di Alessandro Luzi

«La debolezza del nostro territorio è quella di andare dietro alle emergenze immediate, scordandosi delle problematiche storiche che da tempo ne impediscono lo sviluppo. Le piante sono state tagliate a monte rispetto a dove sorgerà la rotonda in prossimità del ponte San Giacomo. Cerchiamo di conservare le altre lungo il lato del fiume Tenna, tuttavia credo che andrà fatto qualche sacrificio». È stato chiaro il vicepresidente della provincia di Fermo, Paolo Calcinaro, in merito alla polemica dilagata sui social qualche giorno fa riguardo un ipotetico taglio delle piante lungo la Sp 204 Lungo Tenna. Infatti in una nota apparsa sul sito del comune di Fermo si leggeva che per mano della Provincia sarebbero stati abbattuti 44 alberi a ridosso del tracciato. Subito erano squillati i campanelli d’allarme con tanto di critiche.  «Siamo ancora in una fase ipotetica quindi non è detto che si procederà con l’abbattimento – ha spiegato il vicepresidente Calcinaro -. In Provincia stiamo lavorando a delle varianti per traslare il progetto verso monte, però qualche pianta verrà sacrificata. È inevitabile visto che l’ampiezza della strada verrà portata a undici metri».

Ma al netto del pomo della discordia, cosa sta accadendo? Da anni la politica locale ha gli occhi puntati sulla Lungo Tenna: un’arteria molto trafficata e allo stesso tempo sempre più pericolosa. Purtroppo è stata anche scenario di tragici incidenti come quello di Gaia Roganti. Insomma, sono quanto mai necessari degli interventi e qualcosa si sta muovendo all’imbocco ad ovest. Il finanziamento ottenuto riguarda il rifacimento di un tratto di 2.5 chilometri e una rotonda che andrà a sostituire l’incrocio in pendenza. «La Provincia ha espropriato le aree a monte per permettere la realizzazione della rotatoria al posto di quell’insulso stop in salita, fotografia della nostra viabilità territoriale – ha continuato -. Stiamo facendo tutto il possibile per migliorarla. Intanto stiamo cercando altre risorse per completare la riqualificazione di tutto il percorso. Il primo gap da colmare è proprio quello infrastrutturale. Siamo troppo indietro. Adesso che abbiamo la prospettiva di sviluppare un’arteria al passo con i tempi non possiamo gettare tutto alle ortiche. A questa opera si aggiungerà una sorta di Mezzina che collegherà il casello autostradale a Campiglione, per arrivare fino all’entroterra. Dietro questa progettualità c’è una prospettiva di sviluppo, di lavoro, di economia e di sicurezza stradale. Stiamo andando in contro alle aspettative decennali di questo territorio. Ci sono delle priorità e questa sicuramente ne è una».

Da un lato ci sono gli imprenditori che chiedono una viabilità adeguata, dall’altro gli automobilisti pretendono di percorrere strade sicure. Legittimo. Allo stesso tempo però le riqualificazioni devono poi coincidere con il ricco patrimonio ambientale del Fermano. Certo, tenere in equilibrio tutto non è facile e compito della politica è di trovare una sintesi. La soluzione da percorrere sembra quella di valorizzare le infrastrutture esistenti senza introdurne di nuove con l’avvio di opere faraoniche. Però per la Lungo Tenna l’equilibrio è precario. Da un lato c’è il fiume ed una ricca vegetazione, dall’altro i versanti delle colline, le colture e anche lì non mancano degli alberi. «Per anni abbiamo sentito il refrain “questo territorio non ha infrastrutture degne”. Tra le lamentele degli imprenditori e gli incidenti, di cui uno anche mortale, è evidente che quella strada così non può rimanere. Questo intervento è fondamentale se vogliamo parlare di un fermano più sviluppato».

 

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