità. I favorevoli sottolineano che solo il sindaco ha il limite dei due mandati: non ce l’hanno infatti i parlamentari, i consiglieri comunali e regionali, il presidente del Consiglio, il presidente della Regione. Solo il sindaco, dunque.
Se tuttavia la proposta passasse e anche Fermo potesse giovarne, un’altra incognita si innesterebbe: cosa farà il sindaco Calcinaro?
Il primo cittadino ha sempre detto di non prendere in considerazione questa ipotesi: troppo coinvolgimento nell’azione amministrativa e troppa stanchezza accumulata per pensare ad un altro quinquennio. Qualcuno ricorda come anche alla fine del primo mandato avesse affermato qualcosa di simile, salvo poi ripensarci. La verità, forse, sta nel mezzo: Calcinaro accusa probabilmente il peso di un impegno gravoso e potrebbe anche vedere di buon grado altre ipotesi, che sia una candidatura regionale o nazionale (ma con quale schieramento? Aspetto non secondario…) o la guida della provincia (che nel frattempo sarà tornata ai vecchi tempi e al suffragio universale, lasciando un modello di ente amministrativo di secondo livello con elezione a suffragio ristretto che è piaciuto davvero a pochi).
Il primo cittadino è, di fatto, persona corteggiata dai partiti ma anche temuta, soprattutto per un consenso che rimane sostanzialmente molto elevato. Nonostante il secondo mandato abbia sempre la caratteristica di indebolire qualsiasi posizione politica. Un Calcinaro ingombrante per i partiti che volessero tornare sulla scena e che, dunque, potrebbe essere conveniente ‘arruolare’ piuttosto che ‘combattere’.
Il civismo cambierà, ma sopravviverà
Comunque, con l’impegno diretto di Calcinaro o no, il civismo a Fermo non sembra destinato a soccombere. Cambierà, perderà alcune anime e muterà forse in alcune componenti, ma l’onda lunga potrebbe non infrangersi contro gli scogli del tempo.
Il civismo alla fermana è stato ed è un’esperienza vera. Dal 2015 nelle liste di maggioranza coesistono davvero anime e sensibilità molto diverse tra loro, anche molto diverse, da destra a sinistra. Il collante formale è l’interesse della città (che ha ricevuto oggettivamente ricadute concrete, seppur non sempre da tutti condivise) ma, soprattutto, si tratta di un civismo che poggia indubbiamente sulla forza accentratrice e sulla competenza amministrativa e intraprendenza politica del primo cittadino. Abile anche sul piano relazionale a creare un filo diretto con i cittadini, in una sorta di disintermediazione costante dei processi comunicativi e politici.
Ma il civismo è anche altro. Nato sostanzialmente contro i partiti, il civismo nel tempo ha finito per essere usato da questi ultimi, perdendo parte del suo significato originario. Esempi se ne sono avuti anche nei comuni limitrofi. Afferma il politologo Alessandro Campi: “Ricorrere a figure civiche o apparentemente non-politiche, provenienti dal mondo delle imprese, delle professioni o della cultura, è stato il modo attraverso cui i partiti hanno cercato di riconquistare la fiducia dei cittadini. E qui risiede quello che abbiamo definito ‘l’inganno del civismo’, così come è stato sempre più declinato in Italia. Cosa c’è di civico (se non la provenienza per così dire sociale) in candidati che vengono scelti direttamente dai partiti quando questi ultimi si sentono in difficoltà o si rendono conto di non avere propri esponenti da mettere in campo? Cosa c’è di civico, dunque di virtuoso, in liste e sigle che nascono non per forza propria e dopo una lunga sedimentazione nella società ma solo con l’idea di allargare il bacino di consensi dei partiti e che nella gran parte dei casi spariscono un attimo dopo la chiusura delle urne? Oltretutto parliamo di un civismo per così dire dell’ultima ora: ci si ricorda della società civile e dei suoi anonimi protagonisti solo quando c’è da confezionare le liste elettorali (…). Ma questa non è la ‘politica nuova’, è puro maquillage finalizzato al potere. Oltre ad essere il segno (al limite del paradosso) della cronica debolezza dei partiti italiani, che più si ostinano ad attingere risorse al loro esterno più si auto-delegittimano e perdono consensi”.

Chi vivrà, vedrà
Insomma, a Fermo il civismo sopravviverà. Lo farà, eventualmente, potendo contare ancora sulla presenza in campo del sindaco uscente; oppure lo farà contando sull’arrivo sulla scena di qualche amministratore pronto a raccoglierne il testimone. Infine, lo farà nella versione “impura” dei partiti, di liste che o hanno una chiara connotazione ideale e di valori o che raccolgono comunque chiare sensibilità di una definita area politica. L’obiettivo sarà lo stesso: conquistare la città. Le modalità e gli approcci saranno invece decisamente diversi.
Fin qui le elucubrazioni su un futuro non più lontanissimo. Nel frattempo c’è una città da guidare, scelte da prendere, progetti da portare avanti e risultati da ottenere. L’impressione è che dovremo abituarci a un doppio binario, fatto di quotidianità amministrativa ma anche di posizionamenti e strategie politiche per la Fermo che verrà. Serviranno maturità e serietà.
















