Rimozione frane in diverse strade comunali, ripristino stradale, pulizia fossi, rimozione piante e pulizia tombini e condotte. Per tutte queste azioni la Giunta comunale di Fermo ha deliberato nell’ultima riunione la spesa di 36 mila euro. Si tratta, ovviamente, di spese straordinarie dovute al maltempo dei giorni scorsi, maltempo che ha colpito anche la città di Fermo.
L’impressione è che situazioni di questo tipo siano aumentate in numero e conseguenze, con il Comune costretto a far ricorso al “portafoglio” per gestire un territorio molto vasto. A questo si aggiunge la presenza di un litorale decisamente esteso: per la mareggiata dello scorso mese di novembre, ad esempio, il comune di Fermo dovette spendere diverse migliaia di euro. Stessa cosa per la pulizia di questo periodo, con le mareggiate che hanno portato a riva tutto ciò che, invece, hanno inglobato nella vicina Romagna.
Piccole cose, forse, ma ripetute nel tempo. Interventi che, sommati all’attività ordinaria, incidono sempre più sui bilanci comunali. Abbiamo chiesto all’assessore ai Lavori pubblici, Ingrid Luciani, un parere su questo trend e sull’impatto delle vicende ambientali sull’azione e sul bilancio dell’amministrazione.
«Quest’anno, fino a ora, abbiamo dovuto far fronte solo a due emergenze. Lo scorso anno sono state tre in tutto, ma precedentemente la media è stata di 5 interventi all’anno». In alcuni casi il Comune ha chiesto il riconoscimento dello stato di emergenza, ma ovviamente non sempre viene riconosciuto.
«Questi eventi ci fanno capire diverse cose – continua l’assessore – Innanzitutto la fragilità del territorio, in seconda battuta un mutamento climatico evidente. Sono cose dette e ridette, ma in questi casi possiamo toccare con mano la realtà di ragionamenti che spesso sono di più ampio respiro. In sintesi: il cambiamento climatico ci porta gli eventi ad essere sempre più violenti e sempre meno distribuiti nell’arco dell’anno. Il territorio è fragile per via delle continue ingerenze da parte dell’uomo, vale a dire modifiche, stravolgimenti, sfruttamento. Contemporaneamente non ci sono più le abitudini di un tempo: pulire gli argini dei fiumi per quel che riguarda i frontisti, tenere puliti i bordi, segnalare quando i fossi sono pieni, ecc… Insomma, tutta una serie di abitudini che sia per le migrazioni nelle città, sia per il cambio dei mestieri e delle competenze, sia per la minore attenzione, fanno in modo che l’occhio al territorio che c’era prima non ci sia più».
E’ stato lo stesso primo cittadino di Fermo, Paolo Calcinaro, adesso in qualità di presidente di Anci Marche, a ribadire la necessità di una maggiore attenzione circa l’erogazione di risorse ai Comuni per questo tipo di episodi e per il dissesto idrogeologico, nonché per la protezione della fragilità del territorio. «Più in generale, però – precisa l’assessore Luciani – secondo me è il caso di insistere ancora di più su quella che è l’educazione delle giovani generazioni a comportamenti differenti. L’Agenda 2020-2030 ci parla di un obiettivo che ormai è arrivato, anche se ci sembrava lontanissimo. E tra gli obiettivi c’è anche il contrasto al cambiamento climatico, sottostimato da tanti».
Quindi, ricapitolando: «Cosa facciamo all’atto pratico? Interveniamo e cerchiamo di fronteggiare in emergenza. Cosa dovremmo fare? Occuparci sistematicamente del territorio, non solo di opere che riguardano il rilancio del Paese – afferma ancora Luciani – Ma, a ben vedere, anche questo attiene al rilancio del Paese: l’Emilia Romagna in ginocchio, per esempio, a seguito degli eventi metereologici ne è un esempio. Una regione vitale e che si rialzerà, ma che in 13 anni ha subìto due batoste terribili e che in parte potevano essere mitigate. E’ importante non agire in emergenza ma sono essenziali la prevenzione strutturale e l’educazione. Occorre invertire la rotta seguita fino ad oggi».
Daniele Iacopini
















