Giuseppe Fedeli

di Giuseppe Fedeli *

«Addio, Cav.

Intelligente e trasgressivo, “primo della classe” in tutte le materie, dal nulla esce fuori un personaggio, che, da quell’eclettico che è, incomincia a ragionare seriamente di affari. Ai tempi della Milano da bere fonda un impero con i network targati Fininvest, dando l’abbrivio a quella che taluno chiama tv trash, comunicazione nella quale, viceversa, altri vedono la spia di un imprescindibile stare al passo coi tempi. Si fidanza con il Milan, di cui diventa presidente, virando a un certo punto della sua vita nel “burlesque”: nel quale non credono i giudici, e non solo per i bunga bunga di olgettine e compagnia cantando.
A latere la carriera politica, che il Berlusca si vede costretto a cavalcare perché un certo coté non distrugga quello che gli italiani avevano costruito con pazienza e dedizione, non può non lasciarsi invidiare: “io quello lì lo sfascio”, chi non ricorda la clamorosa sortita?… Ed è un successo “plebiscitario”, un saliscendi di emozioni, cadute, resurrezioni. Giocosamente sboccato quanto dignitosamente sul pezzo, non c’è per lui affare che non vada a buon fine. Stigmatizzato dalle anime belle quando era Premier, per la commistione di interessi privati e cosa pubblica, piaccia o no, è un dato di fatto che, capitano o longa manus di sodali, ha migliorato le condizioni di vita di un paese, che, con il tramonto della prima repubblica e la caduta del pentapartito- leggi Tangentopoli -, rischiava un’altra Caporetto.
Rivoluzionario liberale, neodemocristiano, anticomunista senza più comunismo, garantista. Silvio Berlusconi è stato tutto questo, e molto di più: è stato la fotografia della nazione. Per questo la morte del leader di Forza Italia lascia sbigottito il paese intero.

Ps
Carissimo Cav, mi piace sigillare queste brevi righe con l’augurio che l’Infinita Misericordia voglia assolverti da quei peccatucci, di cui nessuno di noi può dirsi immune».

 

* giudice

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