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Riceviamo e pubblichiamo lo scritto di Nicola Lucci

«Il 24 aprile è la data che ricorda al mondo l’inizio dell’eccidio del popolo armeno da parte degli ottomani turchi, più precisamente in quei giorni del 1915, le autorità ottomane iniziarono a rastrellare le più eminenti anime del mondo armeno presenti nella città di Istanbul. Tali reati iniziarono in realtà già qualche tempo prima, ma solo nel maggio 1915, Francia, Gran Bretagna e Russia emisero un comunicato comune in cui osservavano che “da circa un mese curdi e turchi stanno massacrando gli armeni con la connivenza e spesso l’assistenza delle autorità ottomane”. Da qui in poi le cose per il popolo armeno andarono solo a peggiorare, la deportazione e l’uccisione da parte dei turchi ottomani vennero chiamate Meds Yeghern, la Grande Catastrofe (o Grande Male). E’ uno scherzo del destino che una data come questa sia a ridosso dell’italica Festa della Liberazione (che speriamo possa essere celebrato con spirito di pacificazione nazionale), nei territori del Nagorno Karabakh in Armenia si rischia di tornare nel passato. Da svariati mesi il governo dell’Azerbaijan ha bloccato l’unica strada che collega l’Armenia ai territori ancora sotto il controllo di Yerevan dopo la seconda guerra del Nagorno Karabakh del 2020, privando i cittadini di quei territori del gas e dei beni di prima necessità. Tale blocco ha anticipato i movimenti militari da parte dell’apparato militare azero che sta alzando la tensione sui confini, il rischio che continui il canovaccio seguito nella guerra del 2020 è molto alto. In questo giorno di Liberazione prendiamoci un attimo per ricordare anche il popolo armeno che ancora oggi rischia che il genocidio possa continuare, cercando di accendere i riflettori su tale questione per evitare il ripetersi di tali atrocità».

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